| NATI IN PUGLIA E ALLORA? | ||||
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La letteratura in Puglia è cosa ben diversa dalla letteratura pugliese. La differenza rispecchia quella che si cercava di stabilire fino a qualche anno fa, non senza affanno, tra “scrittori meridionali” e “scrittori meridionalisti”. Non esistono da tempo, ormai, in Puglia, gli autori da campanile, e tantomeno lo sono gli scrittori degli ultimi anni: sono narratori. E basta. Sono poeti. Che siano nati in Puglia è un elemento trascurabile per il pubblico. Finalmente deve essere trascurabile. Del resto, una buona parte pubblica i propri libri con case editrici che hanno rilevanza (cioè, distribuzione) nazionale. E non è un caso che inizino già a vedersi volumi sulla recente cultura letteraria della regione, come La letteratura del Novecento in Puglia curata da Ettore Catalano, a conferma della radicata dignità intellettuale degli scrittori pugliesi sul territorio nazionale.
Foggia, Bari, Brindisi, Taranto e Lecce regalano in questi anni una spumeggiante esplosione di romanzi e raccolte poetiche. La poesia di Capitanata, per esempio, è ravvivata dai nomi di Lucio Toma e della giovanissima Matia Curci; la narrativa annovera, invece, l’esperta mano di Guido Manfredonia e, fino al 2008, anche quella spassosa e grottesca di Giuseppe Cassieri. Ed è foggiana anche l’ironica Valeria Di Napoli, nota con lo pseudonimo Pulsatilla, autrice de La ballata delle prugne secche e Giulietta Squeenz. Ma la terra che, non dimentichiamolo, ha partorito Andrea Pazienza, conta tra i suoi scrittori anche Piernicola Silvis, interessante autore noir o, comunque, vicino al genere poliziesco. Il capoluogo da parte sua vanta poeti che, negli ultimissimi tempi, hanno offerto prove significative: Enzo Mansueto, Francesco Lorusso, Luigi Abiusi, Raffaele Fiantanese e Gianni Antonio Palumbo, tutti a loro modo rigidi, irrequieti e problematici. La narrativa barese è ancora più florida e certamente più fortunata della poesia. La penna prolifica di Giorgio Saponaro ha prodotto solo negli ultimi cinque anni ben quattro romanzi; e non è da meno Nicola Lagioia, ormai famoso a livello nazionale sia per il grande successo dei suoi romanzi (pubblicati da Fazi, Einaudi, minimum fax), sia per l’inarrestabile fenomeno dell’“è famoso: l’ho visto in tv”. Ciò, ovviamente, nulla toglie alla qualità, difficilmente discutibile, dei romanzi. Stessa sorte felice anche per Gianrico Carofiglio, fortunatissimo autore di famosi “legal thriller”, talento riconosciuto e apprezzato in tutta Italia. Ma, in terra di Bari, oltre ai magistrati prestati alla narrativa, non vanno sottovalutati i giornalisti che si cimentano in questo genere, come Piero Colaprico e Beppe Lopez. Un caso letterario è nato, poi, intorno ai due giovani autori televisivi Tommy Dibari e Fabio Di Credico il cui romanzo La Cambusa ha riscosso un grande successo esclusivamente grazie al meraviglioso prodigio del passaparola, che dall’editore Schena l’ha fatto balzare alla Rizzoli. Sembravano la Cenerentola della letteratura pugliese, e invece anche Brindisi e Taranto negli ultimi tempi hanno fatto un bel salto di qualità (e quantità). Basti pensare, per Brindisi, allo sperimentalismo poetico di Nadia Cavalera e alle prove narrative di Antonio Caiulo e di Osvaldo Capraro. Ma è Taranto, in particolare, che balza in primo piano: Giancarlo De Cataldo, da Romanzo criminale in poi, è uno dei fiori all’occhiello della letteratura nata da ingegno pugliese. E Mario Desiati è uno dei più grandi autori della ribalta nazionale. Ma non dispiace anche la meno famosa Anna Lucia Lomunno, già spiritosa e pungente in Rosa sospirosa e Nero sud, e da poco uscita con Troppe donne per un delitto. Il Salento ha una più lunga tradizione, o forse semplicemente un passato letterario più brillante, e conferma negli ultimi tempi la sua vivacità, pur non avendo un autore che si impone sul panorama nazionale e nelle classifiche di vendita. Il “sempreverde” Giovanni Bernardini, attivo fin dalla fine degli anni Sessanta, ha appena pubblicato l’ennesimo piacevolissimo romanzo. Ed anche Giuseppe Minonne è un attivissimo portabandiera delle “vecchie” leve. La generazione più recente, poi, sembra avere una riserva infinita di originalità e desiderio comunicativo: la firma nota dei giornalisti Antonio Errico e Raffaele Gorgoni è in calce anche a non pochi racconti e romanzi, e li segue (solo per quantità inferiore di pubblicazioni, non certo per qualità) Armando Tango, pseudonimo dietro il quale si cela il giornalista Teo Pepe. Ha esordito addirittura con Einaudi Livio Romano, che continua oggi la sua fervida attività narrativa con editori di minor fama ma altrettanto stimabili. Sono emersi intanto, negli ultimissimi tempi, e consolidano con ritmo incalzante la propria fama, autori come Stefano Donno, Pierluigi Mele, Luisa Ruggio, Tony Sozzo, Vito Antonio Conte, Paolo Vincenti, Nino Gianni D’Attis, Martina Gentile, Raffaele Polo, Elisabetta Liguori e Rossano Astremo. Gli ultimi due hanno addirittura pubblicato, proprio di recente, anche un libro a quattro mani: una felice dimostrazione del particolare affiatamento esistente tra le giovani leve salentine, che iniziano a farsi apprezzare anche fuori dai confini regionali. Qualcuno diceva che la letteratura, come la nobiltà, è nel sangue. Mara Barone
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