IL SENSO DEL TEATRO
Scritto da Dario Goffredo    Venerdì 05 Marzo 2010 09:01    PDF Stampa E-mail
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In principio erano Carmelo Bene e Eugenio Barba, ambasciatori del teatro pugliese nel mondo, anche se di pugliese in senso stretto il loro teatro ha ben poco. I due maestri, riconosciuti a livello mondiale come rivoluzionari nell’arte della rappresentazione scenica hanno avuto un rapporto difficile e spesso tormentato con la nostra regione che, forse, ha tardato un po’ nel riconoscere i meriti di questi suoi illustri figli, ma, si sa, nemo propheta in patria. Una delle critiche che viene mossa a entrambi gli attori (diversissimi tra loro per idee e prassi teatrali) è quella di non aver creato una scuola, di non essere riusciti, o di non aver voluto, trasmettere e tramandare la propria scienza.
Comunque, madre di cotanti figli, la Puglia ha continuato e continua a dare alla luce ottimi talenti teatrali e ad accoglierne altri nati in altre parti del mondo.
Il teatro è un sistema complesso, il teatro indica un luogo, ma anche un’arte. È immateriale, perché si consuma nel momento in cui lo si fa e a rifarlo non sarà mai uguale, ed è materiale perché è fatto di fatica, corpi e oggetti. Spesso le compagnie teatrali più piccole sono composte da pochissime persone che sono attori, registi, scenografi, impresari. Per questo parlare del teatro in Puglia negli ultimi cinque anni è tanto difficile perché si rischia di fare un elenco telefonico di nomi (e dimenticarne di importanti), perché il teatro per parlarne bisogna averlo visto, perché di teatri ne esistono tanti (e non parlo adesso dei luoghi fisici) e non tutti incontrano universalmente i gusti. Per questo parlerò di quello che conosco e che mi piace di più, mio limite al quale cerco quotidianamente di adeguarmi. Non sempre con successo.
Ma veniamo al teatro. La scena pugliese è una scena attiva e in continuo fermento. “E non è nemmeno così relegata nel territorio come può sembrare da qui” dice Werner Waas, attore e regista tedesco che da diversi anni opera in Italia e dal 2007 è approdato stabilmente in Puglia dove ha fondato la compagnia Induma con cui ha prodotto due spettacoli: Tra 1 ora e 12 minuti, liberamente tratto da Förgänglighet di Lars Norén, e W l’Anarchia, liberamente tratto da Fassbinder. Secondo Werner è “il teatro in generale che non gode di buona salute perché si è smarrito il concetto di rappresentazione. In un’epoca come questa dove si rappresenta solo se stessi, dove tutto mira solo a se stesso a prescindere da qualcosa d’altro è difficile trovare un senso a ciò che si fa. Nessuno rappresenta più nulla. Il premier rappresenta se stesso, i soldi rappresentano solo se stessi. Niente rimanda più a nient’altro e così il teatro rappresenta solo se stesso, viene visto solo da chi fa teatro e viene fatto solo per logiche interne. È diventato una cosa autoreferenziale che ruota intorno a sé, e la Puglia purtroppo in questo non fa eccezione”.
Un parere positivo sullo stato di salute del teatro pugliese lo esprime Ippolito Chiarello che dice: “Qualche settimana fa ho ricevuto una telefonata da Roma da parte di un’attrice che voleva partecipare ad un mio laboratorio teatrale e alla mia domanda perché avrebbe fatto tanta strada per partecipare al mio corso di teatro, mi ha risposto dicendo che mi conosceva, apprezzava il mio lavoro e soprattutto perché da più parti le avevano detto che oggi per fare delle cose serie a teatro bisogna andare in Puglia. Penso anch’io che in Puglia ci sia un grande fermento teatrale e una bella e seria ricerca”. Salentino purosangue, attore e regista, per molti anni nelle fila della compagnia Koreja, Ippolito, oltre ad aver fondato il suo gruppo di lavoro Nasca teatri di terra, ha collaborato e collabora con numerosi “gruppi e realtà regionali e nazionali (Kismet, Cerchio di Gesso, Pecora Nera, Teresa De Sio, Teatro Minimo, eccetera)”. Tra le sue produzioni degli ultimi anni citiamo almeno Fanculopensiero stanza 510, con la regia di Simona Gonella, la drammaturgia di Michele Santeramo e lo spazio e le luci del Premio Ubu Vincent Longuemar. “Uno spettacolo liberamente ispirato al libro (Fanculopensiero) di Maksim Cristan che è diventato un progetto più complesso e gira con un viaggio-maratona tra la strada e il teatro da settembre in tutta Italia e all’estero”.
“Credo che manchi ancora una specificità e un’identità che caratterizzino il teatro pugliese” dice Roberto Corradino della compagnia Reggimento Carri “e soprattutto la formazione degli attori, occasioni mirate, cantieri in cui gli attori possano formarsi”. Non una vera e propria scuola attoriale ma momenti di incontro e di scambio “in cui gli attori locali possano confrontarsi con realtà e gruppi fondativi e rappresentativi”. Reggimento Carri, compagnia barese negli ultimi anni ha portato in scena tre spettacoli: Perché ora affondo nel mio petto, tratto liberamente dalla Pentesilea di Von Kleist, Nudo e in semplice anarchia, più che liberamente tratto dal Riccardo II di Shakespeare, un progetto che prevedeva momenti laboratoriali e che andava alla ricerca costante del rapporto con il pubblico e che è sfociato nello spettacolo Conferenza/nudo e in semplice anarchia, e, infine, Le muse orfane dal testo de Les muses orphelines di Michel Marc Bouchard.
