| THE WALL: ABBATTETE QUEL MURO | ||||
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![]() L'importanza di un film cult come The Wall è sicuramente da riscontrare nella sua essenza propriamente musicale. Infatti, mai prima di allora, musica e immaginazione, cartone animato e azione viva erano stati fusi tra loro in modo così magistrale. Nonostante la quasi totale assenza di dialoghi, The Wall non è un musical, ma è un opera-rock di pregevole fattura, un capolavoro filmico partorito dal quel genio di Roger Waters e reso possibile dalla regia di Alan Parker e dall'animazione geniale di Gerald Scarfe.
Il film è la degna trasposizione cinematografica dell'omonimo disco, pubblicato nel 1979 dalla storica band londinese dei Pink Floyd, un film che trova ancora oggi un significativo riscontro socio-politico all'interno delle società moderne, nonostante siano trascorsi quasi trent'anni dal suo debutto cinematografico nelle sale inglesi. Il film racconta la storia di Pink, interpretato da un allora sconosciuto Bob Geldof. Cresciuto senza un padre, scomparso durante la Seconda Guerra Mondiale, Pink viene tirato su dalla sola madre che l'opprime con il solito amore edipico materno, ed educato da crudeli insegnanti che riversano negli alunni tutta la loro frustrazione. In seguito, Pink sposa la tranquilla amica d'infanzia e divenuto adulto diventa una famosa rockstar. Sedotto dalla fama, il protagonista ha sempre più voglia di attenzione e applausi, un atteggiamento che lo porterà a isolarsi da tutti anche dalla moglie che finirà per tradirlo. Il film inizia con la scena significativa di Pink seduto nella sua stanza d'albergo, fermo a fissare la tv, la visione di un vecchio film di guerra scatena in lui i ricordi del passato, avvenimenti rappresentativi della sua vita che daranno il via al suo lento e inesorabile logorio mentale. Per il protagonista queste alienanti esperienze passate rappresentano i "mattoni" essenziali per la costruzione finale di quel "muro" interiore difensivo attorno ai suoi sentimenti, innalzato per ripararsi da altre sofferenze. L'accostamento tra musica e immagini è un fattore essenziale che ritroviamo nelle singole sequenze con sorprendente simbologia, infatti, le singole immagini avrebbero poco senso se non accostate a determinate canzoni. Nella prima parte questo è molto evidente: l'essere cresciuto senza un padre (Another brick in the wall part. I), una madre morbosa (Mother), insegnati inappagati e crudeli (The happiest days of our lives e Another brick in the wall part II), la fama e le assillanti groupies (Empty spaces e Young lust) porteranno a quel fatidico ultimo "mattone" (Another brick in the wall part III) e alla sua completa estraneazione dal mondo (Goodbye cruel world). Il "muro" è finalmente costrui-to. Nella seconda parte, cambia tutto. Si scatena l'immaginifico vagabondare di Pink verso gli ulteriori approdi della sua mente, delle sue paure e delle sue nevrosi, che lo porteranno ad immaginare di essere un neonazista che parla alla folla plagiata dal suo carisma. Man mano che le allucinazioni aumentano il distacco dalla realtà diventa sempre più profondo fino a svanire del tutto. Alla fine, stanco di quest'allucinante situazione Pink si ribella. Il film termina con una sorta di processo giudiziario interiore, dove sfilano i testimoni della sua vita passata, coloro che hanno contribuito a costruire il "muro". Sentenza finale: demolire il "muro" prima che lo conduca al totale degrado mentale. The Wall è un film epocale che ha fatto la storia del cinema, già all'epoca della sua uscita ottenne riscontri positivi sia di critica sia di pubblico, ma venne tacciato di eccessiva crudezza per la visione di alcune immagini. È un film dalle diverse sfaccettature e interpretabile secondo diversi punti di vista. Nel risvolto visivo: memorabili le figure create da Scarfe, su tutte il processo di The trial. Nel risvolto autobiografico: la morte in guerra del padre di Waters, i problemi dell'educazione scolastica nel periodo delle rivolte studentesche, la madre iperprotettiva di Syd Barrett. Nel risvolto di osservazione e critica sociale: l'incomunicabilità nei rapporti di coppia, la rockstar onnipotente e i chiari ed evidenti riferimenti alla società inglese d'impronta thatchteriana. Infine, il risvolto che rappresenta l'evoluzione della follia del protagonista, nel quale si intravede un riferimento a Syd Barrett. La crisi di Pink è un percorso simbolico, una sorta di minaccia che incombe su ognuno di noi. Alfonso Fanizza
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