Ditelo a Sparta
Scritto da Roberto Cesano    Martedì 24 Luglio 2007 18:25    PDF Stampa E-mail
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Nell'immaginario collettivo statunitense l'epica vicenda dell'esigua milizia spartana che si contrappose alla furia delle sterminate orde di Serse in difesa della Grecia è impresso potentemente, anche in campo fumettistico. Nella maxi-saga La Caduta dei mutanti (1986) lo sceneggiatore Cris Claremont lanciava un esiguo team di X-men contro un avversario invincibile, per mano del quale sarebbero periti (per poi essere resuscitati dalla divina Roma), paragonandoli agli eroici soldati greci morti alle Termopili. Agli inizi del ventunesimo secolo l'ormai acclamato Frank Miller, mentre era ancora impegnato a pubblicare la serie Sin City, diede alle stampe un'ambiziosa graphic novel 300 che celebrava le gesta del sovrano spartano Leonida e dei suoi stoici guerrieri.

Coadiuvato dalla moglie Linn Varley, talentuosa colorista (Elektra live again, Ronin) Miller ha inscenato un visionario affresco storico dalle immagini potenti, degne delle migliori prove del fumettista nord-americano sia a livello stilistico che tematico. La storia è nota: alla fine del 400A.C. la Grecia delle polis era minacciata dalle mire imperialiste di Serse, sovrano assoluto dell'immenso impero persiano, che desiderava sottomettere la terra degli dei dell'Olimpo; a difendere l'indipendenza delle libere città greche, spesso in conflitto fra loro, si levarono gli spartani, figli di una cultura basata sulla forza fisica e l'arte della guerra, che prima degli altri greci combatterono disperatamente contro i persiani. Il sacrificio dei trecento di Leonida sulle coste elleniche, le Termopili, spinse le altre città a superare i contrasti e ad unirsi nella lotta contro gli invasori, divenendo un caso esemplare di sacrificio per la patria. Miller, affascinato dal tragico fato degli spartani, ha reso propria tale parabola storica rivisitandola in chiave post-moderna attraverso una narrazione epica e delle illustrazioni capaci di restituire appieno la ferocia e l'eroismo della battaglia. Nel 2006, dopo il successo del film tratto dalla sua opera più nota, Sin City, è stato affidato al regista Zack Sneider l'adattamento cinematografico di 300, uscito da poco nelle sale di tutto il pianeta. La trasposizione è un omaggio alla bellezza ed alla forza straordinaria delle tavole di Miller, realizzata quasi interamente in digitale. Il risultato è una pellicola che attraverso le meraviglie del computer, esalta la perfezione dei corpi degli spartani contrapposta alla repellente deformità degli esotici schiavi persiani e ricostruisce le ambientazioni della vicenda, dalla città di Sparta alle frastagliate coste greche dove si consumerà la gloriosa fine di Leonida. Il film vanta l'apporto dello stesso Miller, pur presentando notevoli differenze ed incongruenze rispetto al fumetto: innanzitutto esaspera i toni dello scontro di civiltà, tristemente simili al presente, per mezzo dell'iperbolica fisicità dei protagonisti, risultato di una visione manicheistica della storia( la bellezza associata alla positività dei greci; la deformità alla vile malvagità dei lacché di Serse) accentuata da alcuni dialoghi al limite del ridicolo. D'altronde Sneider ha eccellenti doti visive, riuscendo a tradurre i possenti disegni di Miller in fotogrammi altrettando suggestivi, infondendo alla storia un ritmo serrato ai limiti dell'ipnosi. Durante il film si è talmente avvinti dalla perfezione della confezione filmica da non badare ad alcuni non trascurabili dettagli: dal ruolo della consorte di Leonida, più simile ad un amazzone che ad una regina greca, all'inesatezza storica di alcuni particolari ed infine all'enfasi patetica di determinate scene. Dunque il problema risiede nell' aspetto prettamente narrativo; la pellicola non riesce a riprodurre la prosa del fumettista americano nè parte della sua poetica. In molti suoi fumetti Miller ha contrapposto ad eroi, simili ad adoni, uomini malvagi dalle fattezze da freaks( dall'enorme Kinping di Daredevil, ai mutanti grotteschi di Ronin e Dark Knight) per esprimere visivamente la netta distinzione di ruolo. Ma la deformità è anche una caratteristica degli antieroi milleriani dall'imponente killer sentimentale Marv di SIn City sino al tumefatto poliziotto di Quel Bastardo Giallo in antitesi alla perversa bellezza delle dark ladies di tutta la produzione hard-boiled dell'artista. Nel film che ha suscitato aspre polemiche per la raffigurazione offensiva di quei persiani che altri non sono che gli antenati dei moderni mediorientali, la distinzione tra la fiera libertà dei Greci e la tirannia di Serse è evidenziata in maniera troppo netta ed a tratti sfocia nel banale. Miller dal canto suo, tesse un epitaffio ruvido ed accorato di questo manipolo di guerrieri votati ad Ares, i quali appaiono più interessati al proprio onore che alle sorti della patria; su tutti naturalmente spiccano Leonida, il fiero protagonista di 300 ed il semidivino Serse, gigantesco ed effeminato imperatore dalla figura mitica. In ogni caso sia il film che il comic sono più che degni di essere visti e letti.

Roberto Cesano

 

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