Alessandro Langiu, tarantino trapiantato a Roma, negli ultimi cinque anni ha prodotto quattro spettacoli. “Tutti i miei lavori parlano della Puglia, ma solo uno è stato prodotto ‘dalla Puglia’, con un contributo del Mibac e della Regione, si chiama Anagrafe Lovecchio. Il resto non ha trovato asilo. Pensa che proprio in questo periodo sto producendo Viaggio per l’orient cafè, un progetto di spettacolo sulle migrazioni che attraversano la Puglia ma che per assurdo è prodotto dalla Provincia di Roma, almeno fino a oggi”.
Già, prodotto. Perché poi il problema sembra essere sempre, o quasi, quello dei finanziamenti e degli interventi pubblici. La Puglia è piuttosto all’avanguardia in questa direzione e infatti è citata nel resto d’Italia come esempio di buona prassi. Ma ovviamente anche in questo campo non tutti possono essere felici. Secondo Ippolito Chiarello “le politiche culturali, regionali in primis, con i bandi Bollenti Spiriti e Principi Attivi e con il Teatro Pubblico Pugliese e il suo lavoro di distribuzione e promozione del teatro in Puglia, con le residenze teatrali Teatri Abitati, molto hanno fatto per smuovere un terreno già fertile. Naturalmente il meccanismo non è perfetto e sicuramente un po’ di coraggio in più nella dinamica della distribuzione e della promozione delle eccellenze, ma anche dei nuovi talenti, sarebbe auspicabile. Nessuno è perfetto”.
Quello di cui non si è mai sazi dice Roberto Corradino sono i finanziamenti, che però dovrebbero servire a “creare dei cantieri di lavoro, progetti spalmati negli anni che possano radicarsi nel territorio. Solo questo può creare, a lungo andare, un ricambio generazionale, uno scambio vero tra chi fa il teatro e chi lo guarda”, mentre è una questione di requisiti il problema secondo Alessandro Langiu che dice che per come sono strutturate adesso le leggi regionali sui finanziamenti per le produzioni “le compagnie sono sollecitate a diventare organizzazioni di promozione e programmazione, che non è assolutamente la stessa cosa. Come metodologia per la legge, avrei preferito una consulta ampia per elaborarla, ma magari può essere impiegata per il futuro”. Per Werner Waas invece il problema è il senso di ciò che si va a fare. “Un intervento pubblico – dice il regista tedesco - ha senso se il teatro è pubblico, se è per il pubblico, se è qualcosa che abbia un senso in seno alla comunità”.
Insomma la questione teatro in Puglia non è affatto semplice, come non è semplice tracciare una seppur parziale geografia di quello che succede, di quello che si muove all’interno, o all’esterno, dei teatri e degli altri luoghi deputati alla rappresentazione.
Nel foggiano si muove molto bene la compagnia Armamaxa, di Enrico Messina e Micaela Sapienza, che negli ultimi anni ha messo in scena diversi spettacoli tra cui citiamo 1981, Principesse e La storia di Taborre e Maddalena. Ancora nel foggiano opera Il cerchio di gesso che oltre al già citato Fanculopensiero stanza 510 ha prodotto ultimamente anche Un amore dell’altro mondo tratto dal romanzo di Tommaso Pincio e ha portato in tutta Italia lo spettacolo su sacco e Vanzetti. A Manfredonia invece ha sede la Bottega degli Apocrifi di cui citiamo gli ultimi spettacoli: Arenaria e SottoSopra la città salvata dalle donne e altri scherzi simili del 2007 e Arturo nel regno dei porci del 2008. La residenza di Teatro Minimo a Terlizzi e Bitonto, in doppia sede, ha come scopo quello di avvicinare nuovamente l’idea di una pratica teatrale quotidiana alla comunità e dare slancio alle attività di produzione e formazione. Le produzioni attualmente in lavorazione per Teatro minimo sono Riccardo III e Sequestro all’italiana.
Il teatro Crest, Collettivo di Ricerche Espressive e Sperimentazione Teatrale, nasce nel 1977 a Taranto e rientra quindi nelle esperienze storiche del teatro pugliese, mentre a Lecce opera da tantissimi anni Astragali Teatro di Fabio Tolledi che proprio sul finire del 2009 ha portato in scena il suo ultimo spettacolo, Lysistrata. Opera nel territorio da diversi anni anche Piero Rapanà con il suo Teatro Blitz. Qui se mai verrai, progetto/recital sui poeti salentini è il suo ultimo lavoro. Leccese di nascita, scrive spettacoli sulla Puglia, ma in Puglia non vive, Mario Perrotta che dopo il progetto Cincali ha proposto, con il suo Teatro dell’Argine, Odissea e il Misantropo di Moliere. Una realtà giovane ma piuttosto interessante per le storie e le esperienze dei suoi componenti è Principio attivo teatro che unisce attori provenienti da diverse parti d’Italia e con un bagaglio di competenze di tutto rispetto. Storia di un uomo e della sua ombra e il Processo sono i loro ultimi spettacoli. La scena salentina esprime poi il suo fermento con tantissime compagnie fra cui citiamo Asfalto Teatro giunto al terzo capitolo del suo studio su Kafka con l’Odradek, Prosarte, che lavora ad un progetto speciale sul brigantaggio meridionale, Festa di briganti, la Compagnia la Calandra, di cui citiamo almeno Assurdo a Sud e Il dribbling della farfalla, e last but not least, Somnia Teatri, in scena con il capolavoro di Ionesco La cantatrice calva.
Se qualcuno ho dimenticato, come dicevo all’inizio, è perché non lo conosco, e questo è colpa mia, o perché non mi è piaciuto e questo non è colpa di nessuno perché dei gusti, dicevano i latini, non si discute.
Dario Goffredo

 

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