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Quante facce ha la nuova scena cantautorale italiana? Tante, tantissime. Metterle insieme sembrava impossibile e invece Alabianca ce l’ha fatta, con il supporto, tra gli altri, di Mei, Club Tenco e del giornalista musicale Deregibus. Chi vorrà studiare i difficili anni Zero non potrà tralasciare questa raccolta coraggiosa e ricca di sfumature diverse. Probabilmente non la troveremo nelle classifiche di vendita, ma lascerà traccia di sé e forse avrà un seguito. La musica d’autore c’è e scalpita, e di stile ne ha da vendere. Nelle 36 tracce c’è di tutto, generi e approcci diversi, nomi noti e meno noti. A non mancare mai è la qualità, sia che si tratti di cantautorato tradizionale, inflessioni jazz, sviolinate etniche o pop d’autore. Al primo ascolto ogni traccia è una sorpresa, in totale discontinuità con la precedente. L’ingresso nel nuovo Millennio è stato irto di ostacoli e la giovane generazione lo canta, a volte a squarciagola a volte sommamente. Protagonista è il paese reale, impastato con la durezza delle emozioni, le contraddizioni e la precarietà esistenziale, lavorativa e affettiva. Non c’è spazio per la fantascienza e anche i sogni vanno a diesel. Ma la vitalità e la bravura di questi artisti sono le prime speranze dalle quali ripartire.
Quali motivi vi hanno spinto a fare una scelta così coraggiosa? La scena della nuova canzone d’autore ha una grande vitalità, ma è priva di visibilità. Il cittadino medio, infatti, pensa che l’ultimo cantautore sia Vinicio Capossela. La raccolta ha l’obiettivo di far conoscere e valorizzare la nuova scena cantautorale. È un progetto variegato, da un lato il doppio cd, dall’altro il supporto delle radio e i live.
Quali sono le differenze tra la nuova scena e il cantautorato più maturo? La nuova scena è un’evoluzione della precedente. I giovani cantautori sono molto diversificati stilisticamente. C’è di tutto, per quanto riguarda i testi, le musiche e gli arrangiamenti. Chi è nel solco della tradizione, chi è più legato alla musica indie, chi al jazz o alla etnica. Su 36 brani, ci sono almeno 25-30 mondi espressivi, stili e atmosfere diverse.
Sembra esserci un fil rouge tra la Leva e Il Paese è reale di Manuel Agnelli. Questo accostamento mi lusinga. Lo spirito di fondo è molto simile e la Leva rappresenta il versante cantautorale di quel mondo. L’obiettivo di entrambi i progetti è rendere nota una realtà musicale poco conosciuta e aumentare la domanda di musica di qualità.
Come sta reagendo il mercato? Il progetto si sta muovendo bene e Alabianca spera quanto meno di andare in pari. In Italia vendono solo le raccolte di musica da discoteca e, infatti, non ci aspettiamo risultati straordinari. Vogliamo smuovere le acque con una proposta di qualità, le vendite sono secondarie.
In che modo è avvenuta la selezione? Ognuno dei curatori del progetto ha portato un elenco e dopo un confronto sono state fatte le scelte opportune. In alcuni casi abbiamo avuto problemi tecnici e burocratici. Mancano, ad esempio, Le luci e la giovane artista Carlotta, perché impegnati sui rispettivi nuovi album. Se il progetto va bene, tra due anni potremmo fare una Leva 2 con i nomi esclusi dalla prima raccolta.
