| SCRIVERE IN BLUE | ||||
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Sonny Liston andava avanti per ore ad allenarsi sparando a tutto volume Night Train di Jimmy Forrest, una cavalcata blues giù dritto nel fango e nella notte dove Sonny era abituato a pascere. Ce lo racconta Nick Toshes nella sua biografia del pugile nero e cattivo Sonny Liston e il diavolo.
Jazz e blues sono stati e sono tuttora grandi muse ispiratrici di splendide pagine di letteratura. Leo Percepied, il protagonista de I sotterranei di Kerouac, passa lunghe serate nei jazz bar di San Francisco ad ascoltare il be bop dei neri e in particolare di Charlie Parker. E proprio il grosso e maledetto Bird è uno dei protagonisti di Natura morta con custodia di sax, capolavoro di Geoff Dyer che raccoglie storie sui musicisti jazz il cui filo conduttore, oltre alla musica, vera principale protagonista del libro, è la disperazione e la continua ricerca del fango depositato sul fondo. Lo stesso fango in cui si rotolava Sonny Liston, con cui abbiamo iniziato questo pezzo. Il ritmo lento, contorto, ossessivo, sincopato di certo jazz e di certo blues è la colonna sonora ideale per storie drammatiche che hanno i colori della notte come certo hardboiled americano. Del resto fa parte di tutti i cliché creati da quel meraviglioso genere il detective solo e triste che cammina nel cuore della notte pensando alla sua bella e al bourbon che sta per bere. Nell’aria ovviamente non può che risuonare A night in Tunisia di Dizzie Gillespie (nella foto). James Ellroy ci ha regalato alcuni ritratti indelebili di musicisti come in Dick Contino’s Blues dove è lo stesso fisarmonicista italo-americano a raccontarci la sua musica e le sue avventure e disavventure con la mafia. O ancora Frank Sinatra che diventa un personaggio simbolo dell’America senza più innocenza in Tijuana, mon amour, American Tabloid e Sei pezzi da mille. Tanto per parlare ancora un po’ di fango e disperazione. La stessa America che perde l’innocenza nella narrativa Southern gothic dei vari Truman Capote, William Faulkner, Flannery O’ Connor e Tennessee Williams. E che musica ti arriva alle orecchie quando leggi A Sangue freddo o Il cielo è dei violenti? Ma naturalmente un lento, caldo e triste blues. È la stessa parola “Blues” che in qualche modo entra di prepotenza nei titoli di moltissimi romanzi come a rappresentare fin dal titolo una predisposizione, uno stato d’animo. Chi si accinge a leggere un libro che reca nel titolo quella parola magica si aspetta già qualcosa dal libro, anche senza sapere di che tratta, anche senza sapere a che genere letterario appartiene. Ed ecco che, se facciamo un breve e rapido elenco di alcuni famosi libri con la musica del Delta nel titolo come Tokio Blues, di Haruki Murakami, Piccolo blues di Jean-Patrick Manchette, Blues di Bay City di Raymond Chandler, New York Blues di Cornell Woolrich, o Miami Blues di Charles Willeford (da cui è stato tratto un indimenticabile film con un giovanissimo Alec Baldwin e una bellissima Jennifer Jason Leigh), o Tishomingo Blues di Elmore Leonard è inequivocabile che pur diversissimi tra loro, questi libri hanno in comune un’atmosfera dimessa, triste, blue, come dicono gli americani per definire quell’umore. Quello stesso umore che ti resta addosso quando scavi nel fango e nel fondo della notte, magari ascoltando Night Train di Jimmy Forrest con un paio di guantoni alle mani, come il buon vecchio Sonny Liston. Dario Goffredo
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