Racconti di viaggio e di lavoro
Scritto da Pierpaolo Lala    Giovedì 24 Luglio 2008 17:50    PDF Stampa E-mail
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Dalla radio alla carta, dal palcoscenico agli scaffali delle librerie. Da poche settimane sono usciti due volumi di attori salentini che negli ultimi anni hanno concentrato gran parte del proprio teatro su spettacoli dedicati al lavoro.

Il primo è Emigranti Express di Mario Perrotta, trasposizione letteraria (e letterale) della fortunata trasmissione radiofonica ideata e "recitata" dall'autore/attore leccese in onda su Radio 2 tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007. Il secondo è Di fabbrica si muore, un reportage e un testo teatrale che ricostruiscono la storia esemplare e drammatica dell'operaio Nicola Lovecchio, scritto dall'attore Alessandro Langiu e dall'oncologo Maurizio Portaluri.

"Era il 1980. Stazione di Lecce. Ore 20.07. Tra un'ora parte il treno per Milano-Schaffhausen-Stoccarda... Siamo già tutti qui!". Inizia con questa immagine il racconto di Mario Perrotta, dalla stazione ferroviaria di Lecce, l'ultima in Italia, dalla quale partivano i treni carichi di immigrati verso il nord Italia e la Germania, il Belgio, la Francia, la Svizzera.

L'attore leccese continua il suo percorso tra immigrazione, lavoro, fatica, razzismo, una epopea raccontata con l'accento salentino attraverso gli spettacoli Italiani Cincali e La turnata. Il racconto passa attraverso gli occhi del piccolo Mario che a 10 anni ogni mese veniva "caricato" dalla madre sul treno per Milano-Schaffhausen-Stoccarda. Nel capoluogo lombardo lo aspettava il padre, emigrato al nord per lavoro. Nel treno il piccolo Mario racconta e ascolta storie, delinea personaggi, narra incontri e gozzoviglie da treno. Il libro, pubblicato dalla Fandango, è diviso (come la trasmissione radiofonica) in quindici capitoli, che prendono il nome dalle stazioni: Lecce, Brindisi, Bari, Pescara, sino a giungere a Milano e proseguire oltre frontiera verso Zurigo, Stoccarda, Bruxelles fino al ritorno finale nel sole. La trasposizione scritta riporta quelle distorsioni dell'italiano tipiche della parlata popolare, esplicate in un divertente glossario finale. Perrotta, che attualmente è in tournee con il suo nuovo spettacolo Odissea (che sarà in scena a Melpignano il 12 luglio, nell'ambito della Notte bianca del Comune griko) si conferma uno dei più interessanti interpreti del teatro di narrazione oggi in Italia. Istrionico personaggio è riuscito, ed è forse questo il merito più grande, a costrurire una nuova "lingua" che mantiene tutta la forza dirompente del dialetto.

 Di fabbrica si muore(pubblicato da Manni)racconta invece la storia di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia, alla ricerca di risposte sulla genesi di una malattia devastante che non gli lascia alcuna speranza. La prima parte del libro, scritta da Michele Portaluri, è un lavoro d'indagine, quasi un reportage che, partendo dall'incidente che nel 1976 provocò la fuoriuscita di decine di tonnellate di arsenico dallo stabilimento (evento lasciato colpevolmente scivolare nel silenzio e nell'indifferenza) denuncia i misteri del petrolchimico. La seconda parte è un testo di teatro di denuncia, scritto da Alessandro Langiu, in cui la drammatica vicenda di Lovecchio viene rappresentata con la forza della realtà e con un'intensità emotiva che spiazza e commuove il lettore. Dall'Ilva di Taranto all'Enichem di Manfredonia nei suoi spettacoli Langiu racconta il fallimento dell'industria pesante. "Quello che m'interessa e il racconto dell'ingiustizia, dei diritti violati", sottolinea Langiu.

"Sono cresciuto in una delle città più martoriate dall'industria pesante, e non secondario, ho dedicato la mia tesi di laurea, all'Ilva. Il fatto che fossero progetti temporanei e strazianti per il territorio, si sapeva, ma era meno importante della fame di lavoro. Ora dove hanno chiuso, si son trovati nuovi percorsi, dove resistono, si reitera il meccanismo pseudo-mafioso, del fa male ma non se ne può fare a meno. Che è sbagliato concettualmente come idea imprenditoriale e del lavoro. Il costo sociale (malattie, ed assistenza) è elevato ma non se ne parla... l'elemento più impressionante è che le popolazioni dormono! A Manfredonia per esempio, Anagrafe Lovecchio, ha risvegliato una voglia di parlare,e quell'attivismo dal basso. A Taranto invece, sono stato a lungo esiliato dalle istituzioni locali (Comune e Provincia), ma soprattutto un pubblico, che seppur numeroso, alle repliche autonome fatte, non sa come reagire. Dico questo perché se le coscienze individuali e collettive, non si muovono, non cambia nulla. E per cominciare io a Taranto non posso fare i miei spettacoli". (pila)

 

Pierpaolo Lala

 

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