C'era una volta Woodstock
Scritto da Marco Chiffi    Mercoledì 08 Luglio 2009 09:01    PDF Stampa E-mail
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altUno dei più grandi misteri di Woodstock riguarda la nascita, durante i giorni del festival, di una bambina. Ci sono prove e testimonianze attendibili sul fatto che una donna abbia effettivamente partorito presso il Motel "El Monaco" ma nessuno è riuscito mai ad identificare madre e/o figlia. Nemmeno un'inchiesta del magazine LIFE nel 1989 portò risultati. Secondo alcuni la bambina ha un nome: Isabella Jo. Ma secondo la maggior parte dei curiosi l'identità della "bambina di Woodstock" è ancora avvolta nel mistero. La bambina quindi oggi avrebbe 40 anni, una donna adulta. Magari ha dei figli, magari ha la passione della musica, magari c'era anche lei nel ‘94 in occasione dei 25 anni del festival. Una vita intera di una persona segnata dal più grande evento musicale della storia. Certo quei giorni di agosto del 1969 ne hanno cambiate parecchie di vite. Woodstock ha segnato un'epoca, una generazione. Nel 1969 oltre al festival ci trovi lo spirito hippie, Los Angeles, le droghe e i viaggi. E la musica. Nelle foto e nei video dell'epoca si vedono uomini e donne di ogni età ondeggiare leggeri accompagnati da una musica in testa o suonata da qualcuno su un palco. Leggerezza la parola d'ordine. I viaggi con gli acidi erano lenti e surreali, quasi come navigare con una barchetta nell'oceano e farsi cullare dal mare. Così la musica durante il festival (e in generale in quegli anni di psichedelia) era melodica, lenta, invadente come un vento estatico. Doveva diventare la colonna sonora, il tappetone, dei viaggi del pubblico. Non era, come qualcuno è portato a credere, un festival dove la gente si drogava e i musicisti suonavano senza alcun rapporto. Il rapporto c'era e da quel palco arrivava la quintessenza del suonare per qualcuno, per un pubblico. I musicisti vestiti da Caronte capelloni accompagnavano i danteschi hippie nella loro traversata di un fiume in acido. Dell'edizione del '69 rimarrà tutto, dalla chitarra di Jimi Hendrix, agli appelli di pace, alla straordinaria affluenza.
Con gli anni però qualcosa cambia. I capelli si accorciano e compaiono le t-shirt e nascono altri generi musicali. Tutto si evolve. Nel 1994 Woodstock festeggia i 25 anni. Un appuntamento particolare perché solitamente il festival viene organizzato con una cadenza decennale, ma i 25 anni sono i 25 anni. L'headliner è Peter Gabriel ma la performance che rimarrà di più di questa edizione del festival sarà quella dei Green Day. Odiati dai fondamentalisti del punk, amati dai ragazzotti che iniziavano ad accrescere la popolarità di Mtv. Durante un acquazzone che allaga il luogo del concerto, mentre i Green Day erano sul palco, si scatena una vera e propria "guerra di fango" tra il pubblico e la band (tant'è che questa edizione verrà ricordata come "Mudstock"). Oltre a qualche esibizione di artisti che c'erano anche nel '69 (Santana quanto Crosby, Stills & Nash), molte sono le band che solo negli ultimi anni hanno raggiunto il successo. Metallica, Aerosmith, Nine Inch Nails (nella foto). Senza dimenticare l'esplosione del grunge di quegli anni con Kurt Cobain che solo qualche mese prima decide di suicidarsi. Insomma, cambia la musica perché cambia la gente. Iniziano ad essere tutti un po' incazzati e gli amplificatori diventano più potenti. Compare qualche sponsor. La generazione del Flower Power diventa la generazione X, senza identità e senza valori. Passano cinque anni. Nel 1999 il festival riprende la sua cadenza decennale. Per la prima volta viene trasmesso in pay-per-view da Mtv che intanto è diventato un colosso mondiale. Decine di telecamere e microfoni e cavi avvolgono il palco. Il tutto verrà anche registrato per essere pubblicato in Dvd. Cinquecento agenti della polizia di New York sono schierati per ogni evenienza. Dal palco agli stand delle bibite è tutta un'esplosione di sponsor e marche e marchette. Chi non si è portato da casa qualcosa da mangiare può pagare anche 12 dollari per un pezzo di pizza. Il business ha intaccato il festival. Tra i nomi degli artisti figurano Limp Bizkit, Rage Against The Machine, The Offspring, Megadeth. I ritmi si fanno più veloci, i volumi sempre più alti. Durante l'esibizione dei Red Hot Chili Peppers del pezzo Under the Bridge, vengono alzate al cielo centinaia di candele che erano state distribuite dal gruppo Pax, un'associazione indipendente che promuoveva la pace. Ma qualcosa va storto. La folla inizia a bruciare le candele e poi ad appiccare dei piccoli incendi. In pochi minuti è il caos. Per alimentare il fuoco viene distrutto e incendiato qualunque oggetto a portata di mano, dalle bottigliette vuote di plastica ai pannelli dei cartelloni pubblicitari. Una torretta audio al centro della folla prende fuoco. La polizia forma dei cordoni per fermare le violenze e il saccheggio. Anthony Kiedis dei RHCP raccontò che tutto quel delirio visto dal palco ricordava una scena di Apocalypse Now. Woodstock non è solo un festival musicale. La sua storia quarantennale ne fa uno specchio della società proprio perché ha dei margini di confronto tra le varie edizioni che solo pochi eventi hanno. Questo festival che evoca capelloni strafatti e psichedelia ha camminato su tutti i generi musicali raccogliendo i migliori artisti in circolazione come nessuno mai si è sognato di fare; ha fatto incontrare persone, suoni ed esperienze cambiando la vita di molti (anche della leggendaria bambina); ha visto la pace e ha visto la guerra, la degenerazione di una società stressata e senza piacere; ha incontrato il music business e ha capito che era più forte dei suoi valori; ha lottato, denunciato e protestato; ha avuto una voce: la voce di una bambina, di una donna, di un popolo intero che non s'è mai fermato solo alla musica ma ha cercato ovunque l'aggregazione, il sentirsi gruppo, magari sotto ad un palco.
Marco ‘Marvin' Chiffi

 

 

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