| PERSONE CHE POTRESTI CONOSCERE | ||||
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Esco dalla mia pagina Facebook con la sensazione di aver detto qualcosa di profondamente sbagliato a L. ma ormai non c'è modo di rimediare, so già che L. starà pensando che sono davvero uno stronzo insensibile e per niente riconoscente come dicono A. e R. (e anche V. a dirla tutta, sia pure in maniera leggermente più diplomatica), la qual cosa fa di me l'ultima persona al mondo che L. lascerebbe entrare una seconda volta a casa sua, oltretutto non dopo l'imbarazzante per non dire catastrofica Puntata Numero Uno, nel corso della quale penso sinceramente d'aver dato il peggio di me stesso in poche semplici mosse.
Risultati brillanti a CityVille, Millionaire City, Farmville, Frontierville e Zombie Lane. 1.256 amici sparsi tra i quattro angoli del mondo, eppure è a L. che sto pensando. Significa che mi importa? Forse vuol dire che c'è una parte di me che sarebbe disposta a una specie di compromesso pur di approdare a una Puntata Numero Due tra i suoi cuscini indiani, sotto il poster che riproduce la Bewegtes Wasser di Klimt, mentre ascoltiamo il secondo album degli LCD Soundsystem e in particolare quella canzone che mi piace tanto che si chiama All my friends e a un certo punto dice: "Stai parlando a 45 giri / Più veloce che puoi / Si, lo so che stanca / Ma è meglio quando fingiamo." Prima di uscire ho cambiato la mia immagine del profilo. In questa foto sono su una spiaggia del Salento, abbronzato e tutto, col tatuaggio all'henné che mi sono fatto fare da un marocchino e il sorriso da canaglia sotto gli occhiali da sole che mi fa somigliare un po' a Fabrizio Corona. L'estate scorsa è stata memorabile: papà ha avuto un bebè da una donna meravigliosa che in famiglia non abbiamo mai conosciuto e mia sorella ha battuto il record del matrimonio più breve della storia mollando il suo maitre chocolatier svizzero nel bel mezzo del viaggio di nozze tra i castelli della Loira. E dopo un breve intermezzo da leccaciuffe con un paio di amichette lesbochic addobbate come Lady Gaga ora se la fa con un tizio emotivamente insicuro tutto occhiaie e peli ributtanti che spuntano da naso e orecchie. È di Massa Carrara e fa il virtual community manager, che tradotto in parole povere sarebbe il parassita di quella scema di mia sorella. Sotto la doccia mi metto a pensare alle gambe di G. Sono lunghe e affusolate, belle gambe da modella, invece G. è la mia analista: ogni settimana, da quasi due anni, le tocca sciropparsi le storie che mi invento di proposito e che hanno a che fare con persone che avrei conosciuto nella mia vita, tante persone molto più instabili di me. Esseri umani capaci di qualsiasi cosa. Esseri dotati di un ego smisurato, ingordo, sgradevole, negativo. G. mi ascolta senza dire niente. Ha trentasette anni, è sposata da cinque con un docente di elaborazione numerica dei segnali, non ha figli. Ogni tanto fa sì con la testa, oppure finge di tracciare uno scarabocchio sul suo taccuino. Più spesso accavalla le gambe color latte che immagino vellutate al tatto, incapaci di opporre resistenza davanti a un'offensiva decisa. Sotto la doccia mi viene duro. Sogno di sequestrare G., portarla qui a casa mia, strapparle dal naso quegli occhialini da maestrina, ridurre a brandelli i vestiti comprati da Zara e morderla tutta. Io vorrei divorare G. Vorrei stringerla a me, sentire il sapore delle sue labbra, insalivarle le cosce per ore, poi dilaniarla, straziare la sua carne come farebbe un leone della savana con una gazzella, la testa che ciondola avanti e indietro e tutti i prossimi appuntamenti in agenda cancellati, il marito che piange in televisione, impotente davanti all'orrore, piange sconsolato e spera che la giustizia faccia rapidamente il suo corso catturando il colpevole di un crimine così tremendo. G. ha detto che dal suo punto di vista ho avuto una