ALLEGRIA!
Scritto da Osvaldo Piliego    Martedì 03 Novembre 2009 12:59    PDF Stampa E-mail
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Quando è morto Mike Bongiorno ero incredulo, non perché ci tenessi, ma perché la televisione non contempla la morte. La manda in onda ma non fa parte di lei. Ogni cosa nella televisione può essere riprodotta all’infinito e pertanto diventare immortale. Mike Bongiorno era sempre stato lì, fin da quando sono nato, ogni giorno, e pensavo che sarebbe stato sempre così: semplicemente questo.
La mia generazione è di quelle cresciute con la televisione al posto della baby sitter che a suon di cartoni animati giapponesi, pupazzi di pezza e varietà ci ha fatto sentire super eroi in un mondo fantastico con la famiglia sempre invitata alle serate di gala più esclusive. La stessa televisione che è stata la nostra iniziazione sessuale, il “colpo grosso” consumato senza volume quando tutti erano a letto.
Una cattiva maestra capace di creare esperienze, addirittura ricordi che sentiamo come nostri.
Ecco perché è difficile parlare di televisione, come di qualsiasi cosa che noi riconosciamo come enorme. Non si sa da dove partire, quale direzione intraprendere e soprattutto dove si va a finire. Non si può essere oggettivi con la televisione. Non esiste una televisione di qualità, è quasi una contraddizione, perché credo personalmente che la democratizzazione dell’offerta a cui è costretto un mezzo come la televisione crei inevitabilmente un appiattimento del livello culturale. Ma poi ci sono le eccezioni, sono tantissime, e si finisce per percorrere il tutto in direzione contraria. C’è l’altra informazione di Report, il nuovo modo di fare tv di Current, l’idea di fare un altro teatro in Tv di Marco Paolini, tutte persone ed esperienze che abbiamo raccolto per questo nuovo numero di Coolclub.it. Anche la musica è oggetto della tv: Mtv docet (ma non solo) e che anche l’intrattenimento può essere intelligente (il caso dell’ispettore Coliandro).
Questo numero del giornale dedicato al più popolare dei media esce in concomitanza con This is it docu film che racconta gli ultimi giorni del re del pop Michael Jackson, un uomo ucciso anche dalla televisione.
Segno che esiste anche una tv che fa male, quella spazzatura (la mia preferita), quella della lacrime a buon mercato, quella degli orrori, della finta informazione, della propaganda e potremmo continuare quasi all’infinito. Perché la tv è come lo specchio di Alice solo che dall’altra parte non c’è affatto il paese della meraviglie.
Osvaldo Piliego
 

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