| IL FENOMENO ANNA CALVI INCANTA IL CIRCOLO DEGLI ARTISTI | ||||
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Se a gennaio l'uscita del suo album d'esordio aveva generato un frenetico tam-tam mediatico, era prevedibile che dopo appena tre mesi l'arrivo in Italia di Anna Calvi registrasse il tutto esaurito. Guarita dal recente infortunio che l'aveva costretta ad annullare il tour americano, l'artista si era esibita nel primo concerto italiano suonando la chitarra soltanto nei bis. Due giorni dopo, nella perfetta cornice romana di un Circolo Degli Artisti sold out, quando una boccolosa Anna raggiunge il microfono e imbraccia lo strumento, c'è chi si abbandona a ululati di sollievo.
Occorre precisare che sono molti i detrattori che vedono nella Calvi l'ennesimo hype ingiustificato, forse stizziti dal puerile entusiasmo di un luminare come Brian Eno che l'ha definita "la più grossa novità dai tempi di Patty Smith"... Anna viene dopo Siouxie, Bjork, PJ Harvey, Joanna Newsom, personalità altrettanto singolari, piene di "intelligenza, fascino e passione" (fra le donne). Ma forse proprio per questo - visto che un'esibizione ha scatenato in Eno l'avant-sguardo laser - il pubblico romano, in parte scettico, attende di saggiare le sue doti di performer. La partenza con la doppietta iniziale dell'album cancella il pensiero dell'infortunio (Anna cederà la chitarra soltanto in due brani). L'esecuzione è impeccabile e l'interpretazione sofferta. L'eleganza della Calvi risiede in un corpicino che sa concretare una maestosa inquietudine, in un timido sguardo che un attimo dopo s'incendia, in una voce che nel parlato è sottile e tremante, mentre nel canto è calibrata e possente. La musica della Calvi evoca immagini d'altri tempi. L'artista accarezza la telecaster con insoliti movimenti circolari, per poi bistrattarla nel momento del bisogno. Con la padronanza di una navigata musicista organizza pause, accenti e piccole, ma azzeccate variazioni rispetto alle tracce dell'album, muovendosi in sinergia con il notevole Daniel Maiden-Wood (batteria) e l'impetuosa polistrumentista Mally Harpaz (harmonium e percussioni). L'intensità dell'interpretazione conosce la sobrietà e non diventa mai teatro. E se è vero che la varietà sonora del disco è resa uniforme dalla formazione ridotta (mancano piano e archi che in studio sono arrangiati e suonati da Anna), la presenza di brani non inclusi nell'album garantisce una certa varietà di stili. In Moulinette pare di vedere una versione femminile di Jeff Buckley, Jezebel galoppa nelle terre di Edith Piaf, Surrender di Elvis diventa quasi Torna a Surriento (ecco le origini italiane), mentre l'assolo di Love Won't Be Leaving cammina nel deserto, poi si perde in estasi hendrixiane ed esplode in catarsi. Davvero un peccato che il concerto sia durato solo tre quarti d'ora (legittimo, per dieci euro di biglietto), un incontro intenso e fugace che spinge il pubblico a saccheggiare il banco del merchandising. Finite le vendite, il mio vinile e un'altra decina di copie vengono portate backstage dall'accomodante entourage per essere siglate con uni-posca dorato. Una sorpresa, dunque, la decisione di non firmare autografi a pochi adepti che speravano in un sorriso. Il Circolo era il posto ideale per la starlet che in una recente intervista aveva dichiarato: "non diventerò famosa, ne sarò mai una diva". Sono passati pochi mesi e forse le strategie del marketing e l'astuzia del management hanno già avuto la meglio. Oppure, semplicemente, siamo vittime di una femme fatale che ci ha sedotti ed intontiti come una sirena, infondendo invisibili incantesimi da una tenera e timida scorza. Tobia D'Onofrio
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