Musica & Copertine
Scritto da Giancarlo Susanna    Lunedì 24 Luglio 2006 20:14    PDF Stampa E-mail
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Per giustificare la recente pubblicazione del nuovo box dei Byrds, Roger Mc Guinn, da sempre attento alle conquiste della scienza, ha sottolineato che i cambiamenti avvenuti nella tecnologia dei mezzi di riproduzione del suono negli ultimi quindici anni sono stati di enorme portata. "Ascoltare i nuovi cd dei Byrds è come trovarsi in studio al momento della registrazione", ha detto con orgoglio in un'intervista. Difficile dargli torto, anche se ci costringerà a un'ennesima spesa" da maniaco". Dovremo anzi ringraziarlo per averci offerto degli spunti di riflessione preziosi.

Quando a casa mia si accendeva la radio o si ascoltavano dischi, l'evento - perché proprio di questo si trattava - aveva qualcosa di magico e quasi misterioso. Da quei 78 giri pesantissimi usciva un suono monofonico e (più o meno) prodigo di fruscii. Le copertine non c'erano... o meglio: si trattava di semplici buste di carta con il marchio della casa discografica e un foro che permetteva di leggere i titoli sull'etichetta.

Il passaggio ai 45 giri - piccoli, infrangibili e migliori per la resa sonora - fu decisivo per la diffusione del rock'n'roll e della popular music in generale. Ce n'erano molti con una confezione identica a quelle dei vecchi 78 giri - difficile dimenticare quelli di Frank Sinatra per la Capitol, con l'etichetta blu e le bustine rosa - ma ce n'erano tanti altri con foto e disegni coloratissimi. Ed è in quegli anni che nasce e si sviluppa il legame indissolubile tra la grafica delle copertine e la musica.

E se la cultura della popular music - qualcosa che il nostro paese fa ancora fatica a considerare seriamente - è in costante movimento, quella dell'immagine lo è altrettanto. C'è chi prevede la fine inesorabile di quest'ultima - la musica si "scarica", neppure i cd, con le loro proporzioni ridotte e le loro scatolette di plastica sarebbero destinati a sopravvivere - ma finora ogni passaggio tecnologico si è sovrapposto ai precedenti e non ne ha eliminato nessuno. Si può (e si deve) usare il computer, ma questo non significa che non dobbiamo più leggere un libro. Ma non anticipiamo le conclusioni del nostro ragionamento.

Quando gli LP erano semplicemente delle raccolte di canzoni già uscite sui 45 giri, le copertine ci dicevano più che altro chi le aveva cantate e suonate - quante di queste immagini sono finite appese nelle stanze di milioni di adolescenti? - e alcune case discografiche, specialmente in ambito blues e jazz, avevano uno stile subito riconoscibile. In questo senso è ancora una volta qualcosa creato dai Beatles e dal loro staff a darci un'idea precisa di quel che stava accadendo. Dalle prime copertine firmate da Robert Freeman a quella celeberrima di Abbey Road, i Beatles hanno esplorato tutte le possibilità che la confezione di un disco in vinile a 33 giri poteva offrire: un'immagine come quella di Freeman scelta per Rubber Soul o come quella di Klaus Voorman per Revolver aggiungeva qualcosa all'ascolto della musica. Con la forza che il loro successo aveva procurato i Beatles cambiavano i parametri della produzione della musica pop. Dopo la geniale copertina di Sgt. Pepper - che si apriva, aveva una busta interna colorata, un cartoncino da ritagliare, i testi delle canzoni - nulla poteva più essere come prima. E quando tutti gli altri artisti e gli altri gruppi si dannavano l'anima per trovare qualcosa di nuovo, furono sempre i Beatles a riportare tutto a zero con l'immacolata copertina dell'Album Bianco, che peraltro conteneva, oltre ai due 33 giri con la mela verde e le buste nere, quattro fotografie e un poster.

Le copertine allargavano la visuale dell'ascoltatore, non ne imponevano una a svantaggio di un'altra e suggerivano l'esistenza di altri mondi. Potremmo fare mille esempi: dall'opera sempre originale dello studio Hipgnosis per i Pink Floyd ai paesaggi fantastici di Roger Dean per gli Yes, dai nudi scandalosi di Electric Ladyland di Jimi Hendrix e dell'unico album dei Blind Faith alle provocazioni dei Sex Pistols o dei Clash, protagonisti con London Calling di una precisa e azzeccata citazione di Elvis Presley.

La comparsa sul mercato del cd ha creato degli ostacoli ai grafici, ai fotografi e agli art director: non si poteva e non si può semplicemente "ridurre" le dimensioni di un progetto. Sono una pattuglia sempre più ridotta di numero, i "nostalgici del vinile", ma anche il cd - senza magari arrivare alla follia minimalista del 3 pollici, anche qui troviamo i Beatles! - offre ampie possibilità alla creatività. Il fascino di un "digipack" realizzato con cura è irresistibile quasi quanto un vecchio LP.

A noi stringe un po' il cuore soltanto vedere tanti ragazzi con un aggeggio delle dimensioni di un accendino attaccato al collo, un auricolare infilato nell'orecchio, mano nella mano con il proprio partner e mille canzoni da ascoltare senza comunicare con nessuno. Magari qualcuno inventerà un qualcosa capace di portare su un mini-schermo da polso le immagini che la musica evoca (si spera) nella mente di chi ascolta. Ma questa è tutta un'altra storia...

Giancarlo Susanna

 

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