SCRIVERE VERSI GUARDANDO I GATTI CHE DORMONO NELL’ANFITEATRO ROMANO DI LECCE
Scritto da Rossano Astremo    Lunedì 27 Luglio 2009 10:40    PDF Stampa E-mail
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È un dato acclarato: i poeti subiscono enormemente il fascino dei gatti dai quali traggono spunto e ispirazione. Quali le possibili ragioni? Di certo questa corrispondenza d'amorosi sensi è d'attribuirsi all'incanto delle movenze eleganti dei felini, al loro carattere indipendente e all'affetto che riescono ad esprimere. Aldous Huxley disse ai suoi allievi che gli avevano chiesto il segreto per avere successo in letteratura: "Se volete scrivere, tenete con voi dei gatti".  Pensate ai versi di Charles Baudelaire contenuti nei Fiori del male (Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso; / trattieni i tuoi artigli / ch'io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d'agata e metallo), o all'Ode al gatto di Pablo Neruda (Il gatto, / soltanto il gatto / apparve completo / e orgoglioso: nacque completamente rifinito, / cammina solo e sa quello che vuole), o ancora a John Keats (Gatto, che la tua età matura hai superato, / quanti sorcetti e ratti hai sterminato nei tuoi bei giorni?), Umberto Saba (Ai miei occhi è perfetta / come te questa tua selvaggia gatta, / ma come te ragazza / e innamorata, che sempre cercavi, / che senza pace qua e là t'aggiravi, / che tutti dicevano : "È pazza". / È come te ragazza), Borges (Penso che questi armoniosi gatti / Quello di vetro e quello a sangue caldo / Sono fantasmi che regala al tempo / Un archetipo eterno), e l'elenco sarebbe davvero infinito. Un luogo che unisce poeti e gatti è certo l'anfiteatro romano di Lecce, che si trova in Piazza Sant'Oronzo. Rispetto alla costruzione originale, risalente al II secolo dopo Cristo, oggi ne restano l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura sterne. Era luogo di divertimento e spettacolo delle guarnigioni romani stanziati nei pressi della città, allora chiamata Lupiae. Nei secoli successivi a quelli del dominio romano, l'anfiteatro fu sotterrato e sovrastato da altri edifici. Questo sino al 1901, quando durante gli scavi per la costruzione della sede della Banca d'Italia, fu portato alla luce. L'edificio, costruito in pietra leccese, era in gran parte rivestito da marmi e arricchito di decorazioni, ora conservate presso il Museo Castromediano di Lecce. L'anfiteatro è una delle grandi attrattive turistiche di Lecce. Da qualche anno, però, non è solo invasa da turisti, ma anche dai gatti randagi della zona, i quali vedono nell'antico monumento romano il luogo privilegiato del loro oziare. Se amate la poesia e se di tanto in tanto scrivete anche voi qualche verso sostare nei pressi dell'anfiteatro e osservare questa nutrita schiera gentile di felini affamati ed affettuosi sarà miele per la vostra ispirazione.

Questo è un capitolo tratto dal nuovo libro di Rossano Astremo, 101 cose da fare in Puglia almeno una volta nella vita (Newton Compton Editori)
 

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