IO, MIO ZIO GEREMIA E GESÙ BAMBINO
Scritto da Ennio Kitterlegnosky    Lunedì 27 Luglio 2009 11:08    PDF Stampa E-mail
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Stiamo correndo come due disperati. Sto per rigurgitare il cuore. Mio zio Geremia tiene stretto a sé Gesù Bambino e urla che non devo voltarmi. Ho i piedi che vanno a fuoco. La stradina che congiunge Corso dei Mille alla Statale è una ripida discesa di breccia bianca. Mio zio Geremia è convinto che sia una scorciatoia. Ad attenderci col motore acceso di una Fiat Palio diesel c'è Ghino Sbrenna.
Secondo Ghino avremmo rosicchiato minuti preziosi passando per la scarpata di Vicolo San Barnaba. Ma lui è un povero ritardato. Una volta lo beccarono mentre si fotteva una capra. Lo rinchiusero in carcere, poi in un manicomio, poi ancora in carcere. Ora è di nuovo un libero cittadino. Ha ripreso a badare al gregge, tutto il giorno sulle pendici delle montagne. È tornato dalle sue amanti.
Il fatto è che a noi serviva un palo. A me è venuto in mente solo Ghino. Lui in realtà si chiama Lui-gino, ma tutti lo chiamano Ghino a causa della sua difettosa pronuncia della lettera g.
- Farete prima andando ghiù per la scarpata, - aveva consigliato due giorni fa, durante la riunione notturna nel mio garage per definire il piano nei minimi dettagli.
Mio zio Geremia ha una falcata niente male. Da giovane è stato ala destra della Virtus Don Bosco.
- Te la senti di prenderlo? - gli ho chiesto.
Lui ha fatto sì con la testa.
Poi mi fa: - Come è vestito Melchiorre?
- E io che cazzo ne so, - gli ho detto.
- Voglio qualcosa di comodo, sia chiaro.
- Avrai una tunica, come tutti quelli che vengono dal deserto, - ho risposto. - Vorrà dire che per correre meglio te la tirerai su fino alle ginocchia.
Mio zio Geremia ha fatto cenno di sì.
Definire il piano nei minimi dettagli. Mi viene da ridere.
Le cose non vanno mai secondo i piani. Sbrenna due giorni fa mi ha chiesto come avrei fatto io, San Giuseppe, ad uscire dalla capanna col bimbo in braccio.
- Semplice, - ho risposto. - Aspetterò che la banda finisca di suonare Tu scendi dalle stelle. A quel punto il sindaco prenderà la parola. Il pubblico si girerà verso il palco e non farà caso a me.
Allora Ghino Sbrenna mi ha lanciato un'occhiata scettica.
Tutto questo due giorni fa.
Ora siamo qui, ad alzare polvere. A sfiancarci come dannati su questa mulattiera di sassi, con mezzo paese infuriato alle calcagna.
San Giuseppe e Melchiorre che scappano. Io e mio zio Geremia. Melchiorre con in braccio il piccolo Cristo che vale oro. Mio zio Geremia che stringe forte il figlio dell'imprenditore edile De Angelis della De Angelis & Co.
Ho sbagliato io, lo ammetto. Ho agito di fretta, preso dal panico. La banda aveva appena concluso, quando tra gli applausi della folla ho strappato il piccolo De Angelis dalla mangiatoia e sono corso verso i Re Magi. Melchiorre mi è venuto incontro gridandomi: - Non ora, non ora perdio!
Un signore anziano mi ha additato dicendo: - Ma San Giuseppe che cazzo fa?
Peccato. L'idea di prendere parte al presepe vivente di quest'anno non era male. Rapire il pargolo di un miliardario. Scappare. Chiedere il riscatto. Cambiare vita. È così che si fa. Semplice e pulito. È così che fanno nei film.
Vaffanculo.
Ora ho paura. Dove cazzo andiamo. Siamo ridicoli.
Sto per vomitare i polmoni. Sento le caviglie che cedono. Ma forse ce l'abbiamo fatta. Riesco a scorgere la fine del dirupo. Il sentiero bianco si snoda lungo la parete di roccia e si affaccia sull'asfalto scuro della Statale.
Mio zio Geremia è più avanti di qualche metro, nonostante abbia il bambino a fare da zavorra. All'improvviso si volta e dice che non c'è nessuna macchina. Nessuna Fiat Palio diesel.
- Non c'è nessuna cazzo di macchina, - urla.
Mi guardo intorno. In effetti, la statale è deserta.
- Quello è un ritardato, te lo dicevo io, - urla.
Il piccolo Cristo è incastrato sotto il suo braccio e piange.
- Vedrai che arriverà, stai tranquillo, faccio io. Non può mollarci qui.
Sotto l'alluce mi si sono formate delle vesciche. Ho i piedi che bruciano.
- Stai zitto, - dice zio Geremia.
Mi sono maciullato i piedi.
- Shhh, - fa mio zio Geremia con l'indice sulle labbra. - Zitto. Ascolta.
Un ronzio di motore che si avvicina. Sempre più forte. Sempre più nitido. Fino a diventare un rombo assordante, indiavolato, di pistoni e cilindri, di pneumatici, di marmitte.
Di sirene.
A sinistra, da dietro il dosso spunta una flotta di auto della Polizia.
Mi volto dall'altra parte e nel senso opposto di marcia vedo altre cinque volanti con tre motociclette a fare da scorta.
Rimaniamo immobili. Siamo due scheletri.
Il piccolo De Angelis ha smesso di piangere e rimane a fissare le luci blu sui tetti delle macchine.
L'esercito si schiera a ventaglio, posizionando le vetture di traverso sulla carreggiata.
Si aprono gli sportelli e uomini in divisa ci puntano contro delle mitragliette lucide e nere.
Qualcuno ci dice di gettare le armi. Ma noi non abbiamo armi. Lasciate andare il bambino, dice una voce. Sdraiatevi a terra con le mani dietro la nuca e state fermi, grida.
Cosa credono? Che ora mi infilo una tuta e inizio a sparare ragnatele?
Ma andate a fare in culo.
Zio Geremia mi guarda. Fa un sorriso sbilenco.
- Andrà tutto bene, - mi dice.
Ci stendiamo a pancia in giù, con il naso a toccare terra. Le narici a contatto con il catrame.
Un uomo in divisa parla nella ricetrasmittente. Dice: - Sì, San Giuseppe e il Re Magio. Sì, il bimbo sta bene. No, non erano armati.
Poi mio zio Geremia impreca. - Guarda chi c'è, - sussurra.
Alzo gli occhi e vedo Ghino Sbrenna conversare con un agente. Pacche sulle spalle, sorrisi e congratulazioni. Maledetto ritardato.
Un poliziotto scende dalla moto e si fa avanti.
Zio Geremia continua ad imprecare sottovoce.
Mi rendo conto solo ora di cosa cazzo abbiamo combinato.
Mio zio Geremia si gira verso di me. - Qualsiasi cosa succeda, - mi dice, - ti volevo augurare un buon Natale.
Il poliziotto si piega su di noi. Ci torce le braccia. Ci blocca i polsi con le manette.
- Buon Natale anche a te, - rispondo.

Questo è un racconto tratto dal nuovo libro di Ennio Kitterlegnosky, Christmas Pulp in uscita a luglio (Meridiano Zero)
 

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