paura immotivata di mostrare a L. la parte migliore della mia personalità (esiste, ne è convinta, ed io non sono nessuno per smentirla). Ha osservato ancora una volta da quando frequento il suo studio con divano Natuzzi color ghiaccio a base aperta e cuciture verticali sulla spalliera che senza una maschera avrei molte più possibilità di porre le basi per una solida relazione con un'altra persona. "Mettere la questione in termini potenzialmente più incisivi non è difficile come sembra. Dipende unicamente da te." Intanto B. ha accettato la mia richiesta di amicizia. B. è nata a Rimini nel 1984 (Capricorno), parla italiano, inglese, tedesco e svedese, si dichiara "esigente, ipercritica, romantica, passionale" e "pronta a vivere in un giorno solo, nello spazio limitato di un'alba e un tramonto, l'incontro con le persone più importanti della mia vita". Il suo regista preferito è Ferzan Ozpetek, il cantante Ligabue. Sta vivendo una relazione complicata e nella foto del suo profilo nasconde lo sguardo dietro una cortina di ciocche rosse e un vistoso paio di occhiali da sole. Le ho scritto in privato, chiedendole nell'ordine: A) Ti piacciono gli ansiolitici? B) Hai uno strizzacervelli che ti segue assiduamente? C) Pensi che sia nella norma avere delle fantasie sessuali sul proprio analista? D) Hai mai immaginato di giacere con le braccia legate dietro la schiena, le gambe nella posizione del loto e il busto piegato in avanti sul suo divano dal design moderno, compatto e lineare? B. non ha ancora risposto, però sono sicuro che lo farà presto perché ho idea che dietro quegli occhiali da sole ci siano dei bellissimi occhi azzurri. L. porta le lenti a contatto Ciba Vision e scrive poesie scadenti dedicate al Dalai Lama, ai popoli sfruttati, all'orgoglio gay e alla natura violentata dall'uomo. Non credo che abbia apprezzato la mia franchezza quando le ho fatto notare senza iperboli che i suoi versi sono tipici di una persona che ha perso da tempo il senso e il gusto di farselo menare dentro. Sono un mostro come dice? Perché dovrei essere qualcosa di diverso? Glielo leggi in faccia, il modo che hanno le tipe come L. di guardare strano chi sputa la verità nuda e cruda sul loro faccino. Poi sono capaci di copiare e incollare sul loro status frasi di intellettuali famosi che si sono sentiti in diritto di esprimersi sul tema della lealtà. Metti su Google "Aforismi + sincerità" e vengono fuori circa 194.000 risultati multilingue in 0,07 secondi. Sotto la doccia penso che un buon modo per definire L. sia: la presunzione a braccetto con un surrogato di infantile innocenza. Poi torno a razzo su G. La immagino accovacciata qui con me, nel box della doccia. Lei mi chiede di scoparla. Lei mi dice che le piaccio molto perché ho un pisello gagliardo e vuole essere la schiava che striscia ai miei piedi, la serva che mi preparerà la colazione tutte le mattine per il resto della vita. Lei mi supplica di non farle del male. Le dico: "Va bene, facciamo una piccola prova." E mi chino a baciarla sul collo, la afferro per i polsi sottili, quindi tento di strangolarla usando il cavo flessibile in acciaio cromato mentre l'acqua schizza sulle pareti di cristallo e le piastrelle a mosaico, rimbalza contro i miei addominali e la sua pelle bianca che adesso comincia ad assumere un tono caldo e aranciato. Penso che a Pontida Bossi ha dichiarato di voler cambiare il patto di stabilità e che El Shaarawy è praticamente rossonero. Penso che presto potrei raggiungere una buona posizione nella classifica di sterminatori di morti viventi di Zombie Lane perché non sono mai stanco di buttare giù quegli stronzi a colpi di fionda, fucile e granate. Penso che la Luna sia in armonia con il mio segno e mi stia offrendo l´occasione perfetta per mostrare alla gente che mi attrae che in fin dei conti so essere molto audace. E vengo.
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