SANTA MOANA DEI MISTERI
Scritto da Nino G. D'Attis    Lunedì 07 Dicembre 2009 16:52    PDF Stampa E-mail
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Cosa so di Moana? Quello che sanno tutti, presumo: la sua scomparsa è uno dei tanti enigmi della dematerializzazione della realtà; il segno estremo, esaustivo, di come l’alibi della perpetuazione di ogni mito sia destinato puntualmente a cadere, oggi più che in passato, di fronte ai punti non cicatrizzati del nostro incongruente immaginario.
Non riesco più a guardare un film con Karen Lancaume, morta suicida nel gennaio del 2005, né un singolo fotogramma in cui faccia capolino Shannon Wilsey, in arte Savannah, suicidatasi nel 1994 a soli 23 anni dopo un discreto numero di pellicole e provate frequentazioni nelle alcove dei Guns N’ Roses e dei Mötley Crüe. E Moana fa parte del club. Belle e morte: il voyeurismo necrofilo non fa per me (e neppure i generi ‘kaviar’, ‘hairy’ e ‘grannies’, se ci tenete a saperlo). Strano, a pensarci bene. Rita Hayworth, Ava Gardner e Veronica Lake non mi procurano lo stesso disagio, probabilmente perché il porno, più del mainstream, è davvero Cinema, ovvero un pianeta per buona sorte distante dalle malinconiche pippe intellettual-autoriali.
È una riflessione che faccio nel giorno in cui il Moma di New York rende omaggio a Tim Burton e nel mio iPod gira da ore Fascinator, una canzone degli Htrk, il gruppo preferito dalla pornostar Sasha Grey.
Anna Moana Rosa Pozzi, figlia di un ricercatore nucleare e di una casalinga,  era nata a Genova il 27 aprile 1961. Il suo debutto nell’hard, Valentina, ragazza in calore, lo girò appena ventenne con lo pseudonimo di Linda Heveret accanto a Manlio Cersosimo, a.k.a. Mark Shannon. Un piccolo terremoto nel plasticoso decennio 80 ancora lontano dalla pornografia in alta definizione dei reality show: il movimento delle casalinghe chiese immediatamente la testa della ragazza, perché in quel periodo Moana stava conducendo su Raidue Tip Tap Club, un programma per bambini. Fu l’alba di una stella, il primo passo verso una gloria conquistata attraverso altre pellicole (Fantastica Moana; Moana calda femmina in calore; Cicciolina e Moana ai mondiali), spettacoli live, un libro in cui dava i voti ai suoi compagni di letto più famosi: 7 a Francesco Nuti; 6 a Massimo Troisi; 6+ a Renato Pozzetto; 6 a Renzo Arbore; 5 a Paulo Roberto Falcão.
Diva patria (“Per governare Roma ci vuole più Amore”, proclamò nel corso della sua breve esperienza in politica). Musa di stilisti, artisti e governanti. Potente campo magnetico sessuale spentosi improvvisamente all’Hotel de Dieu di Lione quel maledetto 15 settembre 1994.
Tumore fulminante al fegato: una cosa schifosa.
Lei era un corpo desiderabile guidato da una testa intelligente.
Lei era il sogno proibito del grande parco zoologico Italia.
Le avevano dato il nome di un’isola delle Hawaii che nell’idioma polinesiano significa più o meno “il punto dove il mare è più profondo”.
Qualcuno sospetta che abbia deciso di tagliare i ponti col mondo dell’hard per ricominciare da un’altra parte, con un nuovo nome, dopo aver inscenato una finta morte. Qualcuno dice che era una spia al soldo del KGB, reclutata per la sua facilità d’accesso alle stanze segrete del potere, invischiata in un’operazione che avrebbe mirato a destabilizzare Bettino Craxi. Teorie che vedono l’attrice affiliata alla Anlivered Corporation Ltd., una società specializzata nel commercio legale di scorie radioattive iscritta alla Camera di Commercio di Kiev: Moana è stata assassinata. Moana era finita in un gioco pericoloso e, come in una spy-story di Robert Ludlum, se non è morta, si nasconde da quindici anni in un luogo sicuro.
Tumore di merda. Voci sull’AIDS. Quello che si credeva il fratello minore di Moana, rivela di essere in realtà suo figlio.
Il cadavere, a sentire i familiari, sarebbe stato cremato, però l’urna non è stata vista da nessuno. In una prima versione, le ceneri sarebbero state sparse in mare, in una seconda, in cima al Cervino.
A nove mesi dalla scomparsa di Moana sarebbe stato contratto un mutuo ipotecario a suo nome per l’acquisto di un immobile.
Le icone mandano in brodo di giuggiole i teorici del complotto.
Le icone non possono morire per un carcinoma epatocellulare del cazzo.
Nulla nella perdita di un’immagine sacra ci convince, tutto ci rende incerti.
Cosa so di Moana? La mia vecchia videocassetta di Tua per Sempre è completamente smagnetizzata ma il titolo, col senno di poi, ha un valore rivelatorio. Lei era e sarà sempre il profumo, la vertigine, la seduzione che illanguidisce lo sguardo con un sorriso dopo un copioso cumshot, l’oggetto non identificato capace di sottrarre tutto alla sua verità per condurci in quel Nirvana del sogno dove tutto è permesso.
Nino G. D’Attis
 

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