MANIFESTAZIONI
Scritto da Francesca Maruccia    Mercoledì 27 Luglio 2011 16:25    PDF Stampa E-mail
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Avvenne.
Fu nell'anno del Signore 1917, secondo i parenti di alcuni pastorelli che avevano portato le pecore al pascolo nella campagna portoghese e che, pare, ne vennero in diretto contatto. Altri che non amano le dietrologie dicono di avere non si sa che prove schiaccianti che la "Cosa" sia avvenuta dieci, o al massimo quindici anni fa. Addirittura, tre telefonate anonime provenienti da ricevitori collocati nella zona ovest del paese datano l'avvistamento all'altro ieri, localizzandolo in ambiente domestico. "Due giorni fa ha pranzato a casa nostra", dicono. "Mia moglie le ha cucinato 300 grammi di pasta al pesto".
I filosofi tagliano corto e universalizzano: "È sempre stato così. È una questione archetipica". Poi alla tv litigano in modo ingarbugliato sulle loro questioni ingarbugliate, sui tempi non coincidenti e ritornanti, sulle anime collettive e le malattie dell'epoca. Vegetariani a tavola e negli studi, a loro la carne non piace e cercano di disossare la vicenda, la mettono dappertutto - nell'archetipo e nel simbolo - in modo che non stia da nessuna parte, e se proprio devono dare un corpo alla "Cosa" che provoca la scorporazione di chi la incontra (e di chi pretende di dirne il nome), allora le danno un corpo sociale, che non ha intestini né vesciche e non produce scarti digestivi o urinari.
Arriva però la telefonata da casa, e il mitomane di turno si preoccupa di riportare il discorso a terra: "È venuta a comprare le scarpe da me", dice. "Mocassini indaco. Giusto dieci minuti fa".
Silenzio.
Ci si chiede quanto possa essere andata lontano, la "Cosa", con simili scarpe ai piedi. Si fanno i conti con la possibilità - e le conseguenze annesse - che la "Cosa" sia benestante e facoltosa, una con le conoscenze giuste. Ipotesi. Di certo c'è il fatto che tutti - conduttori, pubblico e filosofi - guardano l'aria davanti a sé in orizzontale, come se quello scampolo di ossigeno innocente fosse un letto da partorienti con disteso sopra un giro e mezzo di frase dalle cui doglie stesse per uscir fuori chissà che verbo.
"Senta, - continua quello dall'altra parte - io qui ho lo scontrino dei mocassini!"
Parla non si sa bene da dove. Se lo sentono arrivare sul cuoio capelluto e nelle orecchie, lo sentono in 3D, in dolby surround. Nessuno lo vede, ma i filosofi lo sentono bene cosa sta tentando di fare: li vuole fregare. Vuol dare un paio di piedi alla "Cosa". Sì, a quella cosa che i piedi degli uomini (e le milze, e tutto il resto) li fa sparire, lui vuol dare alluci, piante e talloni.
Nell'inquadratura, a un certo punto, finisce il dottor Eisendorf, che fino a quel momento era rimasto in silenzio rispettando la scaletta degli interventi. Il dottor Eisendorf è studioso emerito di Heidegger e viene da un'università straniera di un paese impronunciabile, ma ai leggenti basti sapere che è un paese molto a nord, due civici prima della baita di Babbo Natale, nello stesso quartiere dove sorge il più grande peschereccio di merluzzi d'Europa.
"No, no, qui si passa il segno!", protesta il dottor Eisendorf, o meglio avrebbe intenzione di protestare, se non fosse per quella voce da biscia che si ritrova, una voce ossigenata come il ciuffo che gli venteggia sull'occhio destro, inadeguata a qualsiasi tipo di alterco e, per di più, voce da straniero, con le incertezze della grammatica e dell'accento che tolgono mascolinità anche al timbro e alle argomentazioni. Non potendo essere protesta di corde vocali, la sua diventa protesta gambesca, sì perché ciò che non ha nell'apparato fonatorio il dottor Eisendorf ce l'ha nelle articolazioni inferiori: un paio di gambe gommose ed estensibili, che ora per la verve si attorcigliano ai piedi in ferro battuto della poltrona stile liberty che le regge, imitandone i ghirigori floreali. Gliele guardano tutti, le sue gambe camaleontiche, curiosi di capire in che modo potrà mai slacciarle e ritornare a casa. Le guardano un po' preoccupati, col fiato sospeso, aspettando lo scoppio, ma lo scoppio non arriva. Sono come i palloncini tubolari dei clown, queste gambe del dottor Einsendorf: che per quanto li attorcigli e li annodi e li manipoli e li premi, quelli non si rompono mai, e anzi prendono la forma di barboncini, di spade di Star Treck e copricapi alieni con antenne dall'andamento dei vermi da frutta.
Non si capisce se la colpa sia delle gambe del dottor Eisendorf, che hanno innescato un vizioso processo di emulazione, o della dichiarazione di quello dall'altra parte del telefono, ma nei presenti cresce una frenesia fisica che si manifesta in fantasiose forme di ancoraggio alla carne: chi ne è provvisto affonda le mani nel lardo addominale come i mastri caseari nelle mozzarelle tirate su dal siero, mentre chi di lardo non ne ha si mette a darsi pizzichi sull'avambraccio o si gratta la forfora dalla testa. I più schiamazzano come bestie al macello.
A rileggere i fatti ora, a distanza di tempo, l'aspetto clinico emerge con terribile evidenza: era la sintomatologia tipica, attestata in letteratura con abbondanza di casi.
Sovraffollamento verbale. Agitazione motoria. Barcollamento della loquela prima del coma vocale.
Quella sera tutti i presenti al Teatro Margherita erano lì lì per scorporarsi: la "Cosa" si era manifestata.
Come sempre accadeva in quei casi, ci fu chi voleva acchiapparla per i piedi piuttosto che per altre parti del corpo, e chi, credendo solo al potere delle parole, le correva dietro per darle un nome, in modo che quella smettesse di essere la "Cosa" e diventasse una cosa ben precisa.
Poi al minuto 17 e 17 decimi dopo il tassativo, come riporta la traccia video conservata presso l'archivio della tv di stato, si vide il conduttore che faceva un salto in avanti per gettarsi sulla notizia. Si vide lui e tutto il pubblico che muovevano le labbra con lo stesso incerto tic, quello tipico dei pre-scorporati.
"Eccola, eccola!... È ... ha..."
Si favoleggia che alle estremità gommose del dottor Eisendorf furono visti dei mocassini di colore molto simile all'indaco.
Finché - dopo il minuto 17 e 17 decimi post tassativo - non si vide più nulla, e anche la voce dall'aldilà tacque, che dopo aver emesso quello scontrino era già campata abbastanza.
 

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