| SCRIVO SEMPRE CON LA MUSICA | ||||
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Era tanto che non ci pensavo, forse perché la musica rock – o pop che dir si voglia – è entrata definitivamente nella scrittura di tanti autori italiani. Ma allora, negli anni ‘80, quando Pier Vittorio Tondelli fece il suo esordio bruciante e scandaloso con Altri libertini, non era ancora così. Il libro mi aveva colpito anche per questo. C’era un ritmo febbrile, nella scrittura di Tondelli e c’erano anche citazioni esplicite:
«(…) Poi nella casa di Dilo distesi sul letto a sentire dei dischi, lasciare che la musica entri nella testa e la riposi, luce morbida… Like a bird on the wire, like a drunk in a midnight choir I have tried in my way to be free, like a worm on a hook, like a knight from old-fashioned…fingere che tutto sia passato, ma il silenzio imbarazzato del dopopranzo dice tutto il peso che ho dentro, che mi prende il respiro e il cervello e non basta Tim Buckley, I am Young, I will live, I am strong I can give You the strange Seed of day Feel the change Know the way, Know the way… e non basta che le mie dita giochino fredde con quelle di Dilo». Non mi era mai capitato di trovare frammenti dei testi di Leonard Cohen (nella foto) o di Tim Buckley in un romanzo pubblicato in Italia. Tondelli rifuggiva dalla separazione tra cultura “alta” e “bassa” tipica dei letterati e se c’è un filo rosso che scorre in tutti i suoi libri è proprio questo. Non fu un caso che lo intervistassi sempre per delle riviste musicali: la prima volta nel 1986 per telefono all’indomani della pubblicazione di Giovani blues, il primo volume dedicato agli autori Under 25; la seconda nel 1989 di persona per parlare di Camere separate. Fra le domande che gli feci ce n’era una proprio sull’importanza di versi, ritmi e melodie nella sua scrittura: La musica è stata sempre presente nei tuoi libri, alla fine di “Rimini” c’era addirittura un elenco di canzoni, quasi un’indicazione per un’ideale colonna sonora. Quanto spazio occupa la musica nelle tue giornate? Quando scrivevo Altri libertini avevo sempre la radio accesa. Poi ho cominciato a scrivere con il sottofondo di Videomusic… Da un po’ di tempo in qua però parlano troppo e allora mi distraggo. Mi piaceva molto perché ogni tanto alzavo gli occhi, seguivo un po’ una canzone e poi tornavo a scrivere, un po’ come con la radio. Ora utilizzo i CD, durano abbastanza, non devi cambiarli continuamente. Scrivo sempre con la musica e devo sempre avere un sottofondo. Per Camere separate è stato anche abbastanza divertente perché la musica mi aiutava a calarmi nelle diverse situazioni. Quando scrivevo della Spagna c’erano i Gypsy Kings, in un’altra parte del libro Joe Jackson o Morrissey... Della colonna sonora di Rimini si diceva poco fa, ma subito dopo questo romanzo, Tondelli, sollecitato dal direttore di Rockstar Giuseppe Videtti, tenne per molto tempo una rubrica dedicata al dialogo con i lettori, un dialogo che teneva naturalmente conto del contesto in cui era collocata. Una scelta di brani di “Culture Club” – così si chiamava la rubrica, con l’ennesimo richiamo alla pop music, a Boy George – fu poi raccolta in un piccolo volume pensato come un omaggio allo scrittore prematuramente scomparso e diventato un oggetto di culto per i suoi lettori. Anche Un weekend postmoderno, corposa antologia di articoli, interventi e testi sparsi curata dallo stesso Tondelli, teneva conto della musica. Sempre con uno sguardo a 360 gradi e un’assoluta mancanza di pregiudizi. Con una leggerezza e una sensibilità che servono ancora come esempio per chi voglia fare il duro mestiere del critico con una forte ambizione. L’andamento ondivago delle mode culturali e lo sfascio che tormenta la parte pensante del nostro paese hanno relegato Pier Vittorio Tondelli in una sorta di cono d’ombra, ma i suoi libri – Camere separate in modo particolare – hanno un valore che trascende e supera il trascorrere inesorabile del tempo. Come Songs From A Room di Leonard Cohen (nella foto) o Blue Afternoon di Tim Buckley, per citare due album di cantautori molto amati dallo scrittore emiliano. Giancarlo Susanna
Altri libertini, Feltrinelli, Milano, 1980. Under 25, Giovani blues, Il lavoro editoriale, Ancona, 1986. Rimini, Bompiani, Milano, 1985. Camere separate, Bompiani, Milano, 1989. Un weekend postmoderno, Bompiani, Milano, 1990. Culture Club su Rockstar, Rockstar, Roma, 1992. Opere, Cronache, saggi, conversazioni, Bompiani, Milano, 2001.
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