John Lennon shot dead
Scritto da Dario Goffredo    Mercoledì 27 Maggio 2009 09:37    PDF Stampa E-mail
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Mark David Chapman voleva essere famoso come John Lennon. Per questo motivo, a quanto lui stesso ha dichiarato, ha sparato all'ex dei Beatles la sera dell'8 dicembre 1980. Dei quattro colpi di pistola che Chapman ha scaricato addosso a Lennon, uno ha perforato l'aorta. Il cantante è stato dichiarato morto circa venti minuti dopo gli spari. Dopo aver sparato l'assassino è rimasto immobile con la pistola in mano, di fronte a Yoko Ono che aveva assistito a tutta la scena e si è lasciato semplicemente arrestare, confessando tutto. Mark Chapman è ancora in carcere ad Attica e la sua ultima richiesta di scarcerazione è stata respinta dalla corte nell'ottobre del 2004.

E questa è la notizia.

Al momento dell'omicidio Mark aveva in mano una copia del Giovane Holden di J. D. Salinger. E qui entriamo in quella materia incerta, nebulosa, confusa che è la narrazione.

Se fosse stato un romanzo giallo, Chapman avrebbe sparato con il volto coperto e sarebbe scappato dopo aver colpito Lennon, magari lasciando cadere a terra il suo libro. E il detective di turno, un uomo intelligente, colto, avrebbe raccolto il romanzo di Salinger, l'avrebbe letto da cima a fondo, sarebbe entrato nella mente dell'assassino (titolo di un film di Steve Jodrell), ne avrebbe ricostruito i pensieri, i desideri, fino ad arrivare ad avere un'idea precisa sul movente che l'aveva spinto all'insano gesto. Avrebbe chiesto a Yoko Ono di raccontargli la sua ultima giornata con John Lennon, chi avevano visto, chi avevano incontrato, se il cantante aveva ricevuto minacce di morte o se c'era qualcuno che poteva odiarlo. Avrebbe scoperto il nostro detective che nel pomeriggio un fan gli aveva fermati e si era fatto firmare da John una copia del vinile di Double Fantasy, l'ultimo disco di Lennon. Sarebbe poi riuscito grazie alla descrizione fornita da Yoko Ono e alla collaborazione dei librai della zona a risalire a Mark Chapman.

Se fosse stato un romanzo hard boiled, il detective non sarebbe stato un tipo tanto per bene. Avrebbe indossato uno schifoso impermeabile e avrebbe fumato fastidiosamente in faccia a Yoko Ono, mentre con modi poco gentili le chiedeva: "E chi sarebbe ‘sto giovane Holden, un vostro amico? È stato lui a sparare?". E nella sua rozzezza il detective avrebbe intanto toccato un punto cruciale del futuro dibattito sulla faccenda. "Chapman aveva sparato a Lennon perché leggeva un nichilista come Salinger". Ma questa è un'altra storia. Torniamo al nostro detective. Sarebbe andato a bere uno scotch in un bar della zona, avrebbe cercato di incontrare dei fans del cantante, si sarebbe scopato una bella hippie inconsolabile, avrebbe torchiato a suon di pugni un paio di piccoli spacciatori del Central Park e alla fine avrebbe messo le mani addosso a Chapman, che probabilmente non ne sarebbe uscito vivo, poiché il detective avrebbe fatto da giuria nel processo e la sentenza sarebbe stata, ovviamente, scontata (I, the jury, Mickey Spillane).

Se fosse stata una puntata di C.S.I. l'assassino sarebbe stato identificato grazie all'inclinazione degli spari, o grazie a una impronta di scarpa lasciata sul luogo del delitto o a qualche altra diavoleria che noi comuni mortali non potremmo immaginare.

