BARCELLONA E PAELLA
Scritto da Don Pasta    Lunedì 27 Luglio 2009 11:05    PDF Stampa E-mail
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Barcellona si sveglia tardi. Noi anche. Perché mai opporsi? Perchè andare contro regole non scritte? Ci adeguiamo. A dire il vero senza troppa fatica. Il reggae di Dennis Brown dilata il momento dell'alzarci. Troppo caldo. I nostri spostamenti si limitano alle piazze che compongono il  barrio, nella nostra Gracia che ogni volta ci accoglie, con bimbi scuri scuri che corrono con palloni pieni di acqua. Difficile affrettarci ma comunque la partenza ci chiama. Abbiamo un appuntamento importante ma perdiamo i primi due treni regionali che ci portano al nord. I ristoranti in Spagna sono sempre aperti e mangiare in pieno pomeriggio non è poi abitudine così lontana dalle estati salentine. Dobbiamo andare a fiuto per ricordarci il posto che scovammo anni fa. Ci capitammo per un caso che a volte è così prossimo al destino. Nell'estate afosa di allora si cercava fresco in una acqua di mare. Ma sono schizzinoso abituato al cristallo salentino. La Spagna  viola troppo facilmente la costa. Le piramidi di case a schiera direttamente nell'acqua mi fanno immaginare ciò che il Salento potrebbe essere e mi viene l'angoscia. Allora il bagno perde di rilevanza, ma siamo falchi o condor quando si tratta di scovare perle di cucina. Ne avevamo il sospetto. Dove c'è una spiaggia in Spagna c'è una osteria on the beach. Visto il malessere dato dai palazzacci affogo la tristezza nell'arroz de pescado. Non paella. In Catalogna del nord, non c'è da confodersi. Altro modo di concepire la spiaggia. Ma arriviamo alle 4 e mezza. Anche in Spagna i cuochi dormono. Tanto sforzo per niente. Ci guardiamo ridendo. In fondo che fretta c'è. Il servizio ricomincia alle sette e mezzo. Abbiamo tre ore di nullafacenza davanti al mare. Poi si inizia. Pa' amb tomaquet, prima di qualunque cosa. Rito da rispettare il pane e pomodoro. La religiosità del pasto perfetto. Ma siamo qui per andare a fondo nella nostra personale lotta ecologica. Niente bagno nel vostro mare, solo riso. Aspettiamo con impazienza l'arroz. Poi arriva e le papille fremono di gioia nell'esplosione di sapori. Il calamaro, poi il gamberetto, la cozza, la vongola. Fanno unione armoniosa ma conservano l'essenza delle loro diversità. Il riso accorda. Il brodo di pesce armonizza. Da bere, un bianco, un Priorat. Dedicato alle  perdite del tempo.

Dennis Brown
Elogio alle estati d'amore. Dennis Brown è stato uno degli artisti di punta della scena lover giamaicana. Corrente romantica del roots reggae, avrebbe il suo equivalente afroamericano nel soul, cui peraltro i vari Horace Andy, Jonny Osbourne e Dennis Brown si ispiravano. E così sembra proprio di ascoltare Marvin Gaye sulla spiaggia e Otis Redding alle prese con un Mojito. Era da un po' che non parlavo di reggae, ma appena il caldo invade gli spazi mi ritrasformo in un salentino indolente con il reggae come luddista del tempo da fermare.

Arroz de pescado
Ho cercato di capire il metodo di preparazione degli arroz spagnoli osservando un mio amico, figlio di esuli, Manu.
Ingredienti: cozze, vongole, gamberi, calamari, passata di pomodoro, riso bomba (o arborio), olio, aglio, pepe
Preparazione: Pulite perfettamente le cozze. Tagliate i calamari in piccolissimi pezzi. Togliete la testa ad i gamberi che userete per un brodo che farete a parte. In una paella (padella apposita per preparare i risi spagnoli), soffriggete l'aglio nell'olio. Poi unite il pesce. Aggiungete un po' di passata di pomodoro e a fiamma basa fate in modo che il tutto si insaporisca. Unite il riso, disponendolo a croce con due strisce. Versate il brodo con una altezza che ricopra esattamente le due montagnette. A quel punto stendete il riso sull'intera superfice della paella e lasciate cuocere a fiamma bassa senza più girare sino a che il tutto non è stato assorbito. Date una spolverata di pepe e sale e servite caldo.
 

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