La Fnac di Milano è un inferno. Sono quasi le diciassette, il set dei Verdena è previsto per le diciotto e già ci sono orde di minorenni anonimi che hanno saccheggiato le colonnine con esposto l'ultimo disco dei tre di Bergamo che nel giro di un paio d'ore sarà esaurito. Alla fine i Verdena compaiono, rispondono a qualche domanda dell'intervistatore e partono a suonare qualche pezzo nuovo preso da Wow. Finito il set rimangono tutti lì a fare foto e firmare autografi fino alle otto passate, con gli enormi buttafuori della Fnac che ci guardano in cagnesco. Quella sera è cominciata una fase della carriera dei Verdena che loro stessi non avrebbero mai immaginato. Wow nel giro di due settimane dall'uscita è entrato nella classifica FIMI dei dischi più venduti (assieme a quelli degli artisti dei reality per capirci), i loro concerti sono diventati un sold-out dietro l'altro e la stampa continua ad elogiarli. Numeri che fino a pochi anni fa erano improbabili, ma non impossibili. Loro stessi hanno ammesso che non si aspettavano che il disco andasse così bene. Per arrivare al doppio cd di Wow e alle sue 27 tracce, i tre hanno faticato non poco. Hanno attraversato disastri tecnici (come la perdita di gran parte delle registrazioni dei primi mesi), problemi finanziari, allontanamento del loro manager storico, senza contare la paternità di Alberto. Ne è venuto fuori un disco pieno zeppo di riferimenti, dai Beatles a Battisti, che vi consiglio di ascoltare per bene e senza pregiudizi se ancora non l'avete fatto. Il tour di Wow è partito da Roma, dal Circolo degli Artisti, il 26 gennaio con una data sold-out nel giro di pochi giorni che poi è stata raddoppiata. Noi (io, Marta, ZioAle, Fabi e Marco) andiamo ad ascoltarci Wow dal vivo per la prima volta al Fillmore di Piacenza quindici giorni dopo. Il Fillmore è un ex-cinema convertito in sala concerti che si trova a Cortemaggiore, che è vicino Piacenza ma non è Piacenza. Arriviamo presto, intorno alle otto, e davanti all'ingresso non c'è nessuno fuorché qualche adolescente vestito a righe. Lì intorno è il deserto, non c'è nulla, solo un silenzio irreale, quello che ti fa capire che forse sei arrivato troppo presto. Fortuna che lì a pochi metri c'è un posto dove mangiare e bere una birra. Tornati all'ingresso del locale vengo anche avvicinato da un tipo che mi chiede una ‘carta', ed io un po' confuso sto per dirgli che noi siamo venuti usando il navigatore e quindi non abbiamo nessuna carta, finché non mi rendo conto di cosa intendeva e lo liquido con un ‘No'. I Verdena suonano e suonano bene, i pezzi nuovi hanno spesso un piglio che non ti fa pogare ma poghi lo stesso, i volumi sono da galera e la potenza è impressionante come al solito. Sul palco solo Luca rimane fedele ai tamburi mentre gli altri si alternano agli strumenti in base alle necessità del pezzo. Con i tre sul palco c'è anche Omid, chitarrista e polistrumentista che in passato ha suonato con Nevruz di X-Factor e che già da qualche anno è stato cercato e voluto dai Verdena. Sotto al palco ci sono orde di ragazzine con i cellulari in mano puntati su Alberto, nuovo sex-symbol per i teenager probabilmente. Al termine del concerto pochi saranno gli adolescenti sopravvissuti al pogo. Una particolarità di questo tour sta nella scelta dei pezzi della scaletta. Oltre ai pezzi di Wow vengono suonati pezzi da Verdena, Requiem (meno da Solo un grande sasso e Il suicidio dei samurai), oltre che a delle b-side contenute negli EP come Il tramonto degli stupidi o L'ora è buia. I Verdena prima di scegliere la scaletta per un concerto consultano un grosso raccoglitore nero con tutte le scalette dei concerti precedenti, e anche per questo ogni concerto è a sé. Scegli me, Miglioramento, Lui Gareggia, quest'ultima così breve che quando finisce vorresti davvero che ricominciassero a suonarla, sono pezzi che dal vivo trascinano e portano lontano, in un posto che forse prima ai Verdena mancava. Un mondo del tutto differente, per citare il testo di Lei disse, ultima traccia di Wow e brano di chiusura di buona parte delle date del tour. Il concerto dopo andiamo a vederlo in Svizzera con la scusa anche di macinare qualche chilometro e vedere Zurigo. La cittadina del concerto è Wholen, wikipedia dice di 14.000 abitanti, a noi sembrano parecchi in meno visto che all'arrivo le strade sono deserte nonostante sia sabato sera. Il locale però è molto bello e noi entriamo subito nelle grazie degli organizzatori perché siamo quelli che si son fatti più chilometri per arrivare lì. Riusciamo anche ad infiltrarci nella sala mentre i nostri fanno il sound-check. Gli svizzeri sono gente precisa, si sa, ma non mi aspettavo di trovare un centinaio di persone ad un concerto dei Verdena, immobili. Ma queste sono peculiarità culturali. A Lecce ad esempio, la gente riesce a trasformare anche una canzone melodica chitarra e voce in un pezzo da punti di sutura. Intanto noi siamo gli unici che accennano un salto e un po' di movimento e quasi gli svizzeri ci guardano male. Anche lì però i Verdena suonano alla grande, loro l'avevano sempre detto che i concerti svizzeri hanno qualcosa in più, e in effetti l'atmosfera è densa, concentrata, e sono davvero tutti lì per loro. A concerto finito scambiamo qualche parola con Roberta e Luca mentre ragazzi svizzeri sono in attesa con tutti, proprio tutti i loro cd da farsi autografare. E si sono portati da casa pure il pennarello. All'esterno mentre lo staff carica il furgone ci rimango un po' male nello scoprire che non è il loro storico furgone rosso col quale hanno girato l'Italia per anni, ma è un minibus nuovo fiammante preso a noleggio. Certo che in Svizzera pur volendo non credo ci sarebbe mai arrivato. Si sarà dovuto arrendere ai troppi chilometri. Potrei poi raccontarvi il concerto di pasquetta al Parco Gondar di Gallipoli, ma sarebbe superfluo visto che molti di voi erano lì. I Verdena torneranno a Lecce il 16 luglio per una serata dell'Italia Wave assieme a Lou Reed. Andateli a vedere, senza pregiudizi, con le orecchie attente. Loro suonano perché è la cosa che sanno fare meglio.
Marco Chiffi