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C'era una volta l'universo Marvel, un intero cosmo fumettistico popolato da secchioni con poteri di ragno, divinità di Asgard e reietti dal DNA impazzito; tutti usciti dalla mente del "Sorridente" Stan Lee e dalla matita di Jack Kirby, Steve Ditko e John Romita Sr.
Ma ben 46 anni di storie in prosecuzione, dense di trionfi e tragedie, amori, morti e resurrezioni (troppe!) ad effetto, sono di fatto indigeste da assorbire per chi si vuole accostare oggi ai fumetti della "Casa delle idee" ( il nomignolo affettuoso con cui i fans chiamano la Marvel). Tale annoso problema è stato risolto, alle soglie del ventunesimo secolo, da Joe Quesada, il giovanissimo direttore artistico della casa editrice americana: sfruttando l'interesse sorto nel grande pubblico grazie alle pellicole Spiderman e X-men, Quesada ha proposto una nuova, fiammante, linea editoriale denominata Ultimate, nella quale sono inseriti i personaggi Marvel più noti, con origini e backgrounds nuovi di zecca. Ecco, dunque, apparire nel 2000 Ultimate Spiderman e nel 2001 Ultimate X-men. La linea Ultimate ha il pregio di combinare personaggi celebri ed amati con atmosfere e tematiche più vicine ai gusti delle nuove generazioni di lettori, rispetto alle corrispettive serie tradizionali. Tuttavia, se i nuovi titoli dedicati all'Uomo Ragno ed agli X-men sono qualitativamente eccellenti (soprattutto il primo) ed hanno riscosso un grosso successo di vendite, sarà nel 2002 che la Marvel tirerà fuori il suo asso nella manica: a marzo vede la luce The Ultimates, la terza serie di questo nuovo universo narrativo in cui fanno la loro apparizione alcuni tra i più rappresentativi eroi Marvel, come Capitan America, Iron Man, Thor ed Hulk. Ultimates dovrebbe essere l'alter ego della classica collana The Avengers (in Italia I Vendicatori) ma si discosta totalmente da essa e dagli usuali canoni del fumetto supereroistico americano. Grazie alla perversa mente di Mark Millar ed ai disegni certosini di Brian Hitch , il fumetto è divenuto la punta di diamante del parco testate Marvel, conquistando i favori dei fans storici della "Casa delle idee" e dei lettori più esigenti ed adulti. Il motivo di tale successo di pubblico e critica? L'ex sindacalista britannico Millar ha reinventato i character con caustica ironia: Thor è un dio no-global che afferma di non odiare Bush perché non è neanche ammesso alle riunioni dei suoi "padroni" e massacra i carabinieri (!), rei d'aver aggredito pacifici manifestanti a Roma; Cap. America è un violento soldato, incapace di adeguarsi alla modernità e ben contento di scaricare in una devozione psicotica verso la patria le sue ansie e frustrazioni; Iron Man è un multimiliardario così annoiato da eccitarsi all'idea del tumore, che gli sta consumando il cervello; Hulk è un Mister Hyde maniaco sessuale, che si vanta della sua eccezionale forza e della dimensione del pene! Ed a tirare le fila l'afroamericano più potente del mondo, dopo Coondeleeza Rice, il generale Nick Fury (modellato sui tratti di Samuel Jackson), deus ex machina delle vicende degli Ultimates deciso a sfruttare per i fini, non troppo puri, dell'amministrazione Bush i super umani. Millar ed Hitch imbastiscono una fortissima critica all'imperialismo militare USA ed alle sue vacue giustificazioni retoriche, in maniera quasi del tutto inedita per il fumetto popolare d'oltreoceano; forti anche della lezione di opere come Whatchman di Alan Moore e Dark Knigth Returns di Frank Miller, decostruiscono ulteriormente la figura del supereroe a stelle e strisce, vera e propria icona del sogno americano, riducendolo a mero simulacro privo di pathos. Entrambi, in tempi differenti, hanno precedentemente intrapreso tale discorso sull'iconoclasta titolo The Authority (pubblicato in Italia da Magic Press), in cui il mito del supereroe era sezionato in mille, rivoltanti, pezzi. Gli Ultimates combattono per mero profitto; si accompagnano alle celebrità del gossip; picchiano le mogli e deridono i propri compagni; sono indifferenti allo strazio degli orfani iracheni che loro stessi hanno reso tali. In fondo agiscono per il bene comune e per la sicurezza di quel paese che ci piace tanto odiare e criticare.
Roberto Cesano
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