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Evento 

FESTA PER I DIECI ANNI DI KOREJA
Titolo:
FESTA PER I DIECI ANNI DI KOREJA
Quando:
04.11.2009 - 07.11.2009 
Dove:
Lecce
Categoria:
In Evidenza

Descrizione

Festa per i 10 anni dei Cantieri Teatrali Koreja

mercoledì 4 novembre | ore 20.45
Koreja
GIARDINI DI PLASTICA

giovedì 5 novembre | ore 20.45
Koreja
DOCTOR FRANKENSTEIN

venerdì 6 novembre | ore 20.45
Koreja
IL CALAPRANZI
A CHI TOCCHERÀ STASERA?

sabato 7 novembre | ore 20.45
Koreja
LA PASSIONE DELLE TROIANE


MERCOLEDÌ 4 NOVEMBRE ORE 20.45
Koreja - Teatro Stabile d’innovazione (Lecce)
GIARDINI DI PLASTICA

con Alessandra Crocco, Giovanni De Monte e Antonella Iallorenzi
tecnici luci Mario Daniele e Angelo Piccinni
regia Salvatore Tramacere
collaborazione all’allestimento Maria Rosaria Pinzetta

“Lo spettacolo cattura gli sguardi, ma lascia libera la fantasia di correre a briglia sciolta. Chi decide di subirne l’incantesimo, si prepari a un viaggio sorprendente alla scoperta di mondi magici dove colori, luci e suoni assecondano i suoi desideri. Mondi a sé, ciascuno con le proprie meraviglie, dove si possono incontrare extraterrestri, samurai, fate, angeli…Dove c’è posto per i ricordi, i sogni, le emozioni. Di grande impatto visivo, le scene suggestionano anche chi bambino non è più, grazie all’originalità delle trovate e alla forza evocativa di certe immagini. Tubi, abiti, copricapo, materiale povero e riciclato di vario genere che grazie all’uso fantasioso delle luci si trasforma fiabescamente in immagini, visioni strampalate e buffe, quadri plastici di un movimento della fantasia. Non c’è in ballo una vera e propria storia che non sia quella inventata, lì al momento, dai tre attori in scena con le loro trasformazioni. E la plastica? Koreja si è divertita a trasformarla, giocando con gli oggetti semplici di ogni giorno. E lancia la sfida a riconoscerli.
[…] Suggestioni orientali, ritmi e colori sudamericani, divertenti gag-battibecco, la fata degli uccelli con i due cacciatori che si mettono fuorigioco da soli, Eva con la mela e il serpente che si muovono sulle note di un motivo assai gradevole. A questo proposito vogliamo sottolineare la validità delle scelte musicali, attentissime, particolari e molto belle. Anche una scelta assolutamente non prevedibile: un brano di Battiato per intero che parla di problematiche dure, di politiche, di criminalità. Mentre la voce racconta, gli attori sulla scena disegnano bolle di sapone di tutti i formati, che le luci colorano di blu, o di rosso, trasformandone la superficie in una specie di ghirlanda di stelline. La fantasia, un effetto davvero speciale”.

GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE ORE 20.45
Koreja - Teatro Stabile d’innovazione (Lecce)
DOCTOR FRANKENSTEIN

molto liberamente tratto dal Frankenstein di M. Shelley

progetto di Fabrizio Pugliese
drammaturgia Francesco Niccolini
con Fabrizio Pugliese e Fabrizio Saccomanno
regia Salvatore Tramacere e Fabrizio Pugliese
scene Iole Cilento
tecnici Mario Daniele, Angelo Piccinni
si ringraziano Burambò e Istvan Zimmermann

