PERSONAL JESUS
Scritto da Stefania Divertito    Lunedì 07 Dicembre 2009 10:46    PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 
È accaduto tutto all’improvviso. Alla fine della lezione di acquagym. Non propriamente sudata, ma affaticata sì. Postazione sulle retrolinee, come sempre. Mi consente di tirare un po’ di fiato. Ognuno ha le sue debolezze. Alzo la testa, guardo avanti, poi a sinistra, poi a destra. E me ne rendo conto.
Capisco in un unico piano sequenza cos’è che mi differenzia da tutte le altre. E cos’è che per tutta la mia – seppur giovane – vita ha congiurato contro di me.
Le altre, mano sinistra dietro la nuca a sfilare i muscoli in un estremo tentativo di stretching, si allungano e lo mostrano, quel solito cerchietto d’oro all’anulare (qualcuna con la variante brillantata) che da sempre distingue i due grandi gruppi in cui è composto il genere femminile. Chi ce l’ha fatta e chi no, a portare un uomo fin sopra un altare. Il crampo che sento nello stomaco è l’appartenenza alla seconda categoria.
Io ho sempre pensato di essere immune dal tic tac biologico. Di sposarmi e giurare amore eterno ben cosciente che si tratta di una scommessa su qualcosa di cui non puoi pienamente predisporre non me ne frega proprio niente. Eppure. Eppure c’è quel crampo.
E io decido di indagare.
Individuo subito un primo tipo di passaggio ostico al quale mio malgrado sono stata sottoposta. Il problema è il modello di famiglia di cui si fa portavoce un certo tipo di sentimento religioso. Eccolo l’anello di congiunzione, la religione. Varco il mio posto di lavoro, prendo posto alla mia solita cattedra e noto per la prima volta quella croce che mi sovrasta ammonendomi giorno dopo giorno che io sono quella che non l’ha seguito, il modello su cui l’intera società è permeata. Ma che dico l’intera società, l’intero ordine mondiale. Io sono quell’ingranaggio che può mandare tutto a monte. Quella che considera l’unione un contratto tra due individui in un determinato pezzo di strada. La mia è una posizione scomoda. Me ne rendo conto solo ora. E voglio vederci chiaro.
E poi ho la passione per le ricostruzioni giudiziarie e di cronaca nera.
Perché di cronaca nera si parla. Si riaprono i casi di Emanuela Orlandi e di via Poma dopo più di vent’anni, e allora perchè non si può riaprire quello che improvvisamente, chiaramente, appare ai miei occhi come il più grande complotto della storia?
Lo ammetto, il mio punto di vista è leggermente egocentrico ma a mia discolpa ho due elementi: credo nel sapere che da un particolare riesce ad arrivare all’universale e credo soprattutto che a indagine ultimata troverei decine, se non centinaia (non dico milioni solo per difendere ancora la categoria) di donne pronte a intentare con me la più grande delle class action contro il superpotere religioso. L’accusa? Aver manipolato l’opinione pubblica, l’ordinamento sociopsicologico mondiale, aver forgiato le menti e plasmato i governi e i governanti per creare un Sistema basato sull’unione indissolubile uomo donna, causando micro e macro traumi per tutte noi.
A nulla vale l’obiezione che oggi la società è cambiata. Guardateci. Guardate noi donne. Anche se siamo bandiere del pensare moderno, dentro di noi il rigurgito del vorrei ma non posso può sempre emergere con uno stomaco contrito durante una banalissima lezione di acquagym .
Tutto cominciò duemila anni fa. Giorno più, giorno meno. Un uomo (perché, guardiamo ai fatti, di questo possiamo dire con certezza) nato in Medioriente, vive circondato da un gruppo di amici, apparentemente non ha un posto fisso, non si sa di qualche talento professionale particolare tranne che per il fatto che sia incredibilmente bravo come oratore. Racconta storie con risvolti psicologici che colpiscono gli uomini e le donne che lo ascoltano. Riesce ad affabulare e a individuare il  bene che si annida in ognuno di loro. Una donna dedita al meretricio si commuove fino alla conversione a uno stile di vita più consono a una brava ragazza di quei tempi. Quindi sposarsi, in genere con uomini più vecchi, o molto più vecchi, occuparsi del focolare domestico, coprirsi il capo con un velo e trasformarsi nell’angelo della casa. Eccola là. La donna che io non sono mai riuscita a diventare. La vedo lontana anni luce, quella ex prostituta che ha bevuto l’acqua della vita, da me che mi nutro di gatorade prima di andare in palestra. Io che spendo in parrucchiere quanto lei avrà fatto in tutta la sua vita in anfore dove riporre il sacro liquido. Io che non mi accontento di trovare un uomo. Ma lo voglio elegante, dolce, disponibile, che mi faccia ridere, che mi porti fuori a cena. Che male c’è? C’è qualcuno che mi definirebbe pretenziosa ma la colpa è di quell’uomo che ha costruito intorno a sé una comune di discepoli pronti a scattare in qualsiasi momento. Tranne che nel momento del bisogno.
Dov’era l’ex meretrice, dove il Lazzaro sedicente risorto, quando un tribunale arrogante e superficiale l’ha costretto alla più orrenda delle morti?
Ci raccontano che poi sia risorto, che i discepoli lo abbiano incontrato sulla strada di Emmaus e ne abbiano toccato il costato. E che lui non abbia urlato di dolore. Era un corpo risorto o soltanto una allucinazione collettiva?
Chi mi dice che quell’uomo dalle sembianze – pare – piacenti, vista la povera Maddalena piombata ai suoi piedi, intrisa di disperazione e, io sono pronta a scommetterci, anche di rimpianto, non si sia trovato in un ingranaggio più grosso di lui, lui stesso vittima di un nuovo potere che stava prendendo forma?
No, non scopiazzerò Dan Brown. Non mi richiamerò ad affascinanti teorie circa il Santo Graal, la discendenza di Gesù Cristo, il suo corpo umano, troppo umano.
Non ne ho bisogno.
Perché, signori della giuria, per emettere un verdetto occorre l’unanimità. E voi siete disposti unanimemente ad ammettere che tutto quanto secoli e secoli di tradizioni orali tramandate e poi – poi! – scritte vanno sostenendo sia infine vero?
Non c’è la prova, alla base di queste convinzioni ma, come astutamente ci hanno spiegato, un’insindacabile atto di fede.
Bene. Io vado a sindacarlo. A metterlo in dubbio. A farlo vacillare.
Lo terrò ben presente, alla prossima lezione in piscina.
Quella fede, quell’anello, quelle serate in compagnia di docili mariti sui divani, altro non sono che l’ubbidienza a quell’oscuro precetto nato in terra lontana e al riparo dal taccuino di un cronista. E pertanto aleatorio.
Lo terrò ben presente. E durante queste vacanze di Natale – forse – riuscirò a non piangere di malinconia.
Stefania Divertito
 

Contatti

Soc. Coop. CoolClub a r.l.
Sede Legale: P.tta Montale 1
Sede Operativa: Piazza Baglivi 10
73100 Lecce
Tel/Fax: 0832303707
E-mail: redazione@coolclub.it
P.IVA: 03790750750
Testata iscritta al registro della stampa del tribunale di Lecce il 15.01.2004 al n. 844

Chi Siamo

La Cooperativa CoolClub nasce nel 2004 per dare stabilità, continuità e sostanza al lavoro svolto negli ultimi anni dall’omonima associazione culturale.Continua...


 

Social & RSS

Facebook CoolClub
Myspace CoolCLub
Editoriali
News