| Prima di tutto i Beatles | ||||
|
Uno dei nodi centrali nella storia della civiltà occidentale è il rapporto tra gli artisti e i detentori dei mezzi di produzione dell'arte stessa. Proprio per questo non si contano i tentativi dei musicisti di realizzare le loro opere in assoluta autonomia dalle "logiche commerciali". Non è questa la sede per affrontare una questione tanto complessa, ma possiamo almeno tentare un breve esame di uno dei casi più eclatanti di "business" gestito in prima persona da artisti.
Non tutti lo ricordano, ma anche i Beatles tentarono di trovare la classica quadratura del cerchio: lavorare all'interno del mercato privilegiando soprattutto la qualità della musica (e non solo quella, come vedremo). Nel 1967 i Beatles vennero informati che rischiavano di perdere due milioni di sterline in tasse se non li avessero reinvestiti al più presto. Decisero quindi di creare una società con una serie di divisioni specializzate in vari settori della comunicazione e della produzione e nel gennaio del 1968 trasformarono la Beatles Ltd in Apple Corps.
Il nome e il logo della Apple furono scelti da Paul, che era un appassionato collezionista di Magritte. La mela verde compariva intera sull'etichetta della facciata A dei dischi e tagliata a metà su quella della facciata B. Ci furono poi delle varianti: la mela era arancione per All Things Must Passa di George Harrison, bianca per Imagine di John Lennon. (Un aneddoto: nella parodia beatlesiana dei napoletani Shampoo, pubblicata dalla EMI, sulle etichette c'erano un pomodoro intero e uno a metà!).
Le sezioni della Apple Corps, tuttora in attività dopo varie vicissitudini erano sei. Il responsabile, che ha preso il posto di Neil Aspinall, scomparso nel 2008, è attualmente Jeff Jones.
Apple Records. Partì alla grande nel 1968 con Hey Jude dei Beatles e Those Were The Days di Mary Hopkin. Ha chiuso i battenti nel 1975, ma dischi dei Beatles come One o Love portano ancora il marchio della mela verde. Tra i dischi del catalogo c'è il primo di James Taylor prodotto da Paul.
Apple Films. Fu lanciata nel '68 e chiusa da Allen Klein nel 1969. Ha prodotto pochissime cose, ma sulla carta è ancora in funzione.
Apple Retail. La famosa Apple Boutique di Baker Street a Londra fu aperta nel dicembre del '67 - il gruppo creativo olandese The Fool aveva fatto dipingere uno splendido murale, provocando le proteste degli abitanti del quartiere - e chiusa per difficoltà nella gestione a luglio del '68.
Apple Electronics. Un vero disastro. Ad opera di Alex Mardas (alias Magic Alex), che aveva allestito negli scantinati della Apple a Savile Row uno studio di registrazione con un 72 piste (!) totalmente inefficiente.
Apple Publishing. Molte entrate, grazie soprattutto a Without You, la canzone dei Badfinger portata al successo da Harry Nilsson.
Zapple Records. Etichetta sperimentale, pubblicò solo due dischi, uno di John e Yoko, Life With The Lions (1969), e uno di George Harrison, Electronic Sounds (1969).
Secondo John Lennon, «L'obiettivo della società non è una serie di denti d'oro in banca. Non ci interessa. È più un trucco per vedere se riusciamo a ottenere la libertà di espressione artistica all'interno di una struttura commerciale; per vedere se riusciamo a creare cose e a rivenderle senza caricare tre volte sui costi».
Non si può dire che la Apple sia stata un totale fallimento, ma certo non raggiunse del tutto gli obiettivi che i Beatles si erano prefissati. Ingenuità, senso dell'amicizia - tutti i collaboratori della Apple, da Derek Taylor (ufficio stampa) a Pete Shotton (direttore della boutique), da Magic Alex a Neil Aspinall, erano amici stretti dei quattro - volubilità, spese "voluttuarie" e presunzione furono alcune delle cause dei vari naufragi all'interno della Apple Corps.
Se John, George e Ringo non avessero chiamato - contro il volere di Paul, l'ex manager dei Rolling Stones Allen Klein, la Apple avrebbe trascinato i Beatles in un disastro definitivo.
P.S. Un'altra curiosità: uno degli oggetti più ambiti dai collezionisti dei Beatles è una confezione di quattro 45 giri pubblicata solo in Italia alla fine del '68 per lanciare il marchio Apple. Il primo 45 giri comprendeva un'intervista ai Beatles di Kenny Everett, gli altri dei brani di Mary Hopkin, The Iveys e Jackie Lomax.
Giancarlo Susanna
|






