IL RUMORE MUSICALE DI ROMA EST
Scritto da Tobia D'Onofrio    Lunedì 20 Giugno 2011 15:30    PDF Stampa E-mail
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Negli ultimi anni si è persa la concezione di cosa sia davvero una "scena musicale". Potremmo chiedere, ad esempio, agli Animal Collective se si sentono parte della neo-psichedelia californiana, ma la risposta ci lascerebbe delusi: non esiste nessuna scena e le band si conoscono appena. Ormai l'abusato termine "scena" indica collaborazioni discografiche fra produttori, oppure è semplicemente un'etichetta coniata dai critici per indicare tendenze e sfaccettature della popular music. Purtroppo negli anni zero ha regnato un individualismo sfrenato. Chi ha imbracciato uno strumento, il più delle volte, lo ha fatto con un proposito commerciale ben piantato in mente. Il 14 aprile, però, al Circolo degli Artisti, assisto a qualcosa di diverso, uno spettacolo che una volta tanto è espressione di una collettività più che dell'estro di singoli musicisti. La Borgata Boredom, così è stata battezzata, organizza un evento per presentarsi alla capitale e pubblica uno splendido vinile manifesto della scena (disponibile anche in una tiratura limitata con copertina disegnata a mano): Music and noises from Roma est (da notare il nome dell'etichetta, No-Fi Recordings) è un'istantanea della creatività che esplode tra la Casilina e la Prenestina passando per il Pigneto, Tor Pignattara, ecc. L'atmosfera che si respira al Circolo mi riporta indietro di vent'anni. Vedo e sento affiatamento, desiderio di sperimentare musiche nuove, gente che salta da una band all'altra, ma soprattutto puzza di artisti che si vogliono bene, collaborano, scambiano idee e si influenzano reciprocamente. Niente arrivismo, solo la volontà di emergere da un mercato discografico saturo e boccheggiante, costretto ormai a resuscitare un vecchio supporto come il vinile (finalmente!), in barba a tutte le previsioni avveniristiche formulate negli anni scorsi intorno al futuro della musica. Le band in scaletta sono valide, alcune persino eccitanti, e spolpano la materia psych, garage e noise mostrandone le infinite facce e colori. Dagli anni ‘70 più lisergici si passa alla no wave più sperimentale, poi al lo-fi più demente, fino a creare degli ibridi di difficile catalogazione. I protagonisti della serata condividono evidentemente uno spirito, un'attitudine verso la musica e la vita stessa. Si conoscono bene, vivono a poca distanza gli uni dagli altri e collaborano sulla base di una sensibilità affine. Anche il pubblico è parte integrante ed è sintonizzato sulle stesse vibrazioni. Sicuramente ogni concerto è vissuto come un piccolo evento; l'esibizione dal vivo, infatti, ci presenta i gruppi nel pieno della loro espressività. Le performance sono tutte sopra la media, ma in particolare mi colpisce lo sgangherato revival (molto velvettiano) di Bobsleigh Baby, la giocattolosa voracità pop di Trouble Vs Glue (freschi di un'uscita su Urquinaona Records), l'anarco-noise spastico di Maximilian I°. Non solo questi outsiders incarnano lo spirito più profondo del rock, ma cercano costantemente nuove strade da percorrere a livello musicale. Meriterebbero una medaglia anche solo per questi due motivi. Giù il cappello davanti alla Borgata Boredom!
Tobia D'Onofrio
 

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