Becchini si nasce
Scritto da C. Michele Pierri    Giovedì 24 Luglio 2008 17:29    PDF Stampa E-mail
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La vera storia di Pinuccio Lovero

C'è un lembo di terra, in provincia di Bari che sembra dire che le storie, quelle belle da raccontare, non nascono solo nelle moderne città. "Dei vivi bisogna aver paura, non dei morti", recita un adagio che riassume meglio d'altri il leitmotiv di Pinuccio Lovero: sogno di una morte di mezza estate, nuovo lavoro di Pippo Mezzapesa, David di Donatello nel 2004 con Zinanà, prodotto da Paky Fanelli e Fanfara Film. Siamo a Mariotto, frazione di Bitonto. Nel mezzo di una torrida estate e dopo anni di attesa, il quarantenne Pinuccio corona il suo singolare sogno: fare il becchino. Ottenuto un contratto a tempo determinato presso il cimitero cittadino, aspetta con pazienza un funerale. Perché dal giorno del suo arrivo, cinque mesi prima, a Mariotto non è più morto nessuno. E mentre i paesani festeggiano, Pinuccio attende imperturbabile, fiducioso che la natura farà il suo corso. Questo il bizzarro personaggio che ha ispirato il docufilm, sceneggiato dallo stesso autore con Antonella Gaeta e che si è avvalso inoltre del direttore della fotografia Michele D'Attanasio e dell'aiuto regista Vito Palmieri, ricomponendo così nei ruoli chiave la stessa troupe dei fortunati Zinanà e Come a Cassano. A completare il quadro il montaggio di Andrea Maguolo e le musiche, realizzate da Umberto Smerilli e dal salentino Cesare Dell'Anna, efficace sottofondo per un'opera spassosa ma profonda. In un Sud raccontato in maniera visionaria, questo documentario "low budget" va oltre l'aspetto folcloristico della vicenda per soffermarsi sulla realtà di una vita precaria, in ogni senso, come quella del protagonista e su quella di una provincia fatta ancora di tradizioni e vernacolo. In un mondo a velocità massima come quello di oggi, questo mosaico popolato da attori improvvisati a volte più efficaci di quelli professionisti rivela tutto il valore di una spontaneità popolare ancora viva e importante. E cosa accade quando i propri desideri si scontrano con quelli del resto del mondo? A questo e ad altri interrogativi cerca di dare risposta il piccolo film, ristretto trampolino che fa balzare verso una visione universale delle cose. Interprete principale, e non poteva essere altrimenti, è il vero Pinuccio, che accompagna lo spettatore in un percorso che attraversa non solo le sue vicissitudini, ma che gli dà l'occasione di esporre una filosofia di vita fatta di tesi divertenti e condivisibili sul senso del trapasso, del lavoro e dell'amore. Perché le apparenze potranno anche ingannare, ma la morte no, quella alla fine arriva per tutti. Basta aspettare. Pinuccio docet.

C. Michele Pierri

 

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