| NON C'E' UNA SOLA RISPOSTA A NULLA | ||||
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John Lennon – con o senza Yoko Ono al suo fianco - sembrava proprio nato per fare scandalo o creare polemiche. Il suo anticonformismo, già presente quando era ancora un ragazzo e frequentava la scuola, venne poi amplificato dal suo status di leader dei Beatles, uno dei fenomeni mediatici più importanti del secolo passato. Ancora oggi una sua affermazione sulla popolarità dei Beatles rispetto a quella di Gesù Cristo – sparata a grandi lettere sui titoli dei giornali, con effetti dirompenti anche nei confronti degli altri tre Beatles – viene ricordata da chiunque decida di occuparsi di lui. Quella volta John fu costretto a spiegare che il suo non era stato un giudizio sul valore e sull’importanza della religione cristiana, ma la semplice constazione di un dato di fatto.
Quando i Beatles si separarono, nel 1970, si sentì finalmente libero di esprimersi senza rischiare di danneggiare qualcuno e realizzò “John Lennon/Plastic Ono Band”, l’album più duro e impietoso di tutta la sua carriera. Un album, va sottolineato, sulla cui busta interna erano riportati tutti i testi, cosa all’epoca ancora non molto comune. Furono in modo particolare due canzoni di quel disco ad attirare l’attenzione dei critici: “Working Class Hero” e “God”. Nella prima John racconta la sua storia e la sua presa di coscienza dei danni e delle sofferenze che il potere può infliggere a un adolescente. Per chi scrive queste righe, costretto a frequentare il liceo in una scuola cattolica, “Working Class Hero” fu importante quanto “La Buona Novella” di Fabrizio De André – in particolare “Il testamento di Tito” – per capire di non essere isolato. Non sarò certamente il primo a tentare di spiegare quanto peso abbiano avuto alcuni artisti nell’indicare la strada della consapevolezza a un’intera generazione. «Sono stato cresciuto nella religione cristiana – è John Lennon a parlare - e in ogni modo soltanto adesso capisco alcune delle cose che Cristo diceva in quelle parabole. Mi sono allontanato dalle interpretazioni che mi sono state gettate addosso per tutta la vita. C’è di più. (…) non voglio dire nulla di un uomo (Bob Dylan, ndr) che ha cercato qualcosa o che l’ha trovata. È una sventura quando la gente dice “questa è la sola strada”. È l’unica cosa cui sono contrario: se qualcuno dice “questa è la sola risposta”. Non voglio sentirlo. Non cè una sola risposta a nulla». E ancora: «La gente ha idea che io fossi anti-cristiano o anti-religioso. Non lo sono per nulla. Io sono molto religioso. Religioso nel senso che c’è… che esiste più di ciò che appare. Di sicuro non sono un ateo. C’è più di quanto potremmo sapere. Credo che questa magia sia soltanto un modo per definire la scienza che non conosciamo ancora o che non abbiamo ancora esplorato. Questo non è per nulla anti-religioso». In “God”, Lennon disegna con l’acutezza che gli era abituale l’autoritratto di un laico. Soltanto gli integralisti avrebbero potuto sentirsi offesi dalla sua sincerità e dal suo testardo sottrarsi al ruolo di leader o di portavoce che tanti volevano attribuirgli. In questa canzone – come anche in “Imagine” – Lennon sostiene che ognuno deve pensare con la sua testa e agire di conseguenza. «Devi farti il tuo sogno. (…) Produci il tuo sogno. Non aspettarti che Carter o Reagan, John Lennon o Yoko Ono, Bob Dylan o Gesù Cristo vengano e lo facciano per te. (…) Io non posso svegliarti. Tu lo puoi fare. Io non posso curarti. Tu puoi curarti» Il verso che dice, “Dio è il concetto con cui misuriamo il nostro dolore” è seguito da un elenco di idee o di persone in cui Lennon non credeva – compresi i Beatles – e da una frase molto semplice, “Io credo solo in me, in Yoko e me, e questa è la realtà”. Giancarlo Susanna
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