PUGLIESE ROCK
Scritto da Osvaldo Piliego    Mercoledì 03 Febbraio 2010 11:55    PDF Stampa E-mail
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PUGLIESE ROCK
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Caparezza
Un’introduzione
Vivere in un luogo, scegliere di rimanerci, porta, delle volte, a non sentire il tempo che passa. Quando si conosce un paesaggio a memoria e lo si vede ogni giorno difficilmente se ne scorgeranno i cambiamenti. Come chi ci vive accanto sembra non invecchiare. È così che il ricordo rallenta e si vive di un presente lungo, in un’adolescenza che sembra destinata a non finire.
E invece esiste, per le persone come per i luoghi, un’età della maturità, un momento in cui un processo di crescita si è compiuto.
L’emancipazione della terra può richiedere decenni, è frutto di strane convergenze, è figlia della storia, aiutata dalla politica, spesso ignorata dalla gente, cresciuta all’ombra delle idee “comuni” che abbiamo dei luoghi.
Ma esiste una fase in cui si spicca il volo verso l’altrove e si cerca l’affermazione nel mondo, la conquista di un’identità e di un riconoscimento al di fuori delle proprie mura.
Un movimento di andata che porta, solo alcune volte, il riflusso, l’ondata di ritorno.
Lo strumento che comunica meglio un territorio è da sempre la sua arte.
In tempi in cui le culture e le identità culturali assottigliano i confini e le differenze, esaminare la produzione culturale di un luogo diventa un’operazione articolata.
La geografia delle produzioni è una ricognizione valida solo in alcuni ambiti e gli elementi di contesto e ambientali sono una parte sempre meno influente per affrontare un’analisi.
In questa direzione ha ancora senso parlare di Sud? Guardare a una regione come la Puglia e studiarne le evoluzioni?
Forse ha senso parlare di sviluppo, inteso come crescita, come se un luogo fosse una persona. In questa direzione la Puglia che ci interessa raccontare è grande come una generazione, circa 25 anni, l’età che separa in media un padre da un figlio.
La terra che vivo oggi è figlia degli anni ’70 e ’80, di esperienze che sono decollate da qui per poi tornare, di gente che è scappata per poi restitui-re conoscenza a un territorio che per anni sembrava intrappolato in una “controra” senza fine.
E adesso è il tempo della raccolta, il contesto adatto per poter tirare le somme guardando il tragitto percorso fino a qui.
La comunicazione dell’arte il suo spostarsi verso pubblici nuovi ha subito, come tutti sappiamo, un’accelerazione incredibile. L’artista stesso ha finito per duplicarsi, nell’essere uomo tra gli uomini e avatar tra i profili on line. Internet è una chiave di “svolta” globale che ha investito anche la più piccola provincia.
Questo ha offerto possibilità, ha sicuramente dato visibilità, ha azzerato alcune distanze ma non ha snaturato un senso del fare che mantiene tenacemente, e forse anche inconsapevolmente, una sorta di marchio Doc.
I luoghi segnano ancora i propri figli e forse ancora per poco.
Non parliamo di folklore e di tradizione, questi sono elementi di conservazione di un’identità.
Parliamo invece del nuovo, di ciò che nasce oggi senza guardarsi alle spalle. Le puoi vedere ovunque queste germinazioni fino a pochi anni fa strane, oggi tratti distintivi del profilo culturale pugliese.
Ci sono voluti anni, successi, lunghe gavette, ma da qualche anno a questa parte la cultura alternativa affianca e si sovrappone a quella istituzionale.
Se fino a poco tempo fa l’immagine della Puglia era congelata in un quadretto d’altri tempi, oggi le sue frequenze sono sintonizzate con il mondo e le sue avanguardie.
C’è da chiedersi il perché, o più semplicemente perché adesso.
In parte, come abbiamo già detto, è frutto di un’evoluzione naturale. Per altri versi è frutto di condizioni ambientali che hanno posto questa regione alla ribalta nazionale.
Il caso Puglia nasce dalla bellezza, bisogna dirlo. Le dinamiche di marketing territoriale, di politiche culturali avvedute, poco potrebbero se alla base non ci fosse la sostanza di un territorio ricco.
E la dimenticanza, l’isolamento che per tanti anni questa parte di sud ha subito altro non ha fatto che proteggerla, regalarle il tempo e il modo di crescere bene.
Se oggi qualcuno mi chiedesse che colore ha la mia terra mi basterebbe chiudere un attimo gli occhi per dirlo, se me ne chiedesse l’odore ci vorrebbe il tempo di un assaggio. Ma se qualcuno mi chiedesse che suono ha la mia terra non basterebbero le pagine che mi restano per descriverlo.


 

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