CARTOON ANNI ’80
Scritto da Roberta Cesari    Martedì 05 Aprile 2011 18:27    PDF Stampa E-mail
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Gli anni ottanta, così come gli anni novanta sono sempre stati considerati un periodo quasi vuoto dal punto di vista prettamente culturale e sociale, perché compresi tra due fasce storiche che hanno segnato delle rivoluzioni nei costumi molto forti. Da una parte gli anni settanta contraddistinti dall'impegno sociopolitico e da una forte lotta contro i dogmi, e dall'altra il secolo della tecnologia, dell'alienazione e degli avatar. E nel mezzo? Appunto gli anni ottanta nel loro senso più esteso. Né carne né pesce? Forse no, quanto meno possiamo con certezza affermare che convenzionalmente indicano gli anni dei cartoni animati. Quelli veri. Quelli sportivi, ma anche quelli derivanti dallo shojo manga, pensati per le ragazzine ma che non dispiacevano neanche ai ragazzini. Questi nuovi cartoon sono fortemente connotati da un'esplosione dei corpi e della sensualità che lentamente si riperderà negli anni '90 quando tutti ritorneranno a fare i buoni e anziché combatterlo, il perbenismo lo imporranno. La dedizione e la compostezza di Mimì e la sua nazionale di pallavolo faranno spazio alle stravaganze di Jem e le Holograms, il candore di Heidi, sarà esorcizzato da una Lycia che nonostante le buone intenzioni non disdegna di disobbedire a M'arrabbio per inseguire Mirko ciuffo bicolore, ma pur sempre bello e maledetto.
Ed è proprio accanto a queste figure talvolta molto trasgressive, soprattutto per il panorama dei cartoni italiani, che si delineano anche dei personaggi musicali. Il processo di emancipazione è stato graduale, da una ancora molto sofisticata Creamy, che chiedeva di essere amata teneramente, si è arrivati alla già citata Jem icona animata di questi anni fatti di fiocchi e colori sgargianti. Con una notevole capigliatura e un sex appeal che inevitabilmente ricorda Miss Rettore,  e che nonostante  i nefasti avvenimenti della sua vita, riesce a sfondare nel mondo della musica, e soprattutto del rock, con canzoni molto meno banali del genere cartoon,  grazie ad un super potere che la trasforma in una star, alla grinta che si attribuisce esclusivamente a questo nuovo ruolo di donna "bella e stravagante", supportato da una band per la prima volta nella storia dei cartoni composta da sole donne che tengono alta l'attenzione del pubblico grazie ad abiti e make up, che nonostante siano più anni ottanta degli stessi anni ottanta rivendicano molta più personalità delle tutine\pigiama in cui sono costretti gli sventurati alunni della scuola di Maria de Filippi.
Forse un'interpretazione troppo forzata la mia, ma attenendosi al testo della sigla (tra l'altro è la sigla che in poco più di un minuto riesce a raccogliere più rime in -ante), l'eccesso del personaggio è quello che più traspare (Il mio nome è Jem sono una cantante bella e stravagante e ballo il rock'n roll, sono un tipo esuberante, etc... e il resto è storia). Così sul fronte maschile a tenere alta la competizione troviamo i Bee Hive, con tutte le credenziali dei veri rocker: parrucconi imbarazzanti (e non solo quella di Mirko, ma anche il lungo crine viola di Satomi, il tastierista), canzoni rock melodiche, l'uso molesto del soprannome baby (che fa molto macho poco micio), evidente propensione all'alcol post concerto, l'immancabile triangolo amoroso, un passato turbolento che  incrementa l'alone di mistero, e le groupies. Perché anche se malcelate, con delle relazioni semistabili, come quella di Satomi e Manuela, queste brave ragazze benvestite non esitavano ad assecondare la vita sregolata del gruppo. Non a caso Licia, tipica ragazza della porta accanto, più volte ha sofferto d'amore per l'infedeltà del longilineo frontman che si divideva tra donne e vino. Ma se nel bel mezzo di una performance, lui ti guarda e ti dice che "vorrebbe essere tu e lui già sull'autostrada, freeway", è chiaro che ti passa la fantasia... E quasi quasi nonostante il piglio della donna che non deve chiedere mai e disobbediente, a casa ci resti a crescere fratellino e gatto. Ma cosa ci facevano guardare?
Roberta Cesari
 

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