| La rivincita dei dinosauri | ||||
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Tutti ritornano, a volte: sembra quasi una moda, forse ancora di più un bisogno, come ci fosse la necessità di distillare perle di bellezza dalla dolce vena della nostalgia per compensare un presente che proprio non ci piace. Nostalgia come sintomo di una mancanza, di qualcosa che un po' si rimpiange, come risposta all'assenza. L'addio, il sapere che una cosa non ci sarà più, è fondamentale per stabilire una prospettiva, delineare percorsi che sempre avanti dovrebbero guardare. Di nuova musica, musica contemporanea o sperimentale, si parla e si discute da molto. Parallelamente a un percorso in progress della musica esiste una strada che scava a ritroso che guarda sempre al passato come fonte inesauribile di linfa per creare musica "nuova". Ed il passato diventa presente, il passato diventa "sempre", la musica perde per un attimo un suo contesto temporale, per divenire onda, che come quelle del mare è in balia delle correnti, dei venti, fatta di flussi e riflussi. Solo con la risacca è possibile scovare le perle nascoste dalla patina del tempo. Ci sono poi comete destinate a eclissarsi in pochissimo tempo e altre stelle che mai smetteranno di brillare. Chi ama la musica ha sempre dei rimpianti. Ognuno di noi avrebbe voluto assistere a un concerto indimenticabile, vivere a Londra nel ‘77 o fumare una gitane papier de mais con Gainsbourg. Beh non tutto è possibile, ma quasi. Proprio questi sembrano gli anni in cui il passato torna alla ribalta più che mai. Mitiche le reunion che hanno fatto molto discutere ma anche sognare migliaia e migliaia di fan. Due su tutte: i Led Zeppelin e i Police. Ma si potrebbe continuare a lungo citando i Take That, le Spice Girls, si vocifera anche su un riavvicinamento degli Wham. E poi ancora Jesus and Mary Chain, Van Halen. Anche i Blur sembrano pronti a rientrare in studio dopo una lunga pausa in cui Damon Albarn si è dedicato a vari progetti paralleli e Graham Coxon alla sua carriera solista. Il fenomeno delle reunion non è certo storia di oggi. Memorabile quella dei Black Sabbath del 1998 documentata da un album live. La formazione originale della band di Ozzy Osbourne non calcava lo stesso palco (tranne una sparuta apparizione) dal lontano ‘79. Bob Geldoff e il Live 8 sono stati galeotti invece per i Pink Floyd che nel 2005 hanno suonato insieme dopo 25 anni di separazione, Roger Waters lasciò la band dopo The final Cut (disco dell'83). Del ‘96 la notizia scandalo del ritorno dei Sex Pistols (senza Sid Vicious naturalmente) che palesarono candidamente e provocatoriamente l'operazione puramente commerciale. Proprio su questo si dibatte. C'è chi pensa, come Paul Mc Cartney, che queste rimpatriate siano mosse solo da motivi economici e chi come Phil Collins (batterista dei Genesis, altra band protagonista di pompatissimi riavvicinamenti) sostiene di non avere bisogno di altri soldi ma di farlo per puro piacere. Fatto sta che una delle reunion più chiaccherate e desiderate della storia non è mai avvenuta, quella dei Beatles appunto. Ringo Starr con il suo inimitabile humor ha sottolineato "non c'è nessuna chance di risuonare insieme...due di noi sono morti". In realtà qualcosa di simile si era visto in occasione della pubblicazione delle Anthology dove erano comparsi due inediti di John Lennon digitalizzati e suonati dai Beatles superstiti. E ancora dopo la morte di George Harrison correva voce di una formazione con Paul, Ringo, e Dhani figlio di George. Si potrebbe continuare, la lista è lunghissima, ma accanto a queste, che più che rimpatriate sembrano a volte riesumazioni, si fa sempre più avanti un fenomeno divertente ma a tratti inquietante: quello delle tribute band. La tribute band è un "gruppo omaggio", cioè un insieme di musicisti che decidono di riprodurre, nel modo più fedele possibile, il repertorio di un artista o di una band. A differenza delle cover band che invece spaziano, attingendo a vari repertori, le tribute band scelgono un artista e cercano di diventarne la copia anastatica. Così puoi avere il tuo concerto personale degli U2 nel pub a pochi passi da casa, con tanto di cantante travestito da Bono, o un Elvis redivivo e per di più obeso. Abbiamo bisogno di miti, di nuovi idoli tascabili, al costo di doverli dissotterrare, forse perché abbiamo bisogno di sogni a portata di mano o forse solo perché proprio non ci va di crescere. Osvaldo Piliego
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