Questo numero, come sempre prima dell'estate, è dedicato ai festival. Impresa titanica quella di fornirvi l'agenda e i cartelloni di questa stagione targata 2009. Io non sono mai stato un grande frequentatore di concerti all'aperto, tranne per alcune delle prime edizioni di Arezzo Wave (per via della mia inclusione nella giuria nazionale...), ho sempre preferito quelli al chiuso, in piccoli teatri. Ma c'è stata una stagione durante la quale posso dire: io c'ero. Era l'estate del 1975, ed era l'estate dei miei 18 anni... da qualche anno nella splendida Umbria si davano appuntamento gli appassionati (da tutta Europa) per assistere (gratuitamente) ad ore ed ore di live di grandissimo livello. Dopo quella del 1976 la manifestazione si fermò per non essere mai più quello che era stata. Ma torniamo a quel fine luglio del 1975, si partiva da Perugia e sul palco si alternarono la Count Basie Orchestra, Billy Harper Sextet e Charles Mingus Quintet. Mingus aveva da poco pubblicato i due album, Changes One and Two, che lentamente lo stavano riportando sulla breccia dopo la crisi che la morte di Eric Dolphy aveva causato alla sua carriera. Il giorno dopo ci si spostava con "canadese" a seguito da Perugia a Villalago di Piediluco e lì sul palco Elvin Jones Quintet, Giorgio Gaslini... Di quest'ultimo provate a cercare gli album pubblicati in quei giorni: Concerto della Resistenza/Università Statale - quartetto (reg. dal vivo, 1974), Canti di popolo in jazz (Pdu - 1975) in duo con Bruno Tommaso e Concerto della Libertà - Universo Donna (Pdu) in Quartetto. Verso mezzogiorno del giorno dopo tutti di nuovo in marcia verso Città della Pieve (PG) ad aspettare le note di Chet Baker (tromba) con Kenny Drew (Pianoforte), Larry Ridler (basso) e David Lee (batteria). E poi il 29 luglio a Città di Castello (PG) tra gli altri Archie Shepp Quintet mentre la serata successiva a Gubbio il 30 Mario Schiano Group e McCoy Tuner Quintet per ritornare il giorno dopo a Perugia e finire l'1 agosto a Orvieto. Ma il 1975 fu anche l'anno della quinta edizione della "Festa del Proletariato Giovanile" a Parco Lambro a Milano. Dal 29 maggio al 2 Giugno: lo slogan era: "facciamo che il tempo libero diventi tempo liberato". Corrado Levi ricorda: "Ricordo la festa, la musica, i balli, i corpi nudi, le simpatie, il nostro banchetto di libri, l'evento di alcuni gruppi di maschi impossibili che sono venuti a rovesciarlo, ed allora Mario Mieli fece un memorabile e perfetto comizio come lui sapeva fare, con entusiasmo, precisione e invenzione linguistica, comizio di cui ricordo la frase: "Ora sappiamo che oltre ad andare a battere dobbiamo combattere". Per cinque giorni il Parco Lambro fu invaso da decine di migliaia di giovani giunti fin dal giorno prima, il festival non era gratuito vi si poteva accedere con una tessera personale, valida per i cinque giorni, dal costo assai limitato (500 lire). Fu un enorme incubatore di dibattito politico, del resto gli organizzatori (Re Nudo, con la partecipazione di Lotta Continua, Partito Radicale, Avanguardia Operaia, Federazione Giovanile Socialista, Rosso, e con l'adesione di un'infinità di gruppi di controcultura) non consideravano la musica solo fine a se stessa ma strumento, come altri, di socializzazione. L'impatto è straordinario, stand di tutti i tipi sino alla "bioenergetica", la roulotte-segreteria, che funziona anche da stazione radio interna, e poi per raggiungere il grande parco su un lato, gli stand alimentari e poi quelli politici e i banchetti che vendono libri e dischi. La musica: Gli Arti & Mestieri, che l'anno precedente s'erano imposti come la rivelazione della Festa, propongono il repertorio del primo LP e pezzi inediti, gli Area, con brani da Crac! e dai dischi precedenti (Arbeit Macht Frei, Cometa rossa); gli Stormy Six iniziano presentando Pontelandolfo dall'album L'unità e poi propongono, praticamente per intero, il nuovo LP Un biglietto dei tram. Il giorno dopo Claudio Rocchi, De Gregori che presenta Alice, il brillante set di Eugenio Finardi con brani tratti da Non gettate alcun oggetto dai finestrini. Sabato pomeriggio è la volta Eduardo Bennato, Ivan Cattaneo e Franco Battiato, domenica Tony Verde, Jane Sorrenti, Donatello e Agorà. Mentre per la giornata conclusiva grandi emozioni con il Canzoniere del Lazio cui succedono Toni Esposito e quindi Napoli Centrale. Che ne dite? Majid Valcarenghi che di «Re Nudo» fu l'instancabile direttore (e lo è tuttora, da quando ha riaperto nel 1997) spiega: «Siamo stati degli outsider, rispetto al potere costituito e rispetto anche alla forte ideologizzazione del movimento. Loro parlavano delle 8 ore, quelle del lavoro, noi contemplavamo le 16, ci preoccupavamo del tempo libero, dell`emarginazione che non era solo nelle fabbriche (c'erano i carcerati e i matti) e delle idee che venivano da fuori, le Pantere Nere americane o i Provos olandesi».