In un romanzo di James Ellroy la trama sarebbe stata un po' più complessa. Intanto i fatti si sarebbero svolti esattamente come si sono svolti, l'assassino si sarebbe fatto arrestare e avrebbe confessato dicendo di avere ucciso John Lennon per rubargli la fama. Ma. Ma scavando ci si sarebbe accorti che tempo prima il noto cantante aveva dichiarato di essere più famoso di Gesù Cristo e questo aveva dato decisamente fastidio alle alte gerarchie dello Stato con il servizio segreto più grande e potente al mondo: il Vaticano. Ma questo da solo non basta a giustificare un omicidio. Negli ultimi tempi le vendite dei dischi di Lennon stavano calando, e l'industria discografica, notoriamente gestita da tizi ampiamente collusi con la mafia, aveva bisogno di rimpolpare i dati di vendita. Altri cantanti erano entrati nella leggenda dopo le loro morti misteriose: Elvis Presley, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison. Anche la CIA ovviamente aveva i suoi interessi a togliere di mezzo quel pericoloso terrorista di John Lennon che con le sue idee sul pacifismo stava rendendo difficile il lavoro degli Stati Uniti di portare la libertà nel mondo. E poi erano arrivati gli anni ottanta, era tempo di stabilire un nuovo ordine mondiale, gli hippies erano passati di moda, nessuno più voleva sentire le cazzate su "tutta la gente che vive in pace e amore". Woodstock era servito nel '69, per destabilizzare, ora la nuova parola d'ordine era godere il lusso e non fare tante storie. E così tra intrighi, complotti, mafia, politica, religione e industria discografica era stata individuata una pedina ideale, Mark David Chapman, uno scheggiato e sfegatato fan di John Lennon, che era arrivato a sposare una donna di origini giapponesi per emulare il suo idolo. Chapman era perfetto, era instabile, ex tossicodipendente, era stato in manicomio e, ciliegina sulla torta, leggeva Salinger, un ottimo modo per depistare l'opinione pubblica...

Potrei andare avanti con questo gioco quasi all'infinito, e ovviamente ho banalizzato fin troppo, ma il mio scopo era solo quello di parlare delle infinite differenze e diramazioni che quella che in Italia viene chiamata letteratura gialla (dal colore della copertina della più famosa collana di genere, I Gialli Mondadori) può avere: dal giallo classico, quello di Sherlock Holmes e Poirot, dove è l'intelligenza del detective, solitamente un gentiluomo colto e raffinato, a risolvere il mistero. L'hard boiled, genere nato in America negli anni '20, dove il detective diventa un duro dalle maniere forti e dai metodi non troppo dissimili dai suoi avversari e che ha avuto i suoi migliori autori in Dashiell Hammett, creatore di Sam Spade, interpretato sul grande schermo da Humphrey Bogart, Mickey Spillane, un tipaccio anticomunista che diceva di non avere lettori ma solo clienti, che ha inventato il durissimo Mike Hammer, James M. Cain, e naturalmente il grandissimo Raymond Chandler, papà del mitico Philip Marlowe, immortalato tra gli altri da Robert Altman in una pellicola del 1972, Il lungo addio. Il noir, dove non è tanto la soluzione del mistero che conta quanto le atmosfere e i risvolti sociali della storia. In alcuni casi il mistero può anche non esserci come nel bellissimo L'oscura immensità della morte di Massimo Carlotto. E poi mille altri sottogeneri, dal legal al medical, al forensic, al police procedural, al giallo mediterraneo, al polar francese, al giallo storico, per indicarne solo alcuni.

Quello che conta al di là delle distinzioni, che spesso lasciano il tempo che trovano, è che forse, ultimamente, le letterature poliziesche o crime stories, che dir si voglia, hanno superato i confini della nicchia e dell'intrattenimento per assurgere a nuova dignità. Complici di questo anche alcuni autori di altissimo livello che hanno raggiunto un grande successo di pubblico, come Andrea Camilleri qui in Italia, o Fred Vargas in Francia. E noi non possiamo che essere contenti di poter avere ancora un po' di sana paura, un sentimento che troppo spesso viene sottovalutato.

Dario Goffredo

 

 

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