LA COMUNIONE
Scritto da Angelo De Matteis    Mercoledì 27 Luglio 2011 16:45    PDF Stampa E-mail
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Sul comodino al lato del letto di Manlio, disposte in maniera ordinata affianco all’abat-jour, erano presenti una Bibbia usurata e la “Ricchezza delle Nazioni” di Adamo Smith. Era un tipo sempre in ordine con la riga da un lato fra i capelli. La religione gli aveva dato un appiglio per sfuggire ad un probabile destino infelice: così come era già nelle intenzioni della sua madre naturale Amina, una volta venuto al mondo, perché comunque doveva venire al mondo, avrebbe vissuto in una casa popolata da bambini che, come lui, erano stati degli incidenti di percorso. Crebbe, convisse con i propri traumi infantili da orfano grazie all’affetto delle “zie” che lo avevano allevato educandolo al cattolicesimo. Ora, al primo anno di università, si era trasferito in un quartiere popolare in un’altra città. La sua vita ruotava attorno alla parrocchia, al ricordo delle sue nutrici ed alle aule della facoltà di economia.
Quella domenica, come ogni domenica, Manlio si recò ad ascoltare la funzione religiosa. Cercava di essere un buon cattolico ed un buon economista, aveva detto questo uscendo dalla chiesa a Rosa Frisiniello, una donna che gli camminava accanto costringendo i piedi gonfi in un paio di scarpe che accennavano dei timidi tacchi e, dalla punta, mostravano degli alluci violacei macchiati di smalto fucsia. I fianchi larghi iniziavano dove il grasso del tronco vi si posava arrotolandosi su se stesso, i capelli un po’ arruffati, corti, la pelle rugosa ed il collo taurino. Portava male i suoi anni, le macchiette scure sulla pelle delle mani raggrinzite sottolineavano il lavorìo costante di quegli arti.
Il sole splendeva tondo nel cielo azzurro ed i panni svolazzanti stesi sui balconi di fronte alla chiesa contribuivano a creare una fresca atmosfera primaverile.
- Mi occupo di pulizie in tutto il quartiere, aveva detto a Manlio che, giovane e bello, ben profumato, la guardava con nostalgia e compassione, la stessa con cui si guardano quelle donne che ti ricordano chi ti ha tirato su: i grossi seni, la temperatura corporea sotto i 36 gradi, gli avambracci uno più grosso dell’altro, un senso di femminilità che traspariva dagli occhi solo in certe espressioni di vergogna, come qualcosa che risaliva fuori dall’acqua per prendere aria ed evitare di affogare in quel mare di intraprendenza e praticità che la vita le aveva imposto.
Rosa gli faceva tornare in mente l’età delle prime, obbligatorie, comunioni: avvicinarsi in fila davanti al sacerdote, la mano destra sotto e la sinistra sopra, a coppa, “amen” si doveva rispondere al prete che annunciava la vera identità celata dietro quel disco bianco.
Mettere in bocca l’ostia e tornare al proprio posto con espressione seria, compita, perché così si doveva fare, mettersi in ginocchio e poggiare la fronte contro le mani giunte, gli occhi contratti per mostrare qualcosa di vagamente simile, ad un tempo, alla purificazione, al pentimento ed alla redenzione; Manlio in realtà non sapeva cosa occorresse provare o pensare in quei momenti, né poteva genuinamente sentirlo. Non poteva a quell’età. Cercava di imitare gli altri, soprattutto le donne anziane che avevano l’aria di sapere davvero cosa stessero facendo. Ma, in quei momenti, lui non riusciva a pensare ad altro che a togliersi con la lingua l’ostia che si era letteralmente e perfettamente incollata al palato … alla fine si arrendeva e approfittava del momento in cui tutti guardavano dentro di loro per coprirsi la bocca con una mano, infilarci dentro l’indice dell’altra, e staccare l’ostia dal palato. Il tutto con espressione seria, intensa, da comunione.
-Più precisamente mi occupo di tenere pulite tutte le case delle donne che esercitano la professione più antica, aveva specificato Rosa con un certo tono di soddisfazione per le dimensioni della sua attività e non curante del luogo da cui erano da poco usciti; Manlio ritornò alla realtà e quasi sentiva ancora nelle orecchie il suono di una campanella che, giungendo dal passato, annunciava il mistero della fede.
Alla successiva domanda di un Manlio alla ricerca di dati ancora più precisi, Rosa aveva risposto dettagliatamente che si occupava di una decina di abitazioni, di cui tre nel quartiere, ma francamente non sapeva quante donne le utilizzassero. E per caso Rosa sapeva anche dirgli dove si trovavano queste abitazioni che lei sicuramente teneva pulitissime? Certamente che poteva, era una donna organizzata lei, toccava delle buone cifre mensili, cosa pensava?
Dopo che Rosa espresse le richieste informazioni con l’ausilio dei nomi degli esercizi commerciali come punti di riferimento ed annesso spreco di vocali che accompagnavano le consonanti finali delle parole, Manlio capì che nel suo stabile vi era un’abitazione usata per accoppiamenti a pagamento, esattamente al piano di sopra dal suo.
