|
Ivan Segreto è un artista libero, uno di quelli che vive il tempo senza l'ossessione del mercato ma seguendo il ritmo della sua crescita artistica. Ecco perché un disco come "Chiaro" si rivela una bellissima sorpresa
Ascoltare la tua musica sembra quasi un invito a respirare, a trovare aria dove prima sembrava non ce ne fosse, merito non solo della tua voce ma anche di una visione musicale "ristoratrice". Cosa ne pensi? Sono molto contento che tu abbia apprezzato il lavoro. Il punto è esattamente questo, l'aver trovato, anche se solo per un breve momento, un punto di risoluzione, costato fatica e dedizione. Questo nuovo album è per me un nuovo inizio. Scrivo musica italiana ed il mio obiettivo e quello di trovare spunti coerenti ed interessanti che non tradiscano mai questa sensibilità, questa magnifica appartenenza.
I tuoi dischi tracciano un percorso di crescita ed esplorazione artistica lontano dalle frenesie del mercato e le mode dettate dal tempo. Questo album arriva dopo quattro anni da "Ampia". Cosa è successo in questi anni? Amo molto sentire quel legame unico e particolare che si crea tra ciò che si scrive e quello che si sta vivendo. Il come è strettamente connesso al perché ed è questo che muove e coordina le scelte e le decisioni importanti. Questo processo è fondamentale e imprescindibile per il mio modo di scrivere e di immaginare la musica, gli arrangiamenti, il suono nel suo complesso. Lo si fa in modo istintivo, di stomaco, facendo poi i conti con gli strumenti che si hanno a disposizione. I punti devono unirsi spontaneamente e a distanza di tempo questo crea sviluppo. È una cosa naturale, dovrebbe essere sempre così ma per molti questo non è importante, mentre per me è fondamentale. Adesso non so esattamente cosa accadrà nel mio prossimo lavoro, ma so che quando sarà il momento, semplicemente, tutto andrà al suo posto. In questi quattro anni sono successe davvero tante cose. Per dare alla musica il giusto spazio e il giusto respiro ho dovuto rivedere tutto ciò che ruotava attorno ad essa. Ho scelto di ritornare a vivere in Sicilia e di lavorare da indipendente, ho ripensato davvero tante cose ma se devo sintetizzare posso dire che ho imparato ad avere più fiducia in me stesso.
Da "Porta Vagnu" non rinunci alle tue radici siciliane. Anche in questo album ritroviamo il dialetto che sposa sonorità nuove diventa lingua nuova (un po' come per i Sigur Ros). Cosa rappresenta per te? Amo molto il mio dialetto, è la mia seconda lingua, ci sono cresciuto e la uso moltissimo, possiede espressioni uniche, ricche di tanta storia. Ma ho voluto rinverdirla, ho voluto darle un nuovo contesto ed una sua contemporaneità. Mi sono soffermato ad ascoltare ciò che il suono del mio dialetto mi suggeriva e soprattutto come reagiva la mia voce a quel suggerimento. Così ho capito come costruire gli spazi e come far lavorare gli strumenti a mia disposizione. È stato più che altro un percorso digestivo. Mi sono fatto molto affascinare dal mondo musicale nord europeo ed ho provato a costruire un ponte ideale tra la Sicilia e quelle terre.
Il jazz resta parte del tuo dna musicale. Questo disco però sorprende con episodi come "Giovani Ali" che ti vede in una veste decisamente rock. Ci racconti la scelta di alcuni ambienti sonori per i brani? Nel caso di "Giovani Ali" avevo la necessità di rappresentare il disagio. Il brano parla di come l'entusiasmo venga costantemente negato ai giovani italiani ed è triste che questa cosa non sia comunemente percepita come un dramma. Avevo trovato quasi tutto, un testo diretto e senza fronzoli, l'armonia, il ritmo, il groove ma mancava ancora qualcosa. Ricordo ancora quando a Parigi insieme al mio produttore abbiamo scolpito nota per nota il riff di chitarra che conduce tutta la canzone. Ho lasciato che fossero i brani a suggerirmi di volta in volta le atmosfere. Per "Ristoro", ad esempio, il brano parla di una liberazione. Abbandonare tutto ciò che oggi è statico ed immobile, per ritrovare una nuova emotività, dinamica e irruenta che ci aiuti ad immaginare un nuovo e possibile futuro. Per far questo ho lavorato su più piani sonori. In primo luogo ho cercato di dipingere un luogo emotivo preciso. Il background sonoro che apre lentamente il brano vuole rappresentare una latente irrequietezza, che prende respiro e si fa strada nell'animo. Dopo questo, la scelta di dare alla strofa una cadenza quieta e imperturbabile, mentre all'inciso un esplosività imprevedibile e deflagrante. Hai scelto di essere libero da alcuni meccanismi legati al mondo della musica. Questo significa prendere una posizione. Come vedi questa stagione del mercato discografico? È interessante vedere come oggi tutte le certezze del music business siano assolutamente cancellate dalla libera circolazione delle idee e dell'informazione, nel senso più vasto del termine. La cosa crea enormi stimoli e dà spesso la splendida sensazione di una totale assenza di confini. La tua musica appartiene al web e nell'immenso flusso delle idee viaggia e si scontra, s'impasta. Sarà stupendo osservare questo fenomeno tra qualche anno. È evidente che il business per un musicista non è più il disco in sé ma le idee che sostiene. Grazie alla forza delle sue idee riuscirà a convincere la gente a seguirlo nel live e a sostenerlo nella sua ricerca. Ciò che rimane oggi del vecchio modo di fare business con la musica è solo show. Che sia chiaro, non ho nulla contro lo show business, dico solo che è un'altra cosa.
Osvaldo Piliego
|