Cd1 Il valzer dei 3 giorni, Roberta Carrieri. Sedetevi comodi, si parte. Ad accoglierci c’è la voce calda e modulata di Roberta. Atmosfera epica che mette in guardia gli uomini. Salamandra, Maler. Il ritornello resta incollato addosso. La traccia è impreziosita da un sontuoso organetto e ha qualcosa dei primi Bluvertigo. Una domenica notte, Brunori SAS. Cantautorato e pop d’autore dall’aria morbida. Interno notte, un uomo è a letto con affianco la compagna ma ha voglia di scappare. Le parti migliori quelle voce roca e chitarra. Mio padre se ne vola via, Giuseppe Righini. Il tema è serio. L’intensità della struttura è confermata da un basso incalzante alternato con le percussioni. Luce da un faro, Roberta di Lorenzo. Musica e voce adatte a sognare. Ascoltare sorridendo. Mon docteur psychanaliste, Banda Elastica Pellizza. Uno dei pezzi migliori della raccolta. Lo stile è quello del primo album e la dottoressa psicanalista… è sorprendente. Scetate vajò, Alessandro Mannarino. In questa traccia si mischiano alla perfezione la bravura e il carisma dello stornellatore romano, uno degli artisti più interessanti del panorama musicale italiano. A gennaio il nuovo album registrato alle pendici dell’Etna. Loop automatico. I was the musonator, Samuel Katarro. Altro giro altra corsa. Si cambia stile. Il cantato è in inglese e i violini lo spizzicano al momento giusto. Song for Pagnotta, Giovanni Block. Torniamo al cantautorato tradizionale. Pagnotta è morto di overdose a Procida, in mezzo a “troppi campanili e preti, troppi sindaci e divieti”. Per riflettere. Thule, Adhira. L’intro del pianoforte ci introduce in un’atmosfera etnica. Siamo in Sardegna e si canta in dialetto. La bomba nucleare, Jang Senato. L’amore a volte può essere una bomba nucleare. Voce e chitarra accompagnano un elenco di cose quotidiane. Spengo, Giorgia del Mese. La cronaca diventa musica con sfumature rap. Triste ironia e tante chitarre. I fuochi d’artificio, Petrina. I fiati danno la sveglia. Il paese è in festa e la banda suona. Buchi in città, Dino Fumaretto. I temi sono impegnati e ognuno può dire la sua sulla metafora dei buchi. Con la speranza di “riprendere coscienza del vuoto”. Dominante Rosso, Giua. Voce e chitarra per un ottimo pop d’autore. Il funambolo, Farabrutto. Ritmica incalzante e chitarre funk. Lirica surreale da ascoltare e riascoltare. I baci, Alessio Lega. Voce, chitarra e piccoli altri effetti costruiscono una vera e propria gemma. A metà strada tra Finardi e Fossati.
Cd 2 Un vestito di canapa, Piji. Il secondo cd inizia con un groove jazz e atmosfere soft. Uno dei brani migliori. L’onesta monarchia di Luigi Filippo, Nobraino. È il pezzo più rock della raccolta. Si accelera e si gioca con la voce. Essenzialmente, Patrizia Laquidara. Siamo abituati fin troppo bene allo stile della Laquidara e alla sua voce piena di colori. Provate a seguirla tra presenza, essenza, decenza, indecenza… Aria di Levante, Zibba e Almalibre. Inizia il viaggio verso est. Strumenti e ritmi spingono al di là dell’Adriatico. C’è anche un po’ di Paolo Conte. Intenso. Paranormal, Beatrice Antolini. Una delle promesse della musica italiana ci regala un’atmosfera ovattata e una voce onirica. Il pezzo è tratto da Bioy il nuovo album. In ascesa. Mosè, Ettore Giuradei. Altra accelerata. Rock melodico e ottimi effetti nelle liriche. Sogno, Dente. Ecco un’altra promessa della giovane musica italiana. Dente narra la fragilità di un sentimento che non c’è più. Ritornello da mettere in loop. La neve sul mare, Erica Mou. Pezzo delicato e sensibile. Erica Mou regala abilità vocali e musica suadente. “Resto illesa solo per te” è una delle più belle dichiarazioni d’amore. Verona, Cordepazze. Tromba alta e musica in levare per un eccellente dipinto della città di Verona. Ottima resa nei live. Angeless, Denise. Segnate questo nome. La giovane artista canta in inglese con una voce piccola e calda a metà strada tra Elisa e Alanis Morissette. Ascoltare con fiducia. Fiori su sassi, Paolo Simoni. Cantautorato classico e richiami al primo Rino Gaetano. Eccellente. Parla tu per me, Bastian Contrario. Le donne sono coraggiose quando affrontano il sentimento, anche quando tutto rema contro. Questo e altro in uno dei brani più intensi. Rouge noir, Granturismo. Musica e liriche semplici. I fiati sono la ciliegina sulla torta della quotidianità. Sanremo, Mariposa. L’intro arioso di violini e fiati ci introduce nel mondo Mariposa. Ironico con originalità. Aiutami ad innamorarmi di te, Alessandro Graziano. Il pianoforte è il fulcro di questo brano intimista. Una sorpresa, per il cantato in francese e le diverse tonalità della voce dell’artista. Il funerale delle parole, Giancarlo Frigieri. Ennesimo cambio di ritmo e sembra di essere finiti in un pezzo di Pierangelo Bertoli. Elevata qualità. Krieg, Simona Gretchen. Il titolo non preannuncia nulla di buono. Pezzo dalla forte anima femminile. Ad un tratto le chitarre distorte danno scampoli di rock minimale e maledetto. Il Ticinese, Amour Fou. Con l’amore folle si chiude la Leva. Non aspettatevi un finale allegro e veloce, qui c’è un malato grave che non ha voglia di guarire. Lucio Lussi
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