Il centro del lavoro è focalizzato sul rapporto tra i due personaggi, il dottore-creatore e il mostro-creatura e concentra l’azione in un momento ben preciso, un momento importante, critico, il momento in cui la creatura prende coscienza della sua condizione di alterità, della sua anomalia di creatura generata “oltre natura”, in modo artificiale, senza storia, senza memoria, solo con una serie di desideri urgenti e forse irrealizzabili.
Dall’altra parte, ossia dalla parte del dottore, il momento critico è rappresentato dal punto massimo di autoesaltazione, il momento in cui, vicino alla possibile definitiva riuscita del suo esperimento, vicino al raggiungimento della “perfezione”, il delirio di onnipotenza raggiunge il parossismo e la sfida a Dio e alla natura raggiunge il suo culmine drammatico e il fallimento si pone come inevitabile.
La scena è una stanza-laboratorio in cui si intravedono i precedenti esperimenti del Doctor: creature imperfette, inanimate, manufatti inutili, un luogo dove si intuisce l’irrefrenabile voglia di lasciare qualcosa ai posteri, di “registrare” l’accaduto, di documentare l’evento, quello della creazione, anche se innaturale, anche se mostruoso. È nello scontro tra queste due figure, tra queste due “umanità” malate, che si dipana l’azione drammatica, senza rinunciare a momenti di distaccata ironia, attimi di folle lucidità dei personaggi, spazi narrativi in cui porre domande e questioni “etiche” alte; questioni che sfuggono al controllo dei personaggi stessi, domande da porre con un sorriso, ma col rischio continuo di provare vertigini infinite.

VENERDÌ 6 NOVEMBRE ORE 20.45
Koreja - Teatro Stabile d’innovazione (Lecce)
IL CALAPRANZI
A chi toccherà stasera?

di Harold Pinter

traduzione di Alessandra Serra
regia di Salvatore Tramacere
con Maria Rosaria Ponzetta, Fabrizio Pugliese e Fabrizio Saccomanno
scene, luci e suono Lucio Diana e Salvatore Tramacere
realizzazione scene Mario Daniele
tecnici Mario Daniele e Angelo Piccinni
un grazie ad Alfonso Santagata

The dumb waiter, ovvero Il Calapranzi, scritto da H. Pinter nel 1957, fa parte della prima stagione drammaturgica dell'autore, dove quasi tutte le opere sono metafora di un solo meccanismo, quello della violenza:  violenza sotterranea, quasi impalpabile, ma che manifesta con scatti improvvisi tutta la sua furia oppressiva. Attraverso l'utilizzo di linguaggi periferici e invenzioni sceniche, ci si misura con un testo che ben si adatta alla nostra contemporaneità inquieta, spiata, telecomandata a tal punto da insidiare e minacciare l'individuo stesso. Nella messa in scena il pubblico viene chiamato ad una partecipazione voyeristica, complice un meccanismo spaziale che guida e manipola la visione dello spettatore. Attraverso soluzioni tecnologiche e punti prospettici particolari,  la percezione sia sonora che visiva dello spettatore lo porta a divenire complice pienamente partecipe del dramma, protagonista involontario di ciò che è chiamato a guardare: coinvolto e forse colpevole. Nel prologo la scena, un luogo metallico, astratto, pulito e insieme simbolicamente 'sporcato', è abitata da due figure femminili, doppi astratti dei personaggi (Ben e Gus), che creano un enigma di forza e fragilità, di crudeltà e di sottile comicità. Le attese, la noia, le sequele interrogative si fanno movimento, corpo che danza in un vortice da musical noir. Poi spariscono, assorbite dalla struttura scenica, e anche il pubblico viene invitato a seguirle, ad attraversare lo spazio per ritrovarsi in un altro luogo, per spiare un'altro luogo, questa volta più realistico, ma di un realismo che contiene in se tutto l'assurdo del testo Pinteriano.  Due letti in un "buco" di stanza, dove Ben e Gus aspettano i comandamenti di un'azione criminale. Pizzini calati dall'alto, istruzioni senza significato. Aspettano, dialogano nel loro linguaggio dialettale, calabrese Ben,  duro, essenziale, alla disperata ricerca di un ordine che non torna in nessun modo , salentino Gus, stupito, tormentato, le interrogazioni che suonano nel prolungamento delle vocali: Aspettano, in un'attesa riempita di parole che tiene la violenza in un dialogare teso e scattante, costruito su ritmi in cui i silenzi contano quanto le battute.     A cinquant'anni dalla sua stesura, il Calapranzi continua a sfuggire alle maglie di un teatro di genere, ponendo interrogazioni senza tempo, interrogazioni che risuonano tra le mura di un sottosuolo. "A chi toccherà stasera"?

