DREAMS ARE MY REALITY
Scritto da Claudia Attimonelli    Giovedì 24 Luglio 2008 17:48    PDF Stampa E-mail
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Il tempo delle cover

 

Quando Plastikman, guru della techno, propose nel 1998 una traccia dal titolo Are Friends Elektrik? chi aveva familiarità con la prima scena synth pop pensò ad una cover del celebre pezzo omonimo di Gary Numan del '79 - se non fosse per l'uso irriverente della consonante k al posto della c che segnava l'irraggiungibile distanza di cui l'ascoltatore si accorge sin dalle prime note. In effetti Plastikman aveva prelevato irriconoscibili sample trasformandoli in loop per una suggestiva traccia techno. Dunque la cover è un tributo che necessita di una distanza e proprio nello spazio di quella distanza interviene l'elemento creativo apportato dal nuovo interprete che diversamente sarebbe solo un semplice esecutore.

Allora possiamo dire che la cover è un'interpretazione. Se guardiamo alla storia di Tainted Love, ad esempio, è l'interpretazione electro synth pop dei Soft Cell del 1981 a venirci in mente, con quel suo celebre bink-bink d'apertura. Mentre il duo di Leeds fu colpito dall'ascolto al juke box della versione originale Northern Soul di Gloria Jones (compagna di Marc Bolan) del 1964 poi ristampata nel '75, tanto da farne una cover epurando ogni elemento black. Questo episodio è emblematico perché esprime involontariamente il significato storico della cover: all'inizio degli anni '60 si affermò una pratica che serviva ad aggirare le dinamiche autoriali andando incontro alle esigenze di un mercato per lo più bianco, ovvero si facevano reinterpretare da musicisti bianchi brani rock&roll e rhythm&blues che presentavano ottimi spunti ma che erano giudicati ancora troppo sporchi e di non facile ascolto per il pubblico. Perciò si chiamò cover l'atto del coprire e nascondere l'originale ritenuto inadeguato, confondendo la sua matrice black.

Non è certo questo il caso dei Soft Cell che furono semplicemente affascinati dalla canzone della Jones. Il pezzo ebbe tanto successo che solo due anni dopo i Coil ne fecero una cover dark e dai toni cupi sfruttando le tematiche del testo per parlare dell'improvvisa diffusione del virus HIV e della demonizzazione omofobica. Nel videoclip si scorge in un cameo lo stesso Marc Almond nelle vesti dell'Angelo della Morte.

Ma forse i più giovani conoscono la versione goth-rock-glam di Marilyn Manson, che al bink-bink dei Soft Cell, ai fiati dell'originale di Gloria Jones e al rintocco delle campane a morto dei Coil, sostituisce i suoni effettati e sporchi di chitarre e tastiere. Anche uno spot dei Levi's modello Wide Leg ha adoperato Tainted Love. L'idea è venuta al regista Spike Jonze, già autore di numerosi videoclip, che ha ambientato in una sala operatoria in stile Scrubs, la rianimazione di un paziente che scambia i suoni provenienti dall'elettrocardiogramma per il bink-bink d'attacco della celebre hit dei Soft Cell e si mette a cantare. In modo del tutto esilarante la sala operatoria si trasforma in un musical dove dottori e paramedici intonano una versione soul della canzone. Il comico clip di Jonze si appella alla riconoscibilità della hit Tainted Love, costruendovi il concept dell'Ad.

Dunque la cover è fondamentalmente una citazione, in senso letterario e in senso "giuridico" allorché chiama in giudizio una canzone del passato e la fa rivivere testandone lo charme nel presente. Così si muovono, ad esempio, i Nouvelle Vague che sin dal loro nome mettono in moto un gioco infinito di citazioni: il movimento francese a cui si rifanno e che citano anche nel titolo dell'album Bande a part, il film di Godard del 1964 (da cui traggono anche una scena messa in loop per realizzare il video della cover dei Lords of the New Church Dance with me); implicitamente citano anche la New Wave, traduzione inglese di Nouvelle Vague e bacino a cui attingono per la scelta delle loro cover, così come, e qui si chiude il cerchio, spiegano lo stile adottato per reinterpretare i brani della New Wave con arrangiamenti Bossa Nova, traduzione questa volta in portoghese del sintagma Nouvelle Vague.

Un ultimo cenno è alla cover-parodia di cui youtube offre infiniti esempi. In genere l'hip hop si presta, suo malgrado, per l'attitudine provocatoria e canzonatoria dei testi e delle movenze ad essere oggetto di parodie, come anche le canzoni romantiche stile tempo delle mele. Non è un caso che Louie Austin in collaborazione con Senor Coconut, due titani del remake, abbiano realizzato in stile bossanova una cover di Dreams are my reality di Richard Sanderson. Imperdibile.

In chiusura, dato che la cover è nata ponendo quesiti di carattere autoriale, suggerirei di considerare la proposta di Loredana Bertè a Sanremo 2008: una buona cover di un pezzo dimenticato degli anni '80 a cui lei ha semplicemente cambiato il titolo!

 Claudia Attimonelli

(in parte estratto dal saggio "Dialoghi con-citati tra videoclip, loop, cover e remix", di C. Attimonelli, Progedit, 2007)

 

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