Il fascino discreto della radio
Scritto da Osvaldo Piliego    Martedì 24 Luglio 2007 19:40    PDF Stampa E-mail
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È il 1976 e una sentenza della corte costituzionale riconosce la legittimità delle radio private. Prima di questa data potevano trasmettere solo le radio di stato, il resto era illegale, le altre erano radio pirata.

Era infatti dalle onde del mare che arrivavano le onde radio libere, l'inglese Radio Caroline a metà degli anni 60 trasmetteva da una nave fuori dalle acque territoriali inglesi aggirando leggi e invadendo pacificamente la terra ferma con le canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones. In America già dagli anni 40 le radio private cominciarono a moltiplicarsi, erano le famose radio indipendenti dipinte magistralmente in film come Radio Days di Woody Allen e nel più recente Fratello dove sei dei fratelli Cohen. In Italia, come al solito (pensare che la radio l'ha inventata il nostro Guglielmo Marconi) siamo sempre un po' in ritardo e, in questo caso, stavamo a sentire cosa succedeva oltre i confini.

Negli anni 60 tutti gli appassionati si sintonizzavano, potenza dell'etere, sulle frequenze di Radio Caroline o su quelle della più vicina Radio Luxembourg per sentire il nuovo che impazzava nel mondo. In Rai esperienze di trasmissioni come Bandiera gialla e Per voi giovani aprirono la strada a quella che sarebbe stata una vera e propria rivoluzione. Con l'avvento della banda cittadina (frequenze con copertura locale) e con l'abbattimento dell'ostacolo tecnico (farsi una radio divenne accessibile ai più) le frequenze radio furono in pochissimo sovraffollate dalle radio libere. Dopo l'entusiasmo iniziale quelle a resistere furono poche e pochissime quelle ad arrivare fino ai nostri giorni: Radio Città futura e Radio Blu a Roma, Radio Popolare a Milano, Radio Alice a Bologna (quella raccontata in Lavorare con lentezza). E ieri come oggi i problemi erano gli stessi. Fenomeni come quello delle radio negli anni 60 a distanza di un ventennio in televisione con la nascita delle televisioni private e ancora circa venti anni dopo con la diffusione di internet. Un momento di improvvisa e inebriante libertà seguito da una necessaria e a volte troppo restrittiva regolamentazione (quella per le radio è la legge Mammì dell'80). La lotta delle radio libere contro la Siae è la stessa che oggi si combatte in rete con il file sharing e gli mp3. La televisione commerciale non è altro che il corrispondente di quelle che a un certo punto hanno smesso di chiamarsi radio libere e sono diventate radio private. In alcuni casi, non in tutti per fortuna, la radio si è piegata alla pubblicità, ai palinsesti imposti, alle scalette di brani scelti dalla classifica e non dal gusto di chi è dietro il microfono.

Ma la radio non si è arresa. Accanto a cellule resistenti dell'antenna, ci sono gli esploratori, gli avanguardisti del mezzo. Ecco che la radio conquista la rete, i cellulari, gli ipod, cambia e si trasforma pur rimanendo fedele alla sua essenza, quella cantata anche da Eugenio Finardi negli anni 70, il suo essere discreta, mai invadente, ma vicina. Ed è per questo che la radio è di quelle cose vintage che non passano mai di moda. Uno dei motivi è sicuramente il ruolo del pubblico che da semplice ascoltatore diventa consumatore sempre più protagonista. È cambiato il luogo della radio non più solo domestica ma sempre più mobile (metà dell'ascolto della radio è infatti registrato nel cosiddetto drive time, il tempo trascorso in auto). Importante per la radio è tenersi lontano dai codici della televisione, la sua grammatica è diversa. Un fenomeno importante di questi ultimi tempi, inversione di tendenza rispetto al passato, è il rifugiarsi di molti personaggi televisivi in radio (su tutti Fiorello) e anche il grande successo della radio portata in tv. Questo sottolinea sempre di più la longevità del mezzo che ha saputo mantenere in questi anni un rapporto privilegiato con il pubblico, un rapporto stretto, intimo. C'è la magia della voce, c'è una cosa che il bombardamento di immagini e di informazioni ci ha tolto: la fantasia, il sogno.

Osvaldo Piliego

 

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