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Daniel Clowes spia come farebbe Carver se sapesse disegnare. In silenzio, metabolizza i discorsi dei vicini di tavolo nell'ultimo fast-food all'angolo e racconta il quotidiano di provincia con maniacale dovizia di particolari e delicatezza clinica. Vite minime cui Daniel Clowes dispensa minuti di notorietà e immortalità. Un ibrido tra Cronaca Vera e Spoon River (ma senza la presunzione di regalarci la "morale della favola") scorre impetuoso/impietoso trasversalmente per tutta la produzione clowesiana. Antieroi del vicinato e leggende di quartiere si vestono di poesia precaria e fragile. Capita così che la vita tiepida di due adolescenti di provincia abbia un peso talmente denso da trapassarti attraverso i polpastrelli, pagina dopo pagina, fino ad andare via con estrema delicatezza. Nessuna soluzione. Storie che cominciano in corsa e non finiscono. Come quelle che origli in treno. Clowes articola le vignette su tavole regolari, convenzionali con un tratto marcatamente retrò e chiaroscuri grigliati. Smorfie caricaturali e anatomie da manuale sullo stile delle illustrazioni enciclopediche anni '70. Un tratto freddo e distaccato si direbbe.
Daniel Clowes originario di Chicago, classe 1961, esordisce a 25 anni pubblicando la serie Lloyd Llewelyn (che ha subito l'onore di vedere pubblicata dalla rivista culto Love & rockets dei fratelli Hernandez) e The Uggly Family; a partire dal 1988 decide di dare vita ad Eightball, un'antologia aperiodica che possa raccogliere la fertile sperimentazione dell'autore attraverso storie autoconclusive e brevi serie, divenendo evidentemente il capostipite della nuova generazione di graphic-novelist statunitensi (Chester Brown, Craig Thompson, Adrian Tomine, etc.). Proprio dalle pagine di Eightball faranno capolino opere imprescindibili quali Like a velvet glove cast in iron, David Boring e la più nota Ghost World (che gli varrà la nomination agli Oscar 2002 per la sceneggiatura dell'omonimo film di Terry Zwigoff). Ghost World, mondo fantasma; probabilmente quello che gli spettatori non vedono, o quello che è talmente vicino a te da essere, per diffusa ipermetropia umana, prescindibile. Enid e Rebecca sono due amiche comuni, in un anonimo paese americano come tanti, il mondo le costringe ad essere "anticonformiste" e loro non aspettano altro. Grazie a questa scelta abbiamo la possibilità di vederci recensita una cittadina di mediocri maghi sensitivi, di hippies della domenica, di adepti a sette sataniche, di ragazzine alla moda, di manager pedofili e di cinquantenni che cercano amori tra gli annunci dei quotidiani. E la loro presenza disadattata, nostalgica piuttosto che annoiata o innamorata, si tende nervosamente in bilico tra passato e futuro in una provincia fantasma. Ché anche la partenza per l'università arriva a commuoverti. Niente espressionismo o reality-show. Cronaca vera, Daniel Clowes.
Erik Chilly
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