| LYSISTRATA | ||||
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Al debutto lo scorso martedì 27 ottobre, all’Elio di Calimera, “Lysistrata, primo studio sull’oscenità del potere” di Astragali Teatro. Una completa riscrittura della Lysistrata di Aristofane (411 a.c.), operata da Fabio Tolledi (creatore dello spettacolo) con Benedetta Zaccarello.
Abbiamo visto Lysistrata, ci ha accolto, proprio lei, seduta a gambe larghe, sulle tavole di una lunga pedana che invadeva per metà la platea del Teatro Elio di Calimera. La “grika” era lì, “apertura” d’una scena che in quasi due ore di spettacolo s’è animata di canti, di atti di poesia, di scontri visivi, di gag esilaranti, di eccessi erotici, di silenzi. Una “pittura” registica accolta in un essenziale bianco e nero, unico “luogo” dove il colore può vibrare, esaltarsi, vivere la sua naturalezza. Materia gli oggetti, cose di natura: zucchine, salame, un’anguria, uova, due cipolle! Legno a far le misure al duro dei falli e vino, rosso ad aprire gli atti, viatico e pharmacon della malinconia. Una grande damigiana verde accoglie un amplesso! È venuta, Lysistrata, a Calimera, proprio lei, con tutta la sua carica eversiva a raccontare di ora, del tempo che ci tocca vivere. Dell’oscenità di un potere che assoggetta negando la verità, nascosta dalla patinatura mediatica, instupidita dal denaro, dalla malìa dell’apparire, confusa dall’impermanenza. Sono passati secoli e secoli dal suo ‘debutto’, era il 411, non era venuto ancora Cristo, quando per prima tentò la sua rivoluzione. C’era la guerra del Peloponneso a quei tempi, e quante ne sono venute dopo di guerre, quante? Molte, tante, troppe! E come è cambiata la guerra, a volte fa a meno degli spari. Aristofane già sapeva. Pensava al Femminile. Unico “eversivo” possibile in un Mondo che già subiva (l’ha subito da sempre) il primato del Maschile. È venuta, Lysistrata, a Calimera, Callistrato l’accompagnava, un regista-chitarrista che, con Gaetano Fidanza alla fisarmonica, ha accompagnato dalla consolle un coro allevato ed allenato all’acerbità. Valore femminile, spontaneo, fuori regola, come canto che viene a dire l’inespresso. La canzone accompagna la vita. È di tutti la canzone? No, è di chi “sente”! E questi “sentono” e l’oscenità del potere la ridono, le girano intorno con lo sberleffo e tessono un musical popolare che ricorda e rinnova l’opera totale di Bertolt Brecht, il graffio politico delle sue opere. Nell’urgenza del dire, corpi nella loro bellezza fanno fronte, “raccontano”, semplicemente stanno. Bravi e..., appena finito vien voglia di rivederlo! Sarà impresa impossibile raggiungerli in Palestina che lì andranno prossimamente a confrontare, di là dal mare, i diversi modi del ridere. Mauro Marino
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