SABATO 7 NOVEMBRE ORE 20.45
Koreja - Teatro Stabile d’innovazione (Lecce)
LA PASSIONE DELLE TROIANE

idea e progetto Salvatore Tramacere
regia Antonio Pizzicato e Salvatore Tramacere
con Maria Rosaria Ponzetta/Alessandra Crocco - Cassandra, Vito De Lorenzi – Percussioni, Fabrizio Saccomanno - Coro, Emanuela Gabrieli - Coro, Ninfa Giannuzzi - Andromaca, Riccardo Marconi – Chitarra, Silvia Ricciarelli –  Ecuba, Admir Shkurtaj – Fisarmonica, Fabio Tinella - Astianatte
elaborazione testi Angela De Gaetano, Antonio Pizzicato, Salvatore Tramacere
musiche dal vivo di De Lorenzi, Gabrieli, Giannuzzi, Marconi, Pizzicato, Shkurtaj
con il coordinamento musicale di Antonio Pizzicato
assistenza alla regia Laura Scorrano
scene, luci e visual Luca Ruzza con Bruno Capezzuoli e Fabio Di Salvo
consulenza/traduzione griko Gianni De Santis
luci, fonica e tecnica Angelo Piccinni, Mario Daniele
Si ringraziano Eliana Forcignanò e prof.Gino Pisanò, Kurumuny per la concessione delle immagini tratte da Stendalì di Cecilia Mangini

Una stanza. Un morto. La presenza di alcune donne in lacrime ne sanciscono il ricordo; la memoria di una mancanza riecheggia nei loro lamenti, e solo in essi ha ragione d’esistere.
La presenza del coro alimenta la possibilità di ricreare atmosfere sonore e rimandi a luoghi vicini e lontani dove confluiscono sentimenti, voci, parole che si manifestano insieme alle azioni e alle immagini. Le musiche eseguite dal vivo e composte dagli stessi interpreti, assumono un ruolo di primo piano sulla scena al pari dei testi e delle azioni. Così musicisti, cantanti e attori divengono protagonisti di una rappresentazione che si pone tra il teatro e la musica, tra il concerto e lo spettacolo. Ed è straordinariamente inevitabile, alla fine, ritrovarsi ad un ritorno, all’essenza: l’umano dolore di una madre e l’innocenza sacrificata del figlio amato, una tragedia.    
Lo spettacolo intende coniugare Le Troiane di Euripide con il tema della Passione di Cristo, scegliendo di dialogare con la tradizione grika del Salento. Passiuna tu Christu è un canto dell’area grika salentina. L’idea nasce dalla volontà di accostare il lamento delle donne di Troia, alle moroloja, ovvero i pianti che un tempo le donne facevano a pagamento per un morto del quale appena a volte conoscevano il nome.
Euripide porta, ne Le Troiane, molti elementi di innovazione soprattutto per effetto delle nuove soluzioni drammatiche attuate, orientate alla rottura con la tradizione, mediante l'inserimento di parti dialettiche che allentano la tensione drammatica e l'alternanza delle modalità narrative. La novità assoluta del teatro euripideo è comunque rappresentata dal realismo con il quale il drammaturgo tratteggia le dinamiche psicologiche dei suoi personaggi. Lo sgretolamento del tradizionale modello eroico porta alla ribalta del teatro euripideo la figura muliebre: Andromaca, Fedra e Medea sono le nuove figure tragiche di Euripide, il quale ne tratteggia sapientemente la tormentata sensibilità e le pulsioni irrazionali che si scontrano con il mondo della ragione e che ben si coniugano con le tradizioni salentine. Infatti profondamente umani sono i dolori che vengono descritti ne La Passione delle Troiane in cui la femminilità è l’elemento dominante: emergono, infatti, in primo piano, le figure di Andromaca, Ecuba, Cassandra che, pur costrette a sottomettersi a un destino crudele, non rinunciano tuttavia alla loro fierezza, non piegano il capo di fronte alla crudeltà dei greci e denunciano con parole frementi di sdegno gli orrori della guerra fra gli uomini.
E ancora la morte, nella tragedia euripidea, del piccolo e innocente Astianatte, richiama alla mente la crocifissione dell’Innocente per antonomasia, Cristo, colui che, senza peccato, si è immolato per la salvezza del genere umano. Per questo, il pianto di Andromaca si fonde con quello della Vergine in un unico grande dolore che è quello di tutte le madri costrette dal destino a rinunciare ai propri figli. Il teatro di Euripide funge da vero e proprio laboratorio politico, non chiuso a se stesso, ma al contrario, affine ai mutamenti.


Sede

Luogo:
Cantieri Teatrali Koreja
Cap:
73100
Città:
Lecce
Provincia:
Le
Paese:
Paese: it

Contatti

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73100 Lecce
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Testata iscritta al registro della stampa del tribunale di Lecce il 15.01.2004 al n. 844

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