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Ciclicamente, come in ogni ricorrenza che si rispetti, tornano prepotentemente alla ribalta le teorie complottiste, la principale delle quali nega che l’uomo abbia mai messo piede sulla luna il 21 luglio di quarant’anni fa. Da Bart Sibrel, documentarista che per anni ha inseguito gli astronauti dell’Apollo 11 chiedendogli di giurare sulla Bibbia e che un giorno ricevette un pugno da Buzz Aldrin, accusato di essere falso e bugiardo, alle migliaia di blog che costruiscono le argomentazioni più sofisticate per screditare l’allunaggio, esiste una nutrita schiera di personaggi che dubitano che l’uomo abbia effettivamente raggiunto il satellite, sostenendo l’ipotesi della simulazione in uno studio cinematografico, con tanto di effetti speciali, il che divenne poi lo spunto per il film Capricorn One. Per anni, tutti i dubbi, le osservazioni, le ipotesi, che hanno persino coinvolto Kubrick, sui fatti intercorsi durante le missioni Apollo sono stati quindi controargomentati e respinti al mittente. C’è chi sostiene che la tecnologia degli anni ‘60 non potesse permettere l’allunaggio; che le foto siano state falsificate, perché non si vedono le stelle, l’orizzonte è troppo lineare, le colline lunari troppo inverosimili; che gli astronauti morti nelle prime missioni o negli incidenti stradali siano stati assassinati su ordine della Nasa per evitare che denunciassero le menzogne ordite; e così via. Perché l’allunaggio sarebbe stato inscenato? Le risposte dei complottisti sono molteplici: per distrarre l’attenzione dalla guerra del Vietnam; per soverchiare definitivamente l’Unione Sovietica nella corsa spaziale durante la guerra fredda; per continuare a stornare finanziamenti di miliardi di dollari verso la Nasa, vista come una lobby di scienziati affamati di potere e denaro. In realtà, mentre gli argomenti pseudo-scientifici dei complottisti sono stati smontati uno per uno sia dalle istituzioni e dalla scienza ufficiale che da fonti terze, tutte le motivazioni militari o politiche dei sostenitori della teoria soccombono di fronte alla domanda: perché la Russia non ha mai denunciato gli americani di aver inscenato lo sbarco sulla Luna, se avesse potuto farlo? Di recente, la teoria complottista è tornata di gran moda per sostenere l’affascinante argomento secondo cui è strano che l’uomo sia andato sulla Luna quarant’anni fa grazie a un computer primitivo e nei successivi quarant’anni non ci sia mai più tornato, neanche con le potentissime tecnologie di oggi. Del resto, Obama assomiglia tanto a un nuovo Kennedy e l’idea di fare un salto sul satellite, estrarne l’acqua, fondere l’elio3 e usare la Luna come “scalo” verso Marte è davvero affascinante (o assurda), se non fosse per l’immenso spreco di denaro che occorrerebbe e che, visti i tempi, neanche gli Usa possono permettersi. E allora, come la mettiamo con il “Nuovo piano per la Luna” annunciato prima da Bush, poi dallo stesso Obama, con l’avallo della Nasa? E come mai il video originale dell’allunaggio di Armstrong e Aldrin, misteriosamente scomparso nel 1969, salta fuori solo quarant’anni dopo? Complotti, fantascienza o solo ingredienti per il festeggiamento al “piccolo passo per l’uomo, ma grande passo per l’umanità”? Vito Lubelli
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