DANZE DI PALLONI E DI COLTELLI
Scritto da Pierpaolo Lala    Venerdì 05 Febbraio 2010 17:49    PDF Stampa E-mail
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Tradizione popolare e religiosità, sacro e profano, danza e musica: il cortometraggio Danze di palloni e di coltelli di Chiara Idrusa Scrimieri racconta un sud sospeso, quasi impossibile da pensare. Protagonista è Leonardo Donadei, schermidore e ballunaru. A Parabita, in provincia di Lecce, ha un laboratorio dove costruisce i palloni di carta, quelli colorati che spiccano il volo durante le feste patronali. Ma Leonardo è anche uno dei componenti della Compagnia di scherma salentina, che da molti anni a questa parte, mantiene in vita e tramanda alle nuove generazioni la danza-scherma, un’espressione artistica e tradizionale tipica del sud Salento e che nella Notte di San Rocco a Torrepaduli (tra il 15 e il 16 agosto) vive la sua “celebrazione”. Codici, colpi, coltelli, parole taglienti abitano una lingua nodosa, introversa, che s’interroga sulla propria storia difficile. Il film diventa scansione della quotidianità della vita di Leonardo, in casa, per strada, nel laboratorio, nel circolo che gestisce con gli amici, sulle terrazze dove si allena con gli schermidori, tra le feste patronali e sullo sfondo di un Salento invernale. Un racconto che culmina attorno alla Focara di Novoli, ai fuochi e ai palloni che spiccano il volo.

“Una sera d’agosto del 2008, trascinata a Parabita da Alessandro Coppola, mi sono imbattuta in questo gruppo di danzatori”, racconta la regista Chiara Idrusa Scrimieri. “Quella sera a cena mi resi conto di essere di fronte a uno scenario nuovo eppure da sempre conosciuto (nel senso dell’appartenenza), quello di un salento segreto e fiero, di cui avevo ricevuto sporadiche percezioni in giovinezza attraverso il lavoro giornalistico di mio padre e delle sue amicizie e frequentazioni: ricercatori, scrittori, giornalisti, fotografi, studiosi, curiosi e cultori della nostra salentinità, quando il concetto di cultura non era che intuizione di qualche riconosciuta voce intellettuale e le politiche cittadine erano ben lontane da quella consapevolezza. Di  fronte a questo senso di meraviglia c’era la percezione altrettanto chiara che la gente che stavo conoscendo apparteneva a un mondo scollegato dal resto, affascinante e quasi antico o perduto (o in via di estinzione), strettamente intrecciato a una salentinità dell’entroterra, aspra, a tratti misera, in ogni caso legata a una storia dura e poco conosciuta, personale e collettiva. La figura di Leonardo Donadei”, prosegue la regista “è stata determinante. Solo guardandolo ho pensato che sarebbe stato interessante intraprendere un viaggio alla scoperta della sua figura ambivalente, sospesa tra terra e aria, tra il codice marziale e i linguaggi della strada da un lato e i palloni votivi dall’altra”. Grazie alla collaborazione con Alessandro Coppola, leader dei Nidi D’Arac, che firma la colonna sonora, e soprattutto di Davide Monaco, giovane ricercatore e schermitore, si è instaurato tra la regista e i suoi “attori” un “rapporto straordinario, di reciproca fiducia, di reale consapevolezza di stare condividendo un viaggio ispirato dal desiderio di conoscenza, molto rispettoso gli uni degli altri, quasi un gioco partecipato”, precisa. “Quello del corto è un mondo sospeso e i poli opposti tra cui oscilla (terra e aria, ma anche passato e futuro, armi e gesti simbolici, codici e condivisioni) saranno anche più evidenti nel lungometraggio, che stiamo preparando. È un mondo sospeso e surreale ma anche in forte trasformazione, in cui i linguaggi aspri della strada si mescolano ad altro, si stilizzano, non sono più solo memoria della tradizione collocata nel tempo, antropologia d’un mondo perduto, ma lingua in evoluzione, codice marziale e danza insieme, arte del corpo, del movimento, della sfida, della relazione. È un mondo segreto e diffidente, naturalmente, disposto a condividere solo in parte codici e percorsi personali, ma altrettanto curioso di mettere la testa fuori di casa”, conclude la regista.

Il cortometraggio di Chiara Idrusa Scrimieri – che sarà distribuito in edicola in dvd con quiSalento nel mese di aprile - è stato prodotto grazie al Progetto Memoria, realizzato dall’Apulia Film Commission nell’ambito della programmazione “Sensi Contemporanei” con fondi della Regione Puglia, del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Come sottolinea l’Apulia Film Commission è “un’iniziativa unica nel suo genere in Europa, nata per coinvolgere i giovani operatori pugliesi del settore dell’audiovisivo nella realizzazione di cortometraggi, documentari o di fiction, sulle diverse sfumature dell’identità pugliese del ‘900”. Sette lavori realizzati su ben 42 proposte, giunte da tutta Italia. Oltre al corto della Scrimieri sono stati prodotti Otnarat – Taranto a futuro inverso di Nico Angiuli, Giardini Di Luce, un documentario sperimentale di Lucia e Davide Pepe, Kalif di Raffaele Fusaro, Salento Terra di Popoli di Paola Manno, Di chi sei figlio di Corrado Punzi e Vituccio, terra e canti di Matteo Greco.

In Di chi sei figlio di Corrado Punzi (prodotto da Fluid Video Crew), con le musiche di Officina Zoè, a causa della morte della nonna, un ragazzo torna a Lizzanello, un piccolo paese in provincia di Lecce e suo paese d’origine. L’infelice evento diviene occasione per ricostruire e narrare le dinamiche di un mondo passato legato alla lavorazione del tabacco. Il ragazzo scopre che le lotte tra propietari e tabacchine culminarono nel 1948 in un attentato durante un comizio comunista di Giuseppe Calasso. Queste notizie, che sino ad allora ignorava, lo portano a confrontare le memorie bonarie di sua madre e della parte della sua famiglia che ha ereditato le proprietà dei suoi nonni con i racconti delle poche tabacchine superstiti che raccoglievano il tabacco nei campi e nella manifattura della sua famiglia.

In Vituccio, terra e canti di Matteo Greco, scritto da Paolo Pisanelli con musiche Giandomenico Caramia e prodotto da Big Sur, si racconta invece la storia di Vito Nigro, detto Vitucc’ de Carcagne, un pastore che da sessant’anni alleva capre a Villa Castelli, in provincia di Brindisi. Ma Vituccio è conosciuto e apprezzato per le sue doti di cantore. Canta alle serenate di matrimonio, all’osteria, alle fiere degli animali, alle feste. I suoi canti sprigionano energia e attraggono sempre molta gente di ogni età. Vituccio, accompagnato da Mario Salvi e Giandomenico Caramia, si è anche esibito in numerosi festival ed è salito sul palco del Concertone della Notte della Taranta di Melpignano, nell’edizione 2008, davanti ad oltre 100 mila persone. Il documentario è un racconto poetico della vita di questo anziano cantore e pastore, che ama la musica ma soprattutto le sue capre.
Pierpaolo Lala
 

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