| UNA PISTOLA SUL CUORE | ||||
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Maya scivolava verso il porto osservando la sua isola. Sotto la luce pallida della luna le sembrava una coperta sotto cui si era dormito in due, lasciata li, accartocciata sull' angolo di un letto sgualcito, sopra lenzuola increspate dal mare. Con un gesto automatico della mano, a pochi metri dalla strettoia, accese la luce della sua piccola barca, che le fece socchiudere gli occhi mettendo a fuoco un punto preciso sugli scogli, oltre il bagliore. Quello era il porto più piccolo del mondo, non era possibile accedervi con mezzi più grandi di un gommone, e anche con un' imbarcazione piccola la manovra di ingresso poteva risultare complicata. Maya però sarebbe potuta entrarvi ad occhi chiusi, immaginandone millimetricamente ogni piccola insenatura o sporgenza. Così si insinuò tra gli scogli senza mai distogliere lo sguardo da quella sagoma che se ne stava poco più in là, accartocciata tra gli scogli come l' isola sul suo mare.
Le mani candide risplendevano nell' oscurità mentre accarezzavano una scatola che ricordava un piccolo forziere. Maya ormeggiò la sua barca fermandosi, senza nemmeno gettarci un' occhiata, nel punto preciso dove era appesa la corda; poi sollevò con una mano il secchio pieno di totani agonizzanti, con l'altra impugnò la torcia facendosi strada su per la pettata. Accese una sigaretta una volta sulla piazzetta, la luce rossa, come un tramonto, le lampeggiò sul viso, rapito dalla donna sugli scogli. Gli occhi di Maya accarezzarono quella figura e le mani si chiusero in pugni serrati, come per trattenere emozioni troppo impetuose per lasciarsi imprigionare da unghie che solcano il palmo. I pensieri si fecero languidi, la mente golosa di sapori proibiti, tanto proibiti da averli creduti dimenticati, o mai assaggiati. La donna, da laggiù, non poteva vedere il suo spettatore, con disinvoltura aprì la scatola come un bambino scarta i regali la mattina di natale. Con movimenti di elegante onnipotenza sembrava volersi convincere di avere la forza di sopportare la pistola che tirò fuori. Si alzò in piedi lentamente, impugnando l' arma con entrambe le mani strisciò sulla scogliera con le spalle incollate ai massi, muovendosi come un ladro striscia lungo il muro cercando di schivare la scia della torcia dello sbirro. Raggiunse il punto più alto, ora sembrava sospesa tra cielo e mare. Alzò lo sguardo come se davanti a sé ci fosse uno specchio, con la mano sinistra si accarezzò la guancia, poi il collo, fino al fianco, dove lasciò coricato il braccio; con la mano destra impugnava la pistola, appoggiata sul cuore. Il riflesso della luna la scolpiva su quello scoglio come una statua d'argento. Maya sentì uno spruzzo di mare sulla gamba: un totano richiamava l'attenzione alla sua lenta agonia. Quando rialzò lo sguardo dal secchio, c' era solo uno scoglio, severo sul mare, e la luna che sembrava tuffarsi.
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