| AVANTI POP GIUGNO '10 | ||||
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Chemical Brothers – Escape velocity
Manchester respira. Gli Oasis, ambasciatori di aria uggiosa, di calli alle mani da grande città industriale, della birra e dell’orgoglio di appartenenza, non ci sono più e hanno lasciato strascichi dietro di sè degni delle migliori coppie del jet-set. La città non è più al centro della produzione musicale inglese. I fratellini chimici, nel frattempo, avevano iniziato una fase calante che aveva destato più di una preoccupazione. Ora sono ritornati per una suite psichedelica da 12 minuti che anticipa un album “Further” che, a quanto pare, sarà imperdibile. E sin dal titolo c’è l’ambizione e la speranza di una città che non vuole perdere un briciolo del suo ruvido fascino. Broken Bells – The high road Un side-project passato in un lampo dalla sordina alle radio commerciali. Com’è possibile? Perché loro sì e gli altri no? Per due semplici motivi. Il primo, banale: la canzone è bella e dal suono retro-contemporaneo. In periodo di folk da classifica, di banjo presenti quasi quanto la drum machine, questa piccola perla è perfettamente incastonata. La seconda, ben più oscura, è nella stessa natura del progetto. Infatti il deus ex machina delle “campane rotte” è DangerMouse, dj ai margini della legalità e all’interno della nicchia dei geni della musica contemporanea (Gorillaz, Gnarls Barkley, cd con mash-up di Beatles e Sparklehorse mai pubblicati: è tutto merito suo). Si può ignorare un brano così? OK Go – This too shall pass “Il gruppo che fa i video belli”. Condannati al loro stesso successo, gli Ok Go si fanno ricordare più per le loro incredibili performance a basso costo ed altissimo contenuto creativo (i tapis-roulant di “Here it goes again” vi ricordano qualcosa?) che per i loro brani. E anche qui è complicato stabilire se la presenza in rubrica sia figlia del loro nuovo singolo, apripista di un travagliatissimo secondo album (“of the blue colour of the sky”, che rischiava di rimanere impiccato a causa del fallimento dell’asse Emi-Capitol) o dell’ennesimo video straordinario. Comunque vada, possono consolarsi lanciandosi nel cinema. Sia – Clap your hands L’amore fa miracoli. Sia Furler, bionda, australiana, bravissima, semisconosciuta (anche quando cantava negli Zero7), ancorata al ruolo di cantante un po’ triste e addolorata, si fidanza con JD Samson, unico uomo del gruppo feminin-incazzoso Le Tigre, e scopre che ci sono le percussioni, la musica pop, quella electro, Cyndi Lauper e Madonna, a cui tributa addirittura la cover di “Oh father”. L’album, trainato da questa “Clap your hands” si chiama “we are born”. Si è resa conto di aver perso tempo? Goldfrapp – Rocket A proposito di Madonna. Forse ve l’hanno già raccontata, ma io corro il rischio. Alison Goldfrapp e Louise Veronica Ciccone condividono la stessa casa madre discografica. La bionda inglese cantava con i cattivoni del trip-hop di Bristol, quella americana faceva sfracelli per i fatti suoi. Poi Alison ha conosciuto il sole e la musica pop ed è partita con la sua carriera solista. E la decadente Madge ha iniziato a scrutarla e studiarla, a tal punto che le malelingue (mai abbastanza) hanno coniato il soprannome “Oldfrapp” per Madonna. Grande furbata pop di una grande musicista, ancora più simpatica dopo la lite con la Ventura a “Quelli che il calcio”, con il playback che parte e lei che non canta. Dino Amenduni
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