| Innocenti Ossessioni, Batman e Joker | ||||
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"Ho pensato molto, ultimamente, a te e a me. A quello che ci accadrà alla fine. Finiremo con l'ucciderci, vero? Forse tu ucciderai me... O forse io ucciderò te. Forse prima o forse poi". Ci sono due uomini in un'umida, squallida, cella nel luogo più malsano che la città abbia generato. Si conoscono da tempo, ma non sanno nulla l'uno dell'altro; eppure sono "anime gemelle", le due facce della stessa contorta medaglia. Sono Batman e Joker, il "santo" protettore, mascherato da diavolo, di Gotham City, groviglio metropolitano di acciaio e cemento scaturito dai sogni (o gli incubi) in bianco e nero espressionista di Fritz Lang, ed il suo arcinemico che seppellisce le proprie vittime, letteralmente, con una risata. L'eroe di Gotham è l'incarnazione dell'ordine e del (auto) controllo; da bambino ha assistito, impotente, all'uccisione dei genitori per mano d'un volgare delinquentello, giurando di vendicarsi di tutti i criminali. Come Bruce Wayne (l'uomo dietro la maschera), possiede immense ricchezze, le attenzioni di procaci donnine, la stima dell'intera comunità cittadina e soprattutto l'affetto di Alfred, padre putativo travestito da fedele servitore. Tuttavia ciò non guarisce la bruciante ferita che gli strazia l'anima, soltanto l'ossessione di una sete di giustizia ai limiti del morboso placa le sue turbe. I lettori di Batman conoscono quasi tutto del personaggio, ma chi è Joker, la nemesi più riuscita ed "amata" dell'eroe, qual è la sua storia e com'è divenuto un agghiacciante malvagio? Alan Moore (testi) e Brian Bolland (disegni), nel 1988, hanno risposto a questi interrogativi con l'ennesima pietra miliare che impreziosì la feconda produzione fumettistica del Cavaliere Oscuro negli anni '80, Killing Joke (in Italia edizioni Play Press). Se i precedenti Batman: The Dark Knight Returns (1985) e Batman: Year One (1986) di Frank Miller ne avevano presentato il futuro ed il passato prossimo, in Killing Joke i due autori britannici affrontano un altro aspetto del mito di Batman: la sua follia, insita nelle viscere della sua personalità, che lo lega, indissolubilmente, allo schizoide Joker. Se il fato di Bruce Wayne/Batman è stato plasmato dalla violenta dipartita degli amati genitori, quello di Joker è stato determinato dalle condizioni di miseria che costrinsero un brillante, ma squattrinato, cabarettista a tentare un furto in un'industria chimica, poche ore dopo l'insensata morte della moglie incinta, tentativo sfociato nella rovinosa caduta in acque dense di agenti chimici velenosi a causa dell'intervento d'un giovane Batman. Dalle fetide acque di scolo di quell'industria emerse una creatura disumana, una cerulea maschera costretta in un permanente ghigno di pazzia, il Joker. È dunque la tragedia delle loro esistenze ad aver determinato la natura dei rispettivi caratteri, quello che li distingue è il percorso intrapreso. L'agiato Wayne scelse di imbrigliare i propri demoni interiori nelle maglie d'un eroismo privo di macchie, censurandoli nell'impassibile espressione che lo contraddistingue. Joker, il fu uomo medio, ha rovinato nelle spire della follia, convinto che l'esistenza umana è una burla crudele di un Creatore o di un Destino, matti quanto lui. Sono nati per incontrarsi e scontrarsi nell'imperituro samsara che è la reciproca attrazione/repulsione. Sono entrambi ossessionati dall'altro poiché rappresentano ciò che avrebbero potuto divenire e che eventualmente potrebbero ancora diventare. Moore ha scritto una storia epocale cruda e struggente, affrescata dalle splendide illustrazioni di Brian Bolland, oggi apprezzato copertinista di molte testate D.C., che con tratto dettagliato e realistico delinea quest'attrazione fatale in tutto il suo sublime orrore (come appura, drammaticamente, il commissario Gordon, l'uomo medio per antonomasia della serie del Pipistrello). Bolland immortala un Batman granitico e monoespressivo, eccessivamente intento a non liberare la sua psicosi, ed uno smilzo Joker che con volto carico d'un'intensa umanità dice al suo nemico: «È tutto una barzelletta! Tutto ciò che chiunque abbia mai avuto a cuore [...] È tutto una colossale, demenziale, battuta! Perché non vedi il lato comico? Perché non ridi?». Ma Batman riderà a squarciagola soltanto quando accetterà d'essere un povero schizzato quanto Joker, perso in un manicomio senza confini. Roberto Cesano
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