DIO E' MORTO
Scritto da Osvaldo Piliego    Martedì 08 Giugno 2010 15:28    PDF Stampa E-mail
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L’icona non muore, assurge al mito e conquista l’eternità. Ogni persona o idea che raccoglie intorno a sé fedeli ha un che di religioso. Vale per Gesù Cristo come per Michael Jackson.
E tutte le fedi vivono di piccoli grandi misteri, il segreto che solo l’immaginazione può colmare.
Il proselitismo musicale collima con quello religioso e insieme a lui converge nel fanatismo.
La musica si nutre di religione. Da lei attinge nella costruzione del rito, nella sua solennità, nel grande carico simbolico e iconografico.
Santi e divinità diventano nomi d’arte. Solo pochi giorni fa i giornali titolavano: Dio è morto. E non si riferivano certo a Nietzsche o al nuovo marito della pop star Madonna (al secolo Louise Veronica Ciccone) ma al cantante Ronnie James, leggenda dell’heavy metal (leader, tra gli altri degli Heavenandhell, tanto per rimanere in tema).
Sacro e profano sono materie che collimano, si sovrappongono e si sopraffanno, nella cronaca di tutti i giorni, così come nel rock. Un gioco, a volte pericoloso, una provocazione, a volte gratuita, un tendenza a voler prendere le distanze da ciò che è comune per diventare “altro”.
Il desiderio, l’aspirazione, il mistero sono sentimenti che animano il fedele. Sentimenti che fanno del musicista una star e che bisogna proteggere in un mondo che sembra muoversi nella direzione opposta.
I reality hanno rovinato la musica, lo dicono tutti. La gente ha smesso di sognare e di avere incubi e le nuove stelle della musica sono comete che si eclissano in una stagione. La vita svelata uccide la poesia, l’aura che circonda le cose.
Anche per questo abbiamo scelto di dedicare questo numero del giornale al sacro e al profano in musica. Perché oggi più che mai abbiamo bisogno di credere in qualcuno e qualcosa: che sia dio o un anticristo.
Per molti il rock è la musica del diavolo. Per certi versi è vero ma esiste d’altro canto tutta una scena musicale fatta di conversioni, misticismo e spiritualità.
A molti il nome di Aleister Crowley suonerà familiare. È considerato il padre del satanismo moderno. La sua filosofia aveva un che di edonista che ben si conciliava con lo spirito del rock.
La sua immagine campeggia sulla copertina di Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band degli insospettabili baronetti di Liverpool. Gli stessi Beatles cambiarono di lì a poco rotta per seguire il Maharishi in India e abbracciare la meditazione trascendentale. Tutte esperienze che si ripercuotono in qualche modo sul pubblico ma anche sulla musica che assume sfumature nuove legate appunto alla predisposizione “spirituale” del periodo. Orientare l’anima verso un credo porta inevitabilmente a solleticarne la sensibilità musicale. Ecco che storie e leggende in tal senso cominciano ad avere un peso importante nell’evoluzione della musica. È evidente, giusto per fare un esempio, ascoltando la musica di Richard Thompson. Abbandonati i Fairport Convention intraprenderà una carriera solista che nei primi album lo vede esplorare il rock and roll delle origini e la musica popolare inglese fino al 1975, anno in cui esce Pour down like silver, album che coincide con la sua conversione al sufismo islamico e che è intriso di atmosfere musicali decisamente nuove e “mistiche”.
Una conversione decisamente più rumorosa fu quella di Bob Dylan, che alla fine degli anni settanta abbracciò la religione cristiana dividendo l’opinione pubblica e i fan. Un cammino cominciato nel ’79 con l’album Slow train coming e che porta lo stesso Dylan, nel 1997, a suonare al cospetto del papa, che nel corso del suo discorso compie un gesto incredibile per la storia della religione: cita dei versi di Blowing in the wind e abbatte per un attimo, e forse per sempre, il confine tra sacro e profano.
Altre volte l’adesione a una fede è nascosta.
Celebri sono i messaggi criptati che popolano alcuni dischi famosi. Si dice ad esempio che suonando al contrario Starway to heaven (potenza e unicità del vinile) dei Led Zeppelin sia possibile distinguere “Ecco il mio dolce Satana, la cui piccola via non mi renderà triste...”e cose simili. Anche loro come i Beatles erano appassionati di Aleister Crowley e sono stati i primi a utilizzare simboli satanici su una copertina. Non sapevano che dopo di loro si sarebbe letteralmente scatenato l’inferno. Con l’avvento dell’hard rock e dell’heavy metal il diavolo torna di moda alla grande. La lista di band e di canzoni che fanno esplicito riferimento al male è lunghissima, tra tutti il nome più suggestivo e fantasioso è sicuramente Impaled Nazarene.
Difficile e pericoloso è stabilire quanto le band cosiddette sataniste o pseudo sataniste abbiano un’influenza reale sull’avvicinamento di alcuni giovani alle pratiche sataniche. È un argomento delicato. Di sicuro la musica e più nello specifico gli idoli sviluppano emulazione.
Canzoni come Suicide solution di Ozzy Osbour-ne pur non contemplando il male, è un invito al suicidio.
Quindi a parte la religione, la musica diventa una questione etica e il ruolo dei musicisti si carica di responsabilità, senza esagerare però.
La beatificazione di musicisti fa male. Personaggi come Bono Vox, invasato nelle sue campagne per ridurre il debito o il carrozzone del LiveAid di Bob Geldof trapassano la musica, diventano politica che è sicuramente peggio della religione.
Ci sono poi storie che non ti aspetteresti mai. Gli Who ad esempio, la loro carica vitale e “distruttiva”, la vita fatta di eccessi (celebri le scorribande del batterista Keith Moon) a tutto farebbero pensare tranne che alla religione. Eppure forse non tutti sanno che Baba O’ Riley, canzone contenuta nell’ album Who’s next del 1971, è dedicata al guru indiano Meher Baba. Sempre restando in zona di guru altre celebri conversioni sono quella di Santana che in un disco appare al fianco di Sri Chinmoy nella posizione del loto e quella di Cat Stevens che a un certo punto della sua carriera ha addirittura ripudiato le sue origini musicali (con cui si è riconciliato solo recentemente) cambiando il suo nome in Yusuf Islam.
Contrariamente a quello che si pensa, i sex symbol non devono essere necessariamente belli e dannati. Ne è un esempio una delle band più cool del momento: i Kings of Leon, tre fratelli figli di un pastore pentecostale e un cugino cresciuti a pane e gospel.
E poi alla fine, pensandoci bene, cosa c’è di più rock and roll di Gesù?
Osvaldo Piliego
 

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