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Diffuso in seimila copie da un piccolo editore alla fine del 1976 Porci con le ali di Rocco e Antonio, pseudonimi dietro cui si celavano gli scrittori Marco Lombardi Radice e Lidia Ravera, ci mise poco a diventare un libro cult per la generazione del ‘77.
Diario di due adolescenti di sinistra alle prese con le lotte politiche e l’emancipazione sessuale, il libro offre un ritratto autoironico e scanzonato della generazione "contro" italiana. Il racconto si dipana tra avventure sessuali promiscue e consumate in fretta, tra tradimenti e amori impossibili, tra la scoperta del sesso opposto e di quello omologo, tra infatuazioni per l’intellettuale rivoluzionario e la studentessa annoiata di turno. Quello che emerge nel modo più forte è il desiderio di sperimentare, di trovare nuove strade, e l’impossibilità in definitiva di riuscire a staccarsi completamente da quelli schemi borghesi cui i protagonisti per nascita a tradizione erano legati. Di un paio d’anni successivo, ma ambientato nella Bologna della ‘77 è Boccalone di Enrico Palandri, una storia d’amore dai primi incontri nelle piazze della Bologna universitaria settantasettina fino alla separazione e al dolore che ne consegue, forza motore della stessa realizzazione del libro. E sullo sfondo c’è la politica, un mondo lontanissimo dagli eventi tra cui il protagonista si muove: tutto l’interesse di Enrico è per Anna, non c’è posto per nient’altro, ed infatti gli unici momenti in cui il protagonista partecipa a riunioni di collettivo, incontri alla radio e alla stesura di riviste clandestine sono quelli in cui Anna, per un motivo o per l’altro è assente. Significativo per descrivere il clima sociale, ma soprattutto interiore, in cui nasce questo libro è l’ultimo capoverso della dedica comparsa nella prima edizione: "A quelli che capiranno che questo non è un romanzo e che io non sono uno scrittore, che di stronzi è già pieno il mondo". Ma cosa è rimasto di quelle atmosfere, di quella voglia di spensieratezza mischiata alla serietà delle armi e dei bastoni? Al di là delle giuste considerazione sulla reale portata rivoluzionaria di una stagione di lotte, quello che c’è da chiedersi oggi è se siamo ancora in grado di stupirci di fronte a certe cose, o se siamo tutti, irrimediabilmente, diventati più "maturi", e l’idea che se si è incazzati si possa spaccare una macchina, o se si ha voglia di fare sesso lo si possa fare col primo sconosciuto visto sull’autobus, ci scandalizzano più per stanchezza che per vero pudore. In fondo è vero che di stronzi è già pieno il mondo e di questi quanti hanno respirato l’aria del ‘77?
Dario Goffredo
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