ODRADEK
Scritto da Vito Lubelli    Lunedì 09 Novembre 2009 16:23    PDF Stampa E-mail
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Messo in scena dal 28 ottobre al 1 novembre presso il Cnos di Lecce, nel reparto laboratorio saldatura adibito a palcoscenico, Odradek è il terzo e ultimo lavoro della trilogia dedicata da Asfalto Teatro a Franz Kafka, iniziata con La descrizione di una battaglia e proseguita poi con La condanna. Ma chi è, o che cos’è Odradek? Per rispondere bisogna anzitutto sapere che Kafka fu un artigiano notturno della scrittura, che procedeva a frammenti, e forse, con l’invenzione dell’Odradek, ha voluto descrivere il suo processo creativo. Una parola né slava né tedesca, una creatura finita di diritto nel Manuale di zoologia fantastica di Borges. Un altro personaggio è Pietro il Rosso, interrogato in apertura di spettacolo perché racconti la sua esistenza. Cinque anni separano lo scimpanzé Pietro, oggi umanizzato, dalla sua precedente vita scimmiesca: anni di duro addestramento, tanto che Pietro diviene in grado di argomentare davanti alla comunità scientifica. È una parabola sull’identità umana portata in scena da Asfalto, sulla scimmia che si vuole distinguere dalle altre scimmie, accomunata in questo a tutti gli animali antropomorfi dell’immaginario kafkiano, un bestiario in cui tra sogni, favole e leggende lo scrittore praghese espone la sua visione grottesca dell’umanità. Così le bestie di questo circo sono uomini e donne con la maschera da bestie, sono animali che hanno appreso le leggi e le regole della convivenza civile: un’inversione che rappresenta, attraverso la confusione tra uomo e fiera, lo scetticismo di Kafka verso la ricerca e la verità scientifica, e quindi lo scetticismo sull’esistenza di una verità, della Verità. Tutto lo spettacolo riflette i temi tipicamente kafkiani: una lucida follia di fondo, la metamorfosi che si trasfigura nelle maschere, tic nervosi e strampalate storie da raccontare, l’attore che pare costantemente un fuorilegge davanti al suo tribunale. I personaggi resi dai ragazzi di Asfalto Teatro sono buffi, fantastici, ma neri e crudeli: se Kafka fosse vivo, approverebbe la trasposizione. Il lavoro è serio, profondo, curato anche nei particolari della luce, dei macchinari, dell’impianto scenico, in linea con la scelta di meticolosa ricerca teatrale – intrecciata alla fotografia e alla scrittura. Dal 2003 stabilmente presso il Laboratorio Saldatura del Cnos, vera e propria officina creativa, gli attori di Asfalto hanno conosciuto, approfondito e portato in scena Klossowski prima e Lewis Carroll poi, tutti autori a loro modo fiabeschi e assurdi, come Kafka. Lo spettacolo merita di essere visto perché è una prova teatrale rara a queste latitudini e restituisce la giusta dimensione allo scrittore praghese: non tenebroso e soffocante, ma al più impietosamente sarcastico, tragicamente assurdo. Con la speranza di nuove repliche, che si consiglia di non perdere.
Vito Lubelli
 

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