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Per quanto si faccia fatica a considerare il pianoforte lo strumento cardine del secolo appena trascorso - o perlomeno il più rappresentativo -, sono molti i dischi di solo piano fondamentali per l'evoluzione della musica, capaci in alcuni casi di creare una vera rottura rispetto alla tradizione. Chiaramente sono i jazzisti a utilizzare lo strumento in chiave maggiormente innovativa, basti pensare al rag-time, la cui novità sostanziale rispetto al passato è esplicitata sin dalla denominazione (tempo a brandelli). È Jelly Roll Morton, virtuoso dei tasti bianchi e neri, white man ed egocentrico al punto da presentarsi, nel 1902, con dei bigliettini da visita che riportavano sotto il suo nome la dicitura "Inventore del Jazz", a recitare insieme a Scott Joplin la parte dell'innovatore. Certo è che Jelly con il suo pianismo eccentrico, dalla giovinezza passata a Storyville sino alla consacrazione ottenuta grazie a temi celebri prima della grande depressione, mostra che il pianoforte è uno strumento affatto immobile ma capace di adattarsi ai nuovi linguaggi della musica afro-americana. Joplin da parte sua è da considerarsi il pioniere del nuovo utilizzo dello strumento, autore di pezzi memorabili come Maple Leaf Rag e The Entertainer. Inizialmente considerata musica da bordello, dal rag attingeranno anche i grandi compositori colti del secolo, da Debussy a Satie. Saltando in avanti di qualche decennio, un altro pianista destinato a scrivere una delle pagine più affascinanti del jazz e al contempo capace di apportare innovazioni al metodo pianistico è Lennie Tristano. Italo-americano cieco e misantropo sino a sfiorare l'anacoretismo, Tristano è universalmente riconosciuto come il primo musicista ad utilizzare la registrazione su più tracce remixate in fase finale. La composizione è Turkish Mambo, presente in Lennie Tristano del 1955, disco che ospitava anche il celeberrimo Requiem. Pietra miliare per i musicisti che verranno, la musica di Tristano è capace di una forza dolorosa e opprimente e dischi di solo pianoforte quali The New Tristano e Descent Into The Maelstrom portano lo strumento a limiti fino a quel momento inesplorati, gettando così i semi per l'era del free. In Italia il decano del pianoforte è senz'altro Giorgio Gaslini, figura chiave del nostro jazz, nonché uno dei musicisti del bel paese più conosciuto all'estero, ideologo della "musica totale", figura esemplare di musicista che persegue innovazione e impegno (due aspetti che nel jazz sono andati spesso a braccetto). Per quanto le pietre miliari del compositore siano suonate in banda (il celeberrimo Tempo e Relazione è per ottetto, l'altrettanto celebre New Feelings è in ensamble con Gato Barbieri, Don Cherry e Steve Lacy), mi piace ricordare in questa sede il disco di solo piano Gaslini Play Monk, che il compositore milanese dedicò alla musica di Thelonious Monk nel 1981. Tralasciando altri grandi titani dello strumento, i cui momenti memorabili sono raggiunti però in nutrite formazioni (Cecyl Taylor, il simbolo della musica sudafricana Abdullah Ibrahim e naturalmente lo stesso Monk che con le sue note sbagliate e la diteggiatura ineducata ha insegnato molto a tutti i musicisti che lo hanno seguito), facciamo un altro salto in avanti nel tempo: provate a chiedere in giro ad appassionati di musica il titolo di almeno un disco di solo-piano. Io l'ho fatto e la risposta nella stragrande maggioranza dei casa è stata The Koln Concert. Il concerto che Keith Jarrett tenne davanti alla gigantesca cattedrale di Colonia il 24 gennaio del 1975 e che pochi mesi dopo divenne un disco della Ecm è un must del genere: al di là delle leggende - per problemi di organizzazione a Jarrett venne dato uno strumento non revisionato che lo porterà a variare l'esecuzione dei quattro movimenti, tralasciando le ottave più alte e quelle più basse - il concerto di Colonia è un disco che si proietta oltre i generi codificati. Melodia e improvvisazione, romanticismo sfrenato e rigore accademico: per dire una banalità, cultura alta e bassa in comunicazione evidente e proficua. A dire il vero Jarrett in quel periodo aveva inciso altri validi dischi di piano-solo, ma è il concerto di Colonia a restare, saccheggiato a piene mani da cinema e televisione. A questo proposito, esemplare è l'utilizzo che ne fa Moretti in Caro Diario, durante la visita al luogo in cui fu ucciso Pasolini (in Aprile il regista filmerà una scena identica, su una spiaggia del brindisino, dopo l'affondamento della Kater I Rades, che si portò sul fondo del Mediterraneo più di cento albanesi, nel '97 scegliendo ancora una volta un pianista, Ludovico Einaudi). È anche vero che questo disco incarna tutta una serie di stereotipi legati proprio alle composizioni di solo piano.
Tornando in Italia, è innegabile che gli ultimi anni abbiano visto una produzione di dischi di confine per pianoforte mai registrata prima. Dischi che in alcuni casi hanno venduto anche parecchio riuscendo ad ottenere una platea molto più vasta di quella riservata di solito a quella nicchia. Musicisti peraltro diversissimi che noi ci divertiamo a mettere insieme solo per comodità e per essere coerenti con l'incoerenza di questo pezzo. In effetti i consensi ottenuti da Stefano Bollani, Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi e co sono sorprendenti. Si va dal ludico ma rigoroso approccio del primo al minimalismo nymaniano del terzo passando per il romanticismo pop del secondo. Inutile negare che anche in questo caso il veicolo pubblicitario ha "spinto" nelle classifiche musiche che altrimenti avrebbero ottenuto numeri ben diversi.
Ilario Galati
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