La notizia lo inquietò. Un certo tipo di pensieri incominciarono a farsi strada nella sua mente, fra le preghiere del mattino e l’inizio delle lezioni durante le quali cercava di concentrarsi e poi, soprattutto, durante il tragitto di ritorno, dall’università a casa, mentre non poteva fare a meno di osservare i barbagli di femminilità delle studentesse, e le rotondità ondeggianti di talune procaci passanti. L’idea di poter incontrare la donna dell’appartamento di sopra lo metteva in agitazione.
Passò una settimana di esitazioni, appostamenti sui pianerottoli ed origliamenti, poi decise fermamente di andare a chiedere del sale alla donna di sopra, voleva assolutamente vederla. Era sera, poco prima di cena. Montò le scale esitante ed arrivò innanzi alla porta: dall’altro lato giungevano dei suoni, dei gemiti che volevano essere di piacere, veri o finti poco importava.
Manlio si pietrificò: il pugno a pochi millimetri dalla porta, la bocca semi aperta e secca, gli occhi fissi sulle striature del legno mentre l’adrenalina pulsava nel petto e fra le gambe.
Il desiderio si affacciò nel suo corpo rendendo smaniosi i suoi pensieri: un’ora, un’ora e mezzo al massimo, e sarebbe ritornato su; per il sale non faceva niente, la scatola a casa era piena. E come l’avrebbe messa con Dio, la Bibbia, il peccato, la comunione, l’economia, la madonna e tutto il resto? Forse, e lo pensò davvero vergognandosi un po’, ne aveva le scatole piene anche di loro. Poi si disse quella frase che mette a tacere ogni tipo di coscienza, anche la più restia ai compromessi, “solo una volta, solo per questa volta e non lo rifarò mai più”.
Dopo un’ora interminabile Manlio raccattò gli ultimi brandelli di un desiderio ormai scemato, risalì le scale e bussò timidamente. Alla voce inquisitrice proveniente dall’altro lato della porta rispose dicendo che era il ragazzo del piano inferiore. Dopo una breve pausa, udì lo scatto della serratura e gli si rivelò davanti una donna i cui capelli corvini ricadevano disordinatamente sulle spalle scoperte incorniciando un volto struccato e stanco, segnato, la scollatura della sottana lunga fino alle ginocchia lasciava intravedere la linea fra i seni naturali.
- Signora buona sera… perdoni l’ora… mi chiamo Manlio Quinti… abito al piano di sotto e la disturbo perché avrei bisogno… di un po’ di sale, già, un po’ di sale… la pasta sciapa proprio non la sopporto. L’emozione lo fece trincerare dietro le sue buone maniere.
Maria sorrise rivelando le rughe della sua età, non si meravigliò del rossore sul volto del ragazzo che per contrasto evidenziava l’ombreggiare dei primi peli di virilità e lo invitò ad entrare osservandolo attentamente. Nell’anonimo tinello adiacente all’ingresso si voltò verso la dispensa e Manlio, opponendosi al suo senso di colpa, sentì un nuovo eccitamento guardando i rotondi fianchi della donna. Maria prese un pacco di sale, glielo mise fra le mani ed ebbe un attimo di esitazione incrociando i suoi occhi. Affettò un sorriso…
-Signora, va bene anche se me ne mette un po’ in un bicchiere di plastica, non vorrei approfittare.
-E che sarà mai, per un po’ di sale! Prendi tutto il pacco giovanotto, hai l’aria simpatica e gentile tu.
Separati da uno strato di cemento, Manlio e Maria erano nei rispettivi bagni, uno al piano di sotto dell’altra.
Lui, nella luce gialla di una piccola lampadina, si guardava allo specchio provando, allo stesso tempo, sensazioni di vergogna colpa paura desiderio. In preda all’inquietudine cambiava ogni momento idea proponendosi di ritornare il giorno dopo con la scusa di restituire il sale o, magari, semplicemente per richiedere ciò che tutti gli uomini chiedevano a quella donna anzi no, si sarebbe confessato il giorno dopo ed avrebbe cambiato casa, palazzo, città, nazione, lontano dalla tentazione.
Lei, mentre si lavava i denti guardandosi senza vedersi nello specchio sul lavandino del bagno, pensava intensamente agli occhi di quel ragazzo, al suo sguardo, chiedendosi come mai aveva avvertito qualcosa di familiare mascherando la sua emozione con un sorriso… il rumore dello spazzolino produceva delle “A-A-A” e degli “O-O-O” a seconda dell’apertura della bocca, al piano sotto di lei Manlio continuava a dimenarsi fra i vortici del corso della vita aggrappandosi ora su un argine ora sull’altro di un’indole ancora fangosa ed incerta. Maria si bloccò, di colpo, e capì: le lacrime si mischiarono ai rivoli di dentifricio sul mento, il petto iniziò a singhiozzare mosso dal solo ricordo della sua amica Amina.
 

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Testata iscritta al registro della stampa del tribunale di Lecce il 15.01.2004 